<?xml version="1.0"?>
<rss version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd">
	<channel>
		<copyright>Nethics</copyright>
		<language>it</language>
		<title>Cesdomeo</title>
		<link>http://www.cesdomeo.it/podcast.asp</link>
		<description>Feed RSS e PODCAST del Cesdomeo</description>
		<docs>http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss</docs>
		<generator>Jitbit RSS Feed Creator</generator>
		<pubDate>Wed, 30 Jul 2008 16.07.12 +0200</pubDate>
		<image>
			<title>Cesdomeo</title>
			<link>http://www.cesdomeo.it</link>
			<url>http://www.cesdomeo.it/images/rss.gif</url>
		</image>
		<item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Incontro Europeo del Libro al Moncenisio - Tavola rotonda sulle lingue minoritarie - Ancountr europeo dou libbre - Tavou routound su le lengue minoritarie  [FP]</title><description><![CDATA[<P><B class=autore>ncontro Europeo del Libro al Moncenisio - Tavola rotonda sulle lingue minoritarie</B><BR><BR><A onkeypress="window.open('http://www.cesdomeo.it/upload/noticias/9885EBB0-92C0-4D24-A689-742E01010092.jpg','','');&#13;&#10; return false;" title="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" onclick="window.open('http://www.cesdomeo.it/upload/noticias/9885EBB0-92C0-4D24-A689-742E01010092.jpg','',''); &#13;&#10;return false;" href="http://www.cesdomeo.it/upload/noticias/9885EBB0-92C0-4D24-A689-742E01010092.jpg"><IMG class=float_dx_border alt="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" src="http://www.cesdomeo.it/images/monceP_volantino.jpg"></A> </P>
<DIV class=hide id=sub2970 style="DISPLAY: none">
<P>Al Moncenisio, nella giornata di accoglienza di sabato 26 luglio tra le varie manifestazioni, è risultata molto interessante la presentazione anteprima del libro “La spada sulla roccia” che partendo da una ricerca sulle incisioni rupestri delle valli Cenischia e Moncenisio ipotizza una origine antichissima delle tradizioni popolari odierne. Il gruppo occitano La Mèiro di Luserna San Giovanni ha allietato i partecipanti all’incontro delle due giornate. <BR>Si è tenuta invece, nella giornata di domenica 27 luglio 2008 , alla maison franco-italienne, una interessante tavola rotonda sulle lingue minoritarie con partecipanti francesi e italiani, in collaborazione con la sezione francoprovenzale della Chambra d’Oc. [...] <BR><A title="mostra il contenuto" href="javascript:toggleShowEvento(2970);void(0);">mostra il contenuto</A> </P></DIV>
<DIV class=show id=trEvento2970 style="DISPLAY: inline">
<P>Al Moncenisio, nella giornata di accoglienza di sabato 26 luglio tra le varie manifestazioni, è risultata molto interessante la presentazione anteprima del libro “La spada sulla roccia” che partendo da una ricerca sulle incisioni rupestri delle valli Cenischia e Moncenisio ipotizza una origine antichissima delle tradizioni popolari odierne. Il gruppo occitano La Mèiro di Luserna San Giovanni ha allietato i partecipanti all’incontro delle due giornate. <BR>Si è tenuta invece, nella giornata di domenica 27 luglio 2008 , alla maison franco-italienne, una interessante tavola rotonda sulle lingue minoritarie con partecipanti francesi e italiani, in collaborazione con la sezione francoprovenzale della Chambra d’Oc. <BR>La Tavola Rotonda si è tenuta in occasione del 10° Incontro Europeo del Libro , manifestazione creata dall’A.A.S.A.A , Autori Associati della Savoia e dell’Arco Alpino, che permette gli scambi tra autori e lettori e favorisce le relazioni tra le società letterarie. <BR>La lingua madre nelle opere degli autori è il tema trattato nella tavola rotonda con le motivazioni che hanno spinto gli autori a scrivere nella loro lingua madre. <BR>Dopo il saluto delle autorità, Valter Giuliano, assessore alla Cultura della Provincia di Torino, Jean Pierre Jorcin, sindaco di Lanslebourg, Rivetti Ezio, sindaco di Novalesa, e Mauro Carena, Presidente della Comunità Montana Alta Valle Susa, sono intervenuti gli autori Francis Buffille, presidente dell’A.A.S.A.A. scrittore francese ed organizzatore della manifestazione , Barbara Passerella, direttore editoriale della rivista “LEM Culture e Minoranze in Europa”, Franco Bronzat, scrittore occitano e Florent Corradin, scrittore francoprovenzale . <BR>Barbara Passerella ha presentato il suo lavoro ed evidenziato la necessità della restituzione degli studi al territorio, la lingua esiste solo se si parla o si vede, quindi indica la necessità di scrivere come bisogno indispensabile per non morire. <BR>Franco Bronzat, che come Corradin è poeta e autore di romanzi, ha poi ribadito che la tradizione non è mai morta e che questa identità è sempre stata trasmessa da individuo ad individuo ed afferma che lo scrivere è indispensabile per uscire dalla propria valle. <BR>Infine Florant Corradin, con ironia, ammette che scrivere in lingua minoritaria è più facile perché si hanno meno critici, e, presentando il suo ultimo romanzo, afferma la necessità di esprimere per iscritto, proprio per relazionare con una società più complessa, per essere presenti anche su internet ed usufruire di tutte le tecnologie che richiedono un sistema di scrittura. <BR>Si è evidenziata, in quest’occasione , l’importanza di esprimere i concetti nella lingua madre non per folklore, ma come elemento sostanziale per trasmettere sensazioni e sentimenti che in un’altra lingua verrebbero meno. Leggere un libro in lingua madre è qualcosa di incredibile ed è proprio la diversità di cultura e della lingua che rende ricco il territorio e ne permette uno sviluppo durevole. Anche la montagna, che trasmette emozioni forti, può ritrovare se stessa, può valorizzarsi attraverso il plurilinguismo. La lingua stessa deve, però, essere visibile per avvicinare alla cultura minoritaria e consentire, ai differenti territori, di recuperare la loro identità , senza perdere la ricchezza delle diversità, non solo attraverso l’oralità, ma anche nelle più svariate espressioni scritte, perché rimangano anche in futuro. </P></DIV>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it</link><pubDate>Wed, 30 Jul 2008 16.07.12 +0200</pubDate><enclosure url="http://www.cesdomeo.it/radio/rai.mp3" length="1" type="audio/mp4"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Gocce di lingua occitana – Gocce di lingua francoprovenzale: 5° PUNTATA</title><description><![CDATA[<H1>Gocce di lingua occitana – Gocce di lingua francoprovenzale<BR>Eitisa ad lënguë ousitanë – Eitisse de lenga francoprouvensal </H1>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/radio.asp</link><pubDate>Fri, 18 Jul 2008 09.33.10 +0200</pubDate><enclosure url="http://www.cesdomeo.it/radio/05.mp3" length="8808579" type="audio/mp4"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Gocce di lingua occitana – Gocce di lingua francoprovenzale: 4° PUNTATA</title><description><![CDATA[<H1>Gocce di lingua occitana – Gocce di lingua francoprovenzale<BR>Eitisa ad lënguë ousitanë – Eitisse de lenga francoprouvensal </H1>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/radio.asp</link><pubDate>Thu, 10 Jul 2008 12.03.00 +0200</pubDate><enclosure url="http://www.cesdomeo.it/radio/04.mp3" length="10107115" type="audio/mp4"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Gocce di lingua occitana – Gocce di lingua francoprovenzale: 3° PUNTATA</title><description><![CDATA[<H1>Gocce di lingua occitana – Gocce di lingua francoprovenzale<BR>Eitisa ad lënguë ousitanë – Eitisse de lenga francoprouvensal </H1>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/radio.asp</link><pubDate>Thu, 10 Jul 2008 12.02.59 +0200</pubDate><enclosure url="http://www.cesdomeo.it/radio/03.mp3" length="6466272" type="audio/mp4"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Gocce di lingua occitana – Gocce di lingua francoprovenzale: 2° PUNTATA</title><description><![CDATA[<H1>Gocce di lingua occitana – Gocce di lingua francoprovenzale<BR>Eitisa ad lënguë ousitanë – Eitisse de lenga francoprouvensal </H1>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/radio.asp</link><pubDate>Thu, 10 Jul 2008 12.02.58 +0200</pubDate><enclosure url="http://www.cesdomeo.it/radio/02.mp3" length="6295745" type="audio/mp4"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Gocce di lingua occitana – Gocce di lingua francoprovenzale: 1° PUNTATA</title><description><![CDATA[<H1>Gocce di lingua occitana – Gocce di lingua francoprovenzale<BR>Eitisa ad lënguë ousitanë – Eitisse de lenga francoprouvensal </H1><BR>
<H2>Trasmissioni radiofoniche in lingua minoritaria occitana e francoprovenzale <BR>Trazmisioun dla radio an lënguë minoritérë ousitanë e francoprouvensal </H2>
<P><IMG class=mid alt="progetto trasmissioni radiofoniche CeSDoMeo" src="http://www.cesdomeo.it/images/microfono.png"> <A title="Scarica le trasmissioni" href="http://www.cesdomeo.it/radio2.asp"><B>ASCOLTA LE TRASMISSIONI</B></A> <BR><BR></P>
<P><IMG class=news alt="progetto trasmissioni radiofoniche CeSDoMeo" src="http://www.cesdomeo.it/images/microfonoRADIO.png"> <B>Tutti i giovedì, alle ore 20,00, Radio Dora e Radio Frejus </B>trasmettono <B><I>“Gocce di lingua occitana – Gocce di lingua francoprovenzale”. </I></B><BR>Si tratta di una trasmissione radiofonica promossa dalla Provincia di Torino, registrata in collaborazione con Chambra D’oc e con il Ce.S.Do.Me.O. di Giaglione e condotta da Francesca Bussolotti e da Renato Sibille, operatori degli sportelli provinciali per le lingue minoritarie. <BR><I>“Gocce di lingua occitana – Gocce di lingua francoprovenzale” </I>presenta interviste in lingua minoritaria a persone che mantengono viva la parlata nei vari paesi della Valle di Susa. <BR>La trasmissione offre l’opportunità di approfondire alcuni aspetti della cultura locale (<B>proverbi, filastrocche, soprannomi, </B>ecc.) e consente di apprendere qualche parola nelle diverse varianti delle due <B>lingue minoritarie </B>e rappresenta, inoltre, un’occasione per ascoltare <B>musica e canzoni in lingua occitana e francoprovenzale. </B><BR><I>“Gocce di lingua occitana – Gocce di lingua francoprovenzale” </I>rientra nel progetto promosso dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Torino e finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito del programma degli interventi previsti dalla Legge 15 dicembre 1999, n. 482: “Norme per la tutela delle minoranze linguistiche storiche” coordinato dall’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte. <BR></P><BR><BR>
<P class=linguaOC><IMG class=mid alt=OCCITANO src="http://www.cesdomeo.it/images/oc_small.jpg"> OCCITANO</P>
<P><B>Touttou lou zhô, a vieut oura ad neui, ou radio Dora e ou radio Frejus </B>la s’pô eicoutâ <B><I>“Eitisa ad lënguë ousitanë – Eitisse de lenga francoprouvensal”; </I></B>l’î unë trazmisioun dla Prouvinsë ad Turin, rezhistrà an coulabourasioun ‘mbou Chambra D’Oc e ‘mbou ël Ce.S.Do.Me.O. ad Zhalhoun, e i l’î prezëntà da Francesca Bussoloti e Renato Sibille qu’i travalhan a l’espourtèl dla lënga minoritéra dla Prouvinsë ad Turin. <BR>A la trazmisioun <I>“Eitisa ad lënguë ousitanë – Eitisse de lenga francoprouvensal” </I>la s’pô eicoutâ ‘d intervista an ousitan e an francoprouvensal a la parsouna qu’i parlan patouà din shac paî dla Valaddë ad Seuizë. La trazmisioun i dounë la pousibilità d’aproufoundî un baroun ad shoza (<B>prouverbe, cournicca, soubriquës e peui ancar</B>) e mai d’aprannë cocca parolla an <B>patouà </B>e i l’î unë oucazioun par eicoutâ ad bèlla <B>shansoun, </B>sî an ousitan qu’an francoprouvensal. <BR><I>“Eitisa ad lënguë ousitanë – Eitisse de lenga francoprouvensal” </I>i rintrë din ël prouzhé pourtà aran par l’Asesourà a la Culturë dla Prouvinsë ad Turin, ‘mbou ël courdinaman dl’Asesourà a la Culturë dla Rezhoun dou Piemoun, finansià par la Prezidansë dou Counsëlh dlou Ministri ansan a la shoza qu’la s’fan marsì a la louà 482 dou 1999, qu’i dounë la reggla par counservâ la lënga dou post que la soun parlà mac d’unë minouransë ad parsouna. </P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/radio.asp</link><pubDate>Thu, 10 Jul 2008 12.00.52 +0200</pubDate><enclosure url="http://www.cesdomeo.it/radio/01.mp3" length="5550106" type="audio/mp4"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Ostana (Cuneo) - Dichiarazione Popolazione e cultura della Convenzione delle Alpi . - Oustana (Cuni) - La Diquiarazioun “ Poupoulazioun e culturra” de la Counvenzioun de le Alpi. [FP]</title><description><![CDATA[<P><B class=autore>Ostana (Cuneo) - Dichiarazione Popolazione e cultura della Convenzione delle Alpi .</B><BR><BR><A onkeypress="window.open('images/ostana2.jpg','','');&#13;&#10; return false;" title="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" onclick="window.open('images/ostana2.jpg','',''); &#13;&#10;return false;" href="http://www.cesdomeo.it/images/ostana2.jpg"><IMG class=float_dx_border alt="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" src="http://www.cesdomeo.it/images/ostana2P.jpg"></A> </P>
<DIV class=hide id=sub2964 style="DISPLAY: none">
<P>Si è tenuto ad <B>Ostana (Cuneo) </B>, presso la sala consiliare del Municipio, giovedì 26 e venerdì 27 giugno, l‘importante convegno internazionale dedicato all’attuazione della Dichiarazione “ Popolazione e cultura” della Convenzione delle Alpi .<BR>Numerosi i partecipanti italiani e francesi che hanno assistito con interesse ai molteplici interventi tenuti in lingua italiana, occitana , francoprovenzale , slovena e tradotti in simultanea. Dopo il saluto delle autorità locali e delle istituzioni, <B>Giacomo Lombardo</B> – sindaco di Ostana, <B>Raffaele Costa</B> – Presidente della Provincia di Cuneo , <B>Mercedes Presso</B> – Presidente Regione Piemonte, <B>Bruna Sibille </B>– Assessore alla Montagna della Regione Piemonte , <B>Lido Riba </B>– Presidente delegazione Piemonte dell’ UNCEM, <B>Aldo Perotti e Cristiano Savoretti </B>– Comunità montana Valli Po Bronda Infernotto, Paolo Angelini – Ministero dell’Ambiente e della tutela del Mare, <B>Marie Joelle Couturier</B> – Ministero dell’ Ecologia della Repubblica francese, il tema del convegno è stato introdotto da <B>Walter Giuliano </B>– Assessore alla cultura della Provincia di Torino. <BR>[...] <BR><A title="mostra il contenuto" href="javascript:toggleShowEvento(2964);void(0);">mostra il contenuto</A> </P></DIV>
<DIV class=show id=trEvento2964 style="DISPLAY: inline">
<P>Si è tenuto ad <B>Ostana (Cuneo) </B>, presso la sala consiliare del Municipio, giovedì 26 e venerdì 27 giugno, l‘importante convegno internazionale dedicato all’attuazione della Dichiarazione “ Popolazione e cultura” della Convenzione delle Alpi .<BR>Numerosi i partecipanti italiani e francesi che hanno assistito con interesse ai molteplici interventi tenuti in lingua italiana, occitana , francoprovenzale , slovena e tradotti in simultanea. Dopo il saluto delle autorità locali e delle istituzioni, <B>Giacomo Lombardo</B> – sindaco di Ostana, <B>Raffaele Costa</B> – Presidente della Provincia di Cuneo , <B>Mercedes Presso</B> – Presidente Regione Piemonte, <B>Bruna Sibille </B>– Assessore alla Montagna della Regione Piemonte , <B>Lido Riba </B>– Presidente delegazione Piemonte dell’ UNCEM, <B>Aldo Perotti e Cristiano Savoretti </B>– Comunità montana Valli Po Bronda Infernotto, Paolo Angelini – Ministero dell’Ambiente e della tutela del Mare, <B>Marie Joelle Couturier</B> – Ministero dell’ Ecologia della Repubblica francese, il tema del convegno è stato introdotto da <B>Walter Giuliano </B>– Assessore alla cultura della Provincia di Torino. <BR>Nella dichiarazione “popolazione e cultura” i ministri delle Parti contraenti della Convenzione delle Alpi, convinti che il valore dello spazio alpino risieda nella sua multiforme varietà, mirano a conservare e promuovere la diversità culturale nelle Alpi, nonché a favorire il dialogo interculturale e l’avvicinamento delle comunità. Considerano il diritto delle popolazioni alpine di vivere e operare in montagna come un orientamento fondamentale del loro agire politico e, consapevoli dell’effetto dei cambiamenti demografici sulle condizioni di vita e di lavoro nello spazio alpino, si impegnano sui seguenti principi ed obiettivi: <BR>- <I>coscienza di comunità e cooperazione alpina ed extra-alpina</I><BR>- <I>diversità culturale </I><BR>- <I>spazio di vita , qualità della vita e pari opportunità</I><BR>- <I>spazio economico e ruolo delle città e dei territori rurali. </I><BR>Svariate sono state le esperienze locali e d ‘oltralpe per la promozione del “Patrimonio culturale immateriale e materiale “ e del “Pluralismo linguistico”. <BR>Interessante e apprezzato il contributo di <B>Marco Rey</B>, vicepresidente del Cesdomeo e assessore alla Cultura e al Turismo del comune di Giaglione che ha portato un esempio di rinascita della cultura franco-provenzale attraverso l’arte e la creatività . Le significative immagini del paese di Giaglione, del suo recupero e delle sue tradizioni, <I>sono state da lui illustrate in francoprovenzale e tradotte in simultanea in italiano e francese. </I><BR>Da evidenziare anche l’intervento di <B>Ines Cavalcanti</B> che ha ricordato le due azioni ideate dalla Chambra d’Oc: - l’appello per chiedere ad enti, associazioni e testimonial di sostenere <I>la domanda all’ Unesco per “Lingua d’oc patrimonio mondiale dell’umanità” </I>e il progetto territoriale per promuovere l’appello denominato L’occitania a Pè, dalle valli occitane in Piemonte alla Val d’ Aran in Catalunya, 1300 Km. di percorso, 70 giorni di viaggio. <BR>La salvaguardia delle lingue minoritarie mira anche al rispetto e alla tutela delle popolazioni alpine che pur consapevoli dell’ apertura verso la globalizzazione , vogliono mantenere le radici della loro identità, vivendo ed operando in zona e tutelare il patrimonio culturale , dei saperi tramandati anche nelle forme di strutturazione del paesaggio, del patrimonio architettonico, storico - artistico e forestale. <BR><BR>Per informazioni: <BR><A title="vai al sito" href="http://www.chambradoc.it" target=_blank>www.chambradoc.it</A> - <A title="vai al sito" href="http://www.cesdomeo.it" target=_blank>www.cesdomeo.it</A> <BR><A title="nascondi il contenuto" href="javascript:toggleShowEvento(2964);void(0);"><IMG alt="icona che rappresenta un triangolo per nascondere il contenuto" src="http://www.cesdomeo.it/images/triangolo.gif" border=0></A> </P></DIV>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/</link><pubDate>Wed, 02 Jul 2008 16.33.43 +0200</pubDate></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>CONCLUSIONE: la prima festa delle minoranze linguistiche storiche della provincia di Torino - Permiera fèta dle minouranseus de lèinga storiqueus de la Provincha de Touirin [FP]</title><description><![CDATA[<TD class=elenco_podcast>
<P class=linguaIT><IMG class=mid alt=ITALIANO src="http://www.cesdomeo.it/images/ita_small.jpg"> ITALIANO</P>
<P><B class=autore>Prima festa delle minoranze linguistiche storiche della provincia di Torino</B><BR><B>La libertà di lingua è condizione essenziale per la salvaguardia della personalità umana.</B> <BR><A onkeypress="window.open('images/photo06.jpg','','');&#13;&#10; return false;" title="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" onclick="window.open('images/photo06.jpg','',''); &#13;&#10;return false;" href="http://www.cesdomeo.it/images/photo06.jpg"><IMG class=mid alt="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" src="http://www.cesdomeo.it/images/photo06P.jpg"></A> <A onkeypress="window.open('images/photo07.jpg','','');&#13;&#10; return false;" title="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" onclick="window.open('images/photo07.jpg','',''); &#13;&#10;return false;" href="http://www.cesdomeo.it/images/photo07.jpg"><IMG class=mid alt="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" src="http://www.cesdomeo.it/images/photo07P.jpg"></A> <A onkeypress="window.open('images/photo08.jpg','','');&#13;&#10; return false;" title="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" onclick="window.open('images/photo08.jpg','',''); &#13;&#10;return false;" href="http://www.cesdomeo.it/images/photo08.jpg"><IMG class=mid alt="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" src="http://www.cesdomeo.it/images/photo08P.jpg"></A> <A onkeypress="window.open('images/photo09.jpg','','');&#13;&#10; return false;" title="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" onclick="window.open('images/photo09.jpg','',''); &#13;&#10;return false;" href="http://www.cesdomeo.it/images/photo09.jpg"><IMG class=mid alt="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" src="http://www.cesdomeo.it/images/photo09P.jpg"></A> <A onkeypress="window.open('images/photo10.jpg','','');&#13;&#10; return false;" title="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" onclick="window.open('images/photo10.jpg','',''); &#13;&#10;return false;" href="http://www.cesdomeo.it/images/photo10.jpg"><IMG class=mid alt="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" src="http://www.cesdomeo.it/images/photo10P.jpg"></A> </P>
<DIV class=hide id=sub2962 style="DISPLAY: none">
<P>Sabato 21 a Villar Pellice e domenica 22 a Oulx una grande partecipazione di pubblico ha accompagnato la prima festa delle minoranze linguistiche storiche della provincia di Torino. Noi popolazioni delle valli alpine: sono le parole che aprono la famosa Carta di Chivasso e le genti delle valli alpine rispondono! <BR>La sala dell’ecomuseo Crumiere è completa, in prima fila i sindaci della Val Pellice con la fascia tricolore, il presidente della comunità montana, ed i presidenti delle associazioni che hanno accompagnato la visita interessantissima al museo. <BR>Il funzionario della provincia <B>Candido </B>ha presentato le autorità ed in seguito <B>l’assessore Walter Giuliano </B>ha dato il via ai lavori moderando gli interventi. <BR>Il presidente della provincia <B>Antonio Saitta </B>si è complimentato per i lavori fin qui svolti ed in seguito ad un minuto di silenzio dedicato ai morti della tragica alluvione appena patita dal comune di Villar ha ufficialmente dichiarato l’appoggio della provincia per LINGUA D’OC PATRIMONIO MONDIALE DELL’UMANITA ed ha aperto i lavori. <BR>La carta di Chivasso è attuale ancora adesso, ma questo è il limite della nostra politica per le montagne, se ancora adesso passati sessantacinque anni aspettiamo applicazioni ritenute valide, bisogna avere il coraggio di dire che la politica per la montagna non ha funzionato. [...] <BR><A title="mostra il contenuto" href="javascript:toggleShowEvento(2962);void(0);">mostra il contenuto</A></P></DIV>
<DIV class=show id=trEvento2962 style="DISPLAY: inline">
<P>Sabato 21 a Villar Pellice e domenica 22 a Oulx una grande partecipazione di pubblico ha accompagnato la prima festa delle minoranze linguistiche storiche della provincia di Torino. Noi popolazioni delle valli alpine: sono le parole che aprono la famosa Carta di Chivasso e le genti delle valli alpine rispondono! <BR>La sala dell’ecomuseo Crumiere è completa, in prima fila i sindaci della Val Pellice con la fascia tricolore, il presidente della comunità montana, ed i presidenti delle associazioni che hanno accompagnato la visita interessantissima al museo. <BR>Il funzionario della provincia <B>Candido </B>ha presentato le autorità ed in seguito <B>l’assessore Walter Giuliano </B>ha dato il via ai lavori moderando gli interventi. <BR>Il presidente della provincia <B>Antonio Saitta </B>si è complimentato per i lavori fin qui svolti ed in seguito ad un minuto di silenzio dedicato ai morti della tragica alluvione appena patita dal comune di Villar ha ufficialmente dichiarato l’appoggio della provincia per LINGUA D’OC PATRIMONIO MONDIALE DELL’UMANITA ed ha aperto i lavori. <BR>La carta di Chivasso è attuale ancora adesso, ma questo è il limite della nostra politica per le montagne, se ancora adesso passati sessantacinque anni aspettiamo applicazioni ritenute valide, bisogna avere il coraggio di dire che la politica per la montagna non ha funzionato. Prende la parola il pastore <B>Giorgio Tourn </B>e con grande didattica ci parla del contributo valdese alla scrittura della carta, di seguito<B> Giuseppe Rivolin </B>ci racconta dell’apporto valdostano: ci è stata presentata una visione reale di quel momento che sarebbe poi diventata storia. <BR>A rischio della vita si scrisse un documento che con grande visione politica chiedeva: libertà di lingua, federalismo, rappresentatività nei consigli regionali non regolati dai numeri degli elettori, autonomia economica,culturale e scolastica. <BR>La prima eredità che la carta ha lasciato alla costituzione italiana la troviamo all’articolo tre: tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso,di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali....e proprio grazie alla carta di Chivasso l’articolo sei riporta: la repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. <BR>Per troppo tempo questi articoli sono disattesi, sicuramente se applicati allora la nostra realtà di valli alpine sarebbe diversa! <BR>Dal 1991 il parlamento italiano si occupa seriamente di lingue minoritarie e finalmente nel 1999 arriva la legge. <BR>L’onorevole avv<B>. Felice Besostri </B>è uno dei relatori della legge 482 ed illustra i vari passaggi, gli ostacoli e finalmente l’attuazione della legge. <BR>In chiusura l’assessore Giuliano presenta i lavori della provincia, del CESDOMEO e la collaborazione con CHAMBRADOC in attuazione della legge 482; alle 19 il comune di Villar Pellice offre uno spuntino veramente eccezionale con prodotti tipici del paese. <BR>La sera il gruppo musicale AIRE DE PRIMA presenta lo spettacolo chants d’occitania, prima realizzazione di brani melodici di musica occitana, musicisti eccezzionali, poesia e melodia. Domenica 22 a Oulx i lavori continuano, la provincia di Torino consegna ufficialmente la targa di appartenenza a minoranza linguistica agli enti ed ai sindaci dei comuni che hanno aderito alla cerimonia delle bandiere. <BR>Apre la giornata il saluto del sindaco <B>Mauro Cassi </B>con il presidente della comunità montana <B>Mauro Carena</B>, di seguito <B>l’assessore Giuliano </B>ed il vicepresidente del CESDOMEO <B>Marco Rey </B>consegnano ufficialmente la targa ai sindaci. <BR>Aseguito di numerose richieste di adesione al progetto bandiere il CESDOMEO comunicherà le modalità ed i tempi per le consegne. <BR>La comunità montana presenta poi l’interessante progetto dei cartelli stradali in lingua, sempre in attuazione della legge 482, relizzati per i comuni che ne hanno fatto richiesta evidenziando oltre al radicamento di identità culturale anche la forte valenza turistica. <BR>Il professor <B>Matteo Rivoira</B> ha tenuto un’importante conferenza sulla toponomastica locale chiarendo equivoci sui nomi e spiegando le ragioni del perchè è indispensabile non dimenticarli. Chiude la giornata il concerto del gruppo AIRE DE PRIMA ed il numeroso pubblico dimostra il gradimento con applausi interminabili. <BR>Appuntamento per il prossimo anno alla seconda festa delle minoranze linguistiche storiche. <BR><BR>Per informazioni: <BR><A title="vai al sito" href="http://www.chambradoc.it" target=_blank>www.chambradoc.it</A> - <A title="vai al sito" href="http://www.cesdomeo.it" target=_blank>www.cesdomeo.it</A> </P><BR><A title="nascondi il contenuto" href="javascript:toggleShowEvento(2962);void(0);"><IMG src="http://www.cesdomeo.it/images/triangolo.gif" border=0></A> </DIV></TD><TD class=elenco_podcast>
<P class=linguaFR><IMG class=mid alt=FRANCOPROVENZALE src="http://www.cesdomeo.it/images/fp_small.jpg"> FRANCOPROVENZALE</P>
<P><B class=autore>Permiera fèta dle minouranseus de lèinga storiqueus de la Provincha de Touirin</B><BR><B>La libertaa de la lèinga lhet esènsial per la salvaguardia de la persounalitaa de lh’omeun.</B> <BR><A onkeypress="window.open('images/photo1.jpg','','');&#13;&#10; return false;" title="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" onclick="window.open('images/photo1.jpg','',''); &#13;&#10;return false;" href="http://www.cesdomeo.it/images/photo1.jpg"><IMG class=mid alt="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" src="http://www.cesdomeo.it/images/photo01P.jpg"></A> <A onkeypress="window.open('images/photo02.jpg','','');&#13;&#10; return false;" title="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" onclick="window.open('images/photo02.jpg','',''); &#13;&#10;return false;" href="http://www.cesdomeo.it/images/photo02.jpg"><IMG class=mid alt="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" src="http://www.cesdomeo.it/images/photo02P.jpg"></A> <A onkeypress="window.open('images/photo03.jpg','','');&#13;&#10; return false;" title="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" onclick="window.open('images/photo03.jpg','',''); &#13;&#10;return false;" href="http://www.cesdomeo.it/images/photo03.jpg"><IMG class=mid alt="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" src="http://www.cesdomeo.it/images/photo03P.jpg"></A> <A onkeypress="window.open('images/photo04.jpg','','');&#13;&#10; return false;" title="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" onclick="window.open('images/photo04.jpg','',''); &#13;&#10;return false;" href="http://www.cesdomeo.it/images/photo04.jpg"><IMG class=mid alt="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" src="http://www.cesdomeo.it/images/photo04P.jpg"></A> <A onkeypress="window.open('images/photo05.jpg','','');&#13;&#10; return false;" title="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" onclick="window.open('images/photo05.jpg','',''); &#13;&#10;return false;" href="http://www.cesdomeo.it/images/photo05.jpg"><IMG class=mid alt="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" src="http://www.cesdomeo.it/images/photo05P.jpg"></A> <BR></P>
<DIV class=hide id=sub2963 style="DISPLAY: none">Disando 21 a Vilar Pellice è dimèindza 22 a Oulx ina gran partecipasioun de public lhot acoumpanha la pèrmiera fèta dle minouranseus de lèinga storiqueus de la provincha de Touirin. Nos poupoulasioun dle valadeus alpineus: soun le paroleus que iuvroun la famouza Carta de Chivas è le dzeun dle valadeus ie soun!<BR>La sala de l’ecomuseo dla Crumiere lhet plèina, iot<B> li sandic dla Val Pellice </B>an prima fila avé la fèisa, lou presideun de la comunitaa montana, è li presideun de le asociasioun que ian acoumpanhaa ina vizita tré anteresan aou museo. <BR>Lou founsiounare de la provincha de Touirin <B>Candido </B>ou l’ot presentaa lez-aoutoritaa è apre l’asesou <B>Giuliano </B>ou l’ot douna lou via ai travalh é ou l’ot mouderaa lh’anterveun. <BR>Lou presideun de la provincha de Touirin <B>Antonio Saitta </B>ou l’ot coumplimantase per li travalh fét d’in si an è apre ina menouita de silensio per li mort de la tragica inoundasioun pasa aou Vilar ou l’ot ufisialmeun diquiaraa l’apodz de la provincha per LINGUA D’OC PATRIMONIO MONDIALE DELL’UMANITA è ou l’ot èivru li travalh. <BR>La Carta de Chivas lhet atual aro queme aloura, ma seun et in gran limite per notra politica dle mountanheus, se atendeun col que tanteus tsozeus apré sesantesinc an fisoun aplicaa fot avé lou couradzo de dire que la politica dla mountanha forse lh’ot pa founsiounaa. [...]<BR><BR><BR><A title="mostra il contenuto" href="javascript:toggleShowEvento(2963);void(0);">mostra il contenuto</A> </DIV>
<DIV class=show id=trEvento2963 style="DISPLAY: inline">
<P>Disando 21 a Vilar Pellice è dimèindza 22 a Oulx ina gran partecipasioun de public lhot acoumpanha la pèrmiera fèta dle minouranseus de lèinga storiqueus de la provincha de Touirin. Nos poupoulasioun dle valadeus alpineus: soun le paroleus que iuvroun la famouza Carta de Chivas è le dzeun dle valadeus ie soun!<BR>La sala de l’ecomuseo dla Crumiere lhet plèina, iot<B> li sandic dla Val Pellice </B>an prima fila avé la fèisa, lou presideun de la comunitaa montana, è li presideun de le asociasioun que ian acoumpanhaa ina vizita tré anteresan aou museo. <BR>Lou founsiounare de la provincha de Touirin <B>Candido </B>ou l’ot presentaa lez-aoutoritaa è apre l’asesou <B>Giuliano </B>ou l’ot douna lou via ai travalh é ou l’ot mouderaa lh’anterveun. <BR>Lou presideun de la provincha de Touirin <B>Antonio Saitta </B>ou l’ot coumplimantase per li travalh fét d’in si an è apre ina menouita de silensio per li mort de la tragica inoundasioun pasa aou Vilar ou l’ot ufisialmeun diquiaraa l’apodz de la provincha per LINGUA D’OC PATRIMONIO MONDIALE DELL’UMANITA è ou l’ot èivru li travalh. <BR>La Carta de Chivas lhet atual aro queme aloura, ma seun et in gran limite per notra politica dle mountanheus, se atendeun col que tanteus tsozeus apré sesantesinc an fisoun aplicaa fot avé lou couradzo de dire que la politica dla mountanha forse lh’ot pa founsiounaa. <BR>Preun la parola lou pastou Giorgio Tourn que avé ina gran didattica ou parle de l’adzut valdez a la carta, apree Giuseppe Rivolin ou couèinte di valdoustan: ian prezenta ina vizioun real de seun que iot veram pasa d’in sa moumeun que ou l’et diventaa storia. <BR>Risquian la vita ian èicrit in docoumeun que ou damande, avé ina gran vizioun politica, la libertaa de la lèinga, lou federalismo, la necesitaa de avé in post pa regoula dai numer de la popoulasioun a lez-aseumbleeus regiounal, aoutonomia de l’èicola è cultural è l’aoutonomia economica. <BR>La pèrmiera ereddita que la carta lhot léisa a la costitousioun italiaouna la trouveun d’in l’articoul tree: touit li sitadìn soun mèimo devan la ledze, seunsa distinsioun maclo-fumél, de rasa, de lèinga, de religioun, de oupinioun politica, de coundisioun persounal è souchal..... prope per la carta de Chivas l’articoul sis ou deut: la republica lhe toutele avé apositeus ledze le lèingueus de minouransa. <BR>Per loun tèin si doué articoul de la coustitousioun soun èita èisoublaa. Sicurameun fisoun itaa aplicaa aloura la notra realtaa lhe serit in’aoutra! <BR>Dou 1991 iot travalhase an parlameun italian per la lèinga è finalmeun lou 1999 aioun aieu la ledze. <BR>L’avoucat <B>Felice Besostri</B>, onorevoul è relatou de la ledze 482 ou l’ot asiega li pasadzo, lh’oustacoul è finalmeun l’atuasioun de la ledze. <BR>L’asesou Giuliano ou l’ot apre elenca li travalh de la provincha, dou CESDOMEO, de CHAMBRADOC dedin si an an atuoasioun de la ledze; an seguit la quemouna de Vilar Pellice lhot apresta in mareundoun verameun ecesiounal avé li prodot dou teritore. <BR>De vepro lou group muzical AIRE DE PRIMA ou l’ot preuseunta in’aspetacoul ecessiounal de melodia occitana, iere seun que mancave a la muzica tradisiounal occitana in bél councert de melodia e poezia. <BR>Dimèindza 22 a Oulx li travalh countinoun, la provincha de Touirin lhe counsenhe la targa de aparteneunsa a minouransa de lèinga atot le quemouneus que ian aieu la bandiera. <BR>Apre li salut dou sandic de Oulx <B>Cassi </B>è dou presideun de la comunitaa <B>Carena </B>l’asesou <B>Walter Giuliano </B>è lou vicepresideun dou CESDOMEO <B>Marco Rey </B>donoun ufisialmeun la targa a tot li sandic de la provincha que ian dzo aieu lou drap. <BR>Apre la gran riquiesta da tot le quemouneus per avé la bandiera de riferimeun cultural de aparteneunse, lou CESDOMEO ou l’apreste in elenco è se partii pii avè in’aoutra tournaa. La comunitaa montana lhe prezeunte asé li cartel an lèinga, deloun an atuasioun de la 482, dounaa a le quemouneus que ian fét richiesta, evidensian oltre aou radicameun de l’identitaa loucal anque la valeunse turistica. <BR>Lou profesou <B>Matteo Rivoira </B>apre ou l’ot aspiega la natura è l’origine di nou di post è lou perquei foot paa èisublelis. <BR>Sare la dzourna lou councert de AIRE DE PRIMA: chants d’occitania devan a in gran public que ou dimostre lou gradimeun avè in batiman que ou livre papì. <BR>L’apountameun ou l’et per in’aoutran al 2 fèta de minouransa de lèinga. Per infourmasioun<BR><A title="vai al sito" href="http://www.chambradoc.it" target=_blank>www.chambradoc.it</A> - <A title="vai al sito" href="http://www.cesdomeo.it" target=_blank>www.cesdomeo.it</A> <BR><A title="nascondi il contenuto" href="javascript:toggleShowEvento(2963);void(0);"><IMG src="http://www.cesdomeo.it/images/triangolo.gif" border=0></A> </P></DIV></TD>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/</link><pubDate>Mon, 23 Jun 2008 17.07.59 +0200</pubDate></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Prima festa delle minoranze linguistiche storiche della provincia di Torino - Permiera fèta dle minouranseus de lèinga storiqueus de la Provincha de Touirin [FP]</title><description><![CDATA[<P><B class=autore>Prima festa delle minoranze linguistiche storiche della provincia di Torino</B><BR><B>La libertà di lingua è condizione essenziale per la salvaguardia della personalità umana.</B> <BR><BR><A title="ingrandisci la foto" href="http://www.cesdomeo.it/upload/noticias/13322933-E85C-485F-BD38-EB64067000D9.jpg" target=_blank><IMG class=float_dx_border style="WIDTH: 150px; HEIGHT: 212px" alt="ingrandisci la foto" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/volatino_piccolo.jpg" width=150 border=0></A> </P>
<DIV class=hide id=sub2962 style="DISPLAY: none">
<P>Noi popolazioni delle valli alpine: con queste parole si apre la famosa carta di Chivasso, redatta clandestinamente dai rappresentanti della resistenza delle valli alpine piemontesi nel 1943.. dove tra le altre cose riporta: <B>la libertà di lingua è essenziale per la salvaguardia della personalità degli uomini.</B><BR>Bene! Ci sono ancora molte proposizioni di quel documento che aspettano, ma per la lingua alcune cose sono state realizzate! Ci sono ancora problemi per la grafia da adottare, si discute ancora molto sul sistema, ma per lingue tramandate da sempre oralmente ormai abbiamo anche una discreta letteratura. <BR>Nel 1999 lo stato italiano con la legge 482 aiuta finalmente a parlare, scrivere e conservare la nostra lingua e cultura. <BR>Nell’applicazione di questa legge la Provincia di Torino ha investito molte risorse ed ottenuto discreti risultati: solo ultimamente con Chambra d’Oc, in occasione delle olimpiadi invernali di Torino2006 ha realizzato un grande evento di comunicazione mondiale: Occitan lèinga olimpica. <BR>Non solo materiale cartaceo ma anche l’utilizzo dei moderni sistemi di comunicazione, internet in primis. <BR><A title="mostra il contenuto" href="javascript:toggleShowEvento(2962);void(0);">mostra il contenuto</A></P></DIV>
<DIV class=show id=trEvento2962 style="DISPLAY: inline">
<P>Noi popolazioni delle valli alpine: con queste parole si apre la famosa carta di Chivasso, redatta clandestinamente dai rappresentanti della resistenza delle valli alpine piemontesi nel 1943.. dove tra le altre cose riporta: <B>la libertà di lingua è essenziale per la salvaguardia della personalità degli uomini.</B><BR>Bene! Ci sono ancora molte proposizioni di quel documento che aspettano, ma per la lingua alcune cose sono state realizzate! Ci sono ancora problemi per la grafia da adottare, si discute ancora molto sul sistema, ma per lingue tramandate da sempre oralmente ormai abbiamo anche una discreta letteratura. <BR>Nel 1999 lo stato italiano con la legge 482 aiuta finalmente a parlare, scrivere e conservare la nostra lingua e cultura. <BR>Nell’applicazione di questa legge la Provincia di Torino ha investito molte risorse ed ottenuto discreti risultati: solo ultimamente con Chambra d’Oc, in occasione delle olimpiadi invernali di Torino2006 ha realizzato un grande evento di comunicazione mondiale: Occitan lèinga olimpica. <BR>Non solo materiale cartaceo ma anche l’utilizzo dei moderni sistemi di comunicazione, internet in primis. Dobbiamo scrivere e produrre per mantenere la nostra lingua e far conoscere la nostra cultura, <B>la prima festa delle minoranze linguistiche storiche </B>persegue questa direzione, due giornate di lavoro, convegni, concerti e lingua per continuare e dire... noi popolazioni delle valli alpine! <BR>Proprio dai 65 anni dalla carta di Chivasso, 60 dalla costituzione e 9 dalla promulgazione della legge 482 si parla del cammino delle minoranze storiche italiane all’ecomuseo della <B>Crumiere a Villar Pellice, sabato 21 giugno </B>dalle ore 15 del pomeriggio fino alle 23. <BR>Si inizia con la visita all’ecomuseo accompagnati dal sindaco di Villar Pellice Bruna Frache, Antonio Saitta presidente della Provincia di Torino, Roberto Placido vicepresidente del consiglio Regionale, Paolo Padoin prefetto di Torino, Claudio Bertalot presidente della comunità montana Val Pellice, Marco Rey vicepresidente del Cesdomeo e Giacomo Lombardo presidente di Chambra d’Oc. <BR>Il <B>professor Giorgio Tourn </B>aprirà i lavori trattando dell’apporto Valdese alla Carta di Chivasso, il <B>dott. Giuseppe Rivolin </B>responsabile degli archivi e biblioteche della Valle d’Aosta parlerà dell’aiuto Valdostano, l’On.Le <B>avv. Felice Besostri</B> relatore della 482 relazionerà: dall’arti 6 della costituzione alla 482. <BR>L’assessore alla cultura della Provincia di Torino <B>Valter Giuliano </B>illustrerà le azioni intraprese dalla Provincia in attuazione della legge 482. <BR>Seguirà al convegno uno spuntino con prodotti tipici di Villar Pellice. <BR>Alle ore 21,00 la formazione musicale <B>Aire de Prima </B>presenterà la creazione musicale OC EN CHAMIN: chant d’occitania, primo gruppo di canzone melodica occitana, gruppo che accompagna anche il grande lavoro di Chambra per l’appello: Lenga d’Oc patrimoni moundial de l’umanitat. Con una camminata che attraversa tutta l’occitania da Vinadio a Vielha. <BR>La manifestazione continua domenica <B>22 giugno a Oulx in Val di Susa</B>, dalle ore 16,00 fino alle 19,00 del pomeriggio, dove si consegnerà la <B>targa </B>da esporre davanti ai comuni che hanno aderito alla cerimonia delle <B>bandiere di minoranza linguistica. </B><BR>Nel progetto di Occitan lèinga Olimpica era stata consegnata la bandiera di appartenenza a minoranza storica a tutti i paesi olimpici, a seguito delle numerose richieste la manifestazione preparata per l’occasione è stata allargata a tutti i paesi che ne fecero richiesta. <BR>Per un anno intero sono state consegnate bandiere che ora sventolano davanti alle case comunali per ricordare le nostre peculiarità culturali. <BR>Alla presenza del sindaco di Oulx Mauro Cassi, Antonio Saitta presidente della Provincia di Torino, Mauro Carena presidente della comunità montana Alta Valle Susa, Massimo Garavelli presidente dl parco Gran Bosco, Marco Rey vicepresidente del Cesdomeo con i sindaci di Celle San Vito e Faeto. <BR>Il professor <B>Matteo Rivoira </B>dell’università di Torino ci parlerà della toponomastica delle vallate alpine e si inaugurerà la nuova segnaletica in lingua posizionata grazie alla legge 482 dalla comunità montana Alta Valle Susa. <BR>Conclude la serata il gruppo <B>Aire de Prima: Chant d’Occitania </B>melodie che ci ricordano le radici di appartenenza, la storia degli antenati è viva in noi ed è parte di noi se parliamo la nostra lingua, vuol dire continuare ad esistere. <BR><BR>Per informazioni: <BR><A title="vai al sito" href="http://www.chambradoc.it" target=_blank>www.chambradoc.it</A> - <A title="vai al sito" href="http://www.cesdomeo.it" target=_blank>www.cesdomeo.it</A> </P>
<P>&nbsp;</P>
<P>&nbsp;</P>
<P><B class=autore>Permiera fèta dle minouranseus de lèinga storiqueus de la Provincha de Touirin</B><BR><B>La libertaa de la lèinga lhet esènsial per la salvaguardia de la persounalitaa de lh’omeun.</B> <BR><BR><A title="ingrandisci la foto" href="http://www.cesdomeo.it/images/volantino01.jpg" target=_blank><IMG class=float_dx_border alt="ingrandisci la foto" src="http://www.cesdomeo.it/images/volantino01_P.jpg" width=150></A> <A title="ingrandisci la foto" href="http://www.cesdomeo.it/images/volantino02.jpg" target=_blank><IMG class=float_dx_border alt="ingrandisci la foto" src="http://www.cesdomeo.it/images/volantino02_P.jpg" width=150></A> </P>
<DIV class=hide id=sub2963 style="DISPLAY: none">Nos poupoulasioun dle valadeus alpineus: soun le paroleus que iuvroun la famouza Carta de Chivas èicrita a catsoun dai rapresentan de le coumbeus de mountanha dou carantetre .. aioun tra lez-aoutreus tsozeus lhe deut: <B>la libertaa de la lèinga lhet esènsial per la salvaguardia de la persounalità de lh’omeun. </B><BR>Bèin! iot col vèiro de tsozeus trataa desù sa docoumeun que ateundoun, ma per la lèinga carcareun et itaa fét! Iot cool vèiro de problemi de grafia, iot col de discusioun, ma per ina lèinga que lhet deloun itaa maque bardzacaa arò aieun ina discreta leteratura. <BR>Din lou milanousentanouvantenou la stat italian avè la ledze 482 ou nous-èide finalmeun a parlé, èicrire è counserve la notra lèinga. D’in l’aplicasioun de sa ledze la Provincha de Touirin lhot outenou de boun riscountr, per ultim ansèin Chambra d’oc, per lez-olimpiadi d’uvert Touirin2006 lh’ot pourtaa avanti in gran travalh de coumunicasioun: occitan lèinga olimpica. <BR>Pa maque èicrire ma anouvre tot li moudern sistema de comounicasioun, internet per pèrmie. <BR><BR><A title="mostra il contenuto" href="javascript:toggleShowEvento(2963);void(0);">mostra il contenuto</A> </DIV>
<DIV class=show id=trEvento2963 style="DISPLAY: inline">
<P>Nos poupoulasioun dle valadeus alpineus: soun le paroleus que iuvroun la famouza Carta de Chivas èicrita a catsoun dai rapresentan de le coumbeus de mountanha dou carantetre .. aioun tra lez-aoutreus tsozeus lhe deut: <B>la libertaa de la lèinga lhet esènsial per la salvaguardia de la persounalità de lh’omeun. </B><BR>Bèin! iot col vèiro de tsozeus trataa desù sa docoumeun que ateundoun, ma per la lèinga carcareun et itaa fét! Iot cool vèiro de problemi de grafia, iot col de discusioun, ma per ina lèinga que lhet deloun itaa maque bardzacaa arò aieun ina discreta leteratura. <BR>Din lou milanousentanouvantenou la stat italian avè la ledze 482 ou nous-èide finalmeun a parlé, èicrire è counserve la notra lèinga. D’in l’aplicasioun de sa ledze la Provincha de Touirin lhot outenou de boun riscountr, per ultim ansèin Chambra d’oc, per lez-olimpiadi d’uvert Touirin2006 lh’ot pourtaa avanti in gran travalh de coumunicasioun: occitan lèinga olimpica. <BR>Pa maque èicrire ma anouvre tot li moudern sistema de comounicasioun, internet per pèrmie. <BR>Foot countinue a èicrire per fare counhèitre la notra lèinga è ansèin la notra coultura, <B>la pèrmiera féta dle minouranseus de lèinga storiqueus </B>lhe countinue desu sa diresioun, dueus dzournaa de travalh, muzica è lèinga per pourte avanti e dire.. nos poupoulasioun dle valadeus alpineus! <BR>Prope dai 65 an da la carta de Chivas, 60 da la coustitousioun è 9 da la ledze 482 se parle dou loun tsamin dle minouranseus storiqueus de lou stat italian a l’Ecomuseo Crumiere, <B>Vilar Pellice disando 21 dzunh </B>da tre oureus fin a ounz-ioureus de vepro. <BR>Se coumanse ave la visita de l’ecomuseo ansèin lez-aoutoritaa. Bruna Frache sandic de Vilar, Antonio Saitta presideun de la provincha, Roberto Placido vicepresideun dou counsèilh regiounal, Paolo Padoin préfet de Touirin, Claudio Bertalot presideun de la Comunita Val Pellice, Marco Rey vicepresideun dou Cesdomeo è Giacomo Lombardo presideun de Chambra d’Oc. <BR>Lou Proufesou <B>Giorgio Tourn </B>ou iouvre li travalh an bardzacan de l’adzut Valdez a la carta de Chivas, Giuseppe Rivolin ou parle de l’aport Valdoustan ai travalh de la carta, l’avoucat <B>Felice Besostri</B> ou trate da l’articoul 6 de la coustitousioun a la ledze 482, l’asesou de la provincha de Touirin <B>Valter Giuliano</B> ou preseunte li travalh de la provincha an atuasioun de la 482. <BR>A la fin de la counfereunse se taste in cas croute an counviveunse de prodot dou pai de Vilar Pellice. <BR>A nou houreus la fourmasioun muzical <B>Aire de Prima </B>lhe nou prezeunte la creasioun cultural OC EN CHAMIN: chant d’Occitania gran travalh de tsansoun melodica uzitana que ou l’acoumpanhe anque li travalh de Chambra per l’apel “ Lenga d’oc patrimoni moundial de l’umanitat” e la traversaa a pia de tot l’occitania da Vinai a Vielha. La fèta lhe countinue <B>dimèindza 22 dzunh a Ouls</B>, an Val Souiza, da catro oureus d’apré mareunda fin set oureus è se counsenhe ina <B>targa </B>da bité devan le quemuneus a touit li pai que ian aderi a la cerimonia di <B>drap de minouransa. </B><BR>D’in lou proudzet de “occitan lèinga olimpica” iavet asé la counsenha de la bandiera de aparteneunse a minouransa storica per li quemoun de la zona olimpica, tot li pai de minouransa ian vouloula, avè ina cerimonia per seun aprestaa, per in’an de fila iot counsenhase de bandiereus que arò soupatoun a l’ora d’in le valadeus per notreus particoularitaa cultural , aperque lou gran patrimone que pourteun din ou l’alise paa perduu. <BR>An preseunse de Mario Cassi sandic de Ouls, Antonio Saitta presideun de la provincha de Touirin, Mauro Carena presideun de la comunità montana, Massimo Garavelli presideun dou Parc dou Gran Booc, Marco Rey vicepresideun dou Cesdomeo e li sandic de Faeto e Celle San Vito. <BR>Lou profesou <B>Matteo Rivoira </B>ou nou preseunte la toponomastica d’in le valadeus alpineus e se bardzaque dou travalh de la comunità montana per li cartel an lèinga pouzisiouna da le quemouneus. <BR>Sare la manifestasioun lou councert de <B>Aire de prima: Chant d’Occitania</B>: le melodieus occitane nous ansevienoun notre ree, la storia de notris vielh lhet viva din noos è lhet part de nouz aoutris se bardzaqueun la notra lèinga. Vout dire countinue a esistre. <BR><BR>Per infourmasioun<BR><A title="vai al sito" href="http://www.chambradoc.it" target=_blank>www.chambradoc.it</A> - <A title="vai al sito" href="http://www.cesdomeo.it" target=_blank>www.cesdomeo.it</A> </P></DIV></DIV>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/</link><pubDate>Tue, 17 Jun 2008 02.21.39 +0200</pubDate><enclosure url="http://www.chambradoc.it/applications/webwork/rss/showMultimedia.jsp?nid=1282" length="1" type="audio/x-wav"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Speciale ricette della Val Susa: interviste alle cuoche della nostra Valle - Arsëtta dla Valaddë ad Seuizë: antervista a la cuziniera dla notrë valaddë [OC]</title><description><![CDATA[<P class=linguaOC><STRONG><IMG class=mid alt=OCCITANO src="http://www.cesdomeo.it/images/oc_small.jpg"> OCCITANO</STRONG></P>
<P><STRONG>Arsëtta dla Valaddë ad Seuizë: antervista a la cuziniera dla notrë valaddë. <BR><BR>Lou Prim<BR></STRONG>Moulëtta d’èrba Par fâ ad moulëtta, casâ tréi o cattrë-z-ioû din unë grarë, lou fouatâ bian, bitâ douâ bèlla pinhà ad maripoursî o d’eùrtia, bian shapoutâ, sâ e un blous ad nou mouscà. Zhountâ un paou ad farînë o së la vô ad pan gratâ, fâ couéirë adousman din la pêlë cubarsà. <BR><BR><BR><STRONG><IMG class=news alt="Icona stagioni" src="http://www.cesdomeo.it/images/autunno.png" width=70> L’Outën<BR></STRONG>Saraddë ëd tartifla e ëd shofleurFâ couéirë din l’aiguë sarà lâ tartifla parà e ël shofleur, courâ e laisâ arfrazî un paou. Din ël méimë tan fâ l’aioli. Par fâ l’aioli bitâ doû zhaoune d’ioû dinz un grarò, un blous ëd sâ fînë, douâ dolsa d’alh bian gratâ fin e peui varsâ l’euri an boudran par fâ la maionézë; can i l’î faitë, zhountâ un paou ëd vinaigrë. Shapoutâ a léisha lâ tartifla e lou shofleur. Su un gro plat fâ un ran ëd tartifla e un ëd shofleur e un paou d’aioli. Can ël plat ou l’î prést, acouatâ bian ‘bou l’aioli. <BR><BR><BR><BR><STRONG><IMG class=news alt="Icona stagioni" src="http://www.cesdomeo.it/images/inverno.png" width=70> L’Uvêr<BR></STRONG>Lou landeirësDinz unë grarë la vantë crapâ tréi o cattr ioû, lou fouatâ bian ’bou unë fourshëttë, shountâ un paou ’d sâ, ’d lai e adousman azhountâ la farinë. Can l’î prou eipéi, la s’fai ëd cleirà e la s’bittan couéirë din l’aiguë bulhantë sarà. I coian vittou, i s’eicoùran e i s’minzhan ’bou ël beurë rousì o ‘bou la saousë ‘d counsèrvë.<STRONG> <BR><BR></STRONG>La poutilha batarda La poutilha batarda s’fan la méimë chozë ’ma laz aoutra, an bitan meità farinë e meità simoul o poulantë blanchë. <BR><BR>Poutilha ‘bou lou rî an preizounPar fâ lâ poutilha ‘bou lou rî an preizoun, bitâ bulhî addin la casarolë meità d’aiguë e meità ‘d lai, sâ e beurë; can la pran ël beulh bitâ douâ pinhà ‘d rî, laisâ couéirë un paou, apré zhountâ la farinë e laisâ couéirë sinc munutta.Speciale ricette della Val Susa: interviste alle cuoche della nostra Valle. </P>
<P>&nbsp;</P>
<P><BR>&nbsp;</P>
<P><STRONG>Speciale ricette della Val Susa: interviste alle cuoche della nostra Valle.</STRONG> </P>
<P><BR><IMG class=news alt="Icona stagioni" src="http://www.cesdomeo.it/images/primavera.png" width=70> <B class=autore>Primavera</B><BR><B>Frittate d’erbe</B> Per fare la frittata, rompere tre o quattro uova dentro una terrina, sbatterle bene, mettere una manciata di denti di leone (Taraxacum anche chiamato girasole di montagna o girasole dei prati) o di ortiche, ben tagliate, un pizzico di sale e una grattata di noce moscata. Aggiungere farina o, se si preferisce, pangrattato e far cuocere a fuoco lento in una padella coperta. <BR><BR><IMG class=news alt="Icona stagioni" src="http://www.cesdomeo.it/images/autunno.png" width=70> <B class=autore>Autunno</B><BR><B>Insalata di patate e cavolfiore</B>Far cuocere le patate e il cavolfiore in acqua salata, scolare e lasciar raffreddare un po’. Nel frattempo preparare l’aioli. Per fare l’aioli mettere due tuorli d’uovo in una terrina, un pizzico di sale fine, due spicchi d’aglio ben tritato e poi aggiungere l’olio, continuando a girare per fare la maionese. Quando la maionese è soda, aggiungere una goccia d’aceto. Tagliare patate e cavolfiori. In un piatto da portata, mettere uno strato di patate e uno di cavolfiori e un po’ di maionese. Ricoprire bene il tutto con la maionese di aioli. <BR><BR><IMG class=news alt="Icona stagioni" src="http://www.cesdomeo.it/images/inverno.png" width=70> <B class=autore>Inverno</B><BR><B>Gnocconi di farina</B>Rompere tre o quattro uova in una terrina, sbatterle con una forchetta, aggiungere sale e latte e lentamente la farina. Quando l’impasto acquista consistenza, farne dei grossi gnocchi con un cucchiaio e metterli a cuocere in acqua salata bollente. Gli gnocconi cuociono velocemente e si mangiano conditi con burro fuso o con salsa di pomodoro e, se si desidera, con una grattugiata di formaggio stagionato. <BR><BR><B>Le poutilha bastarde</B>Le poutilha bastarde si preparano allo stesso modo delle poutilha semplici, mettendo però farina di frumento e semolino o farina per polenta bianca, in parti uguali. <BR><BR><B>Poutilha con riso in prigione</B>Per fare le poutilha con riso in prigione, far bollire in casseruola acqua e latte in parti uguali con sale e burro. Quando giunge ad ebollizione buttare una manciata di riso. Cinque minuti prima del termine della cottura del riso, aggiungere un po’ di farina.</P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/</link><pubDate>Thu, 05 Jun 2008 23.54.19 +0200</pubDate></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Musiquë e shansoun ousitana ou Parc dou Gran Bô ‘d Sabaltran  - Musica e canzoni occitani al Parco del Gran Bosco di Salbertrand [OC]</title><description><![CDATA[<P><STRONG>Musica e canzoni occitani al Parco del Gran Bosco di Salbertrand</STRONG> <BR><BR><A title="ingrandisci la foto" href="http://www.cesdomeo.it/images/big/musica_parco.jpg" target=_blank><IMG class=float_dx_border alt="ingrandisci la foto" src="http://www.cesdomeo.it/images/musica_parco.jpg" width=150></A> Il 23 e il 24 maggio, al Parco del Gran Bosco di Salbertrand, organizzati dal Parco del Gran Bosco e dalla Comunità Montana Alta Valle Susa, si sono teuti i corsi di organetto, violino e canto occitani tradizionali, con i maestri Silvio Peron (organetto), Gabriele Ferrero, e Jean Mari Carlotti (canto). Hanno partecipato numerosi allievi, alcuni provenienti dalla vicina Francia.<BR>Sabato sera, davanti ad un folto pubblico, i maestri del gruppo Mont-Joia hanno presentato il loro concerto al quale sono seguite le danze tradizionali. Domenica pomeriggio gli allievi hanno presentato i brani e le canzoni apprese davanti ad un pubblico caloroso.</P>
<P>&nbsp;</P>
<P><STRONG>Musiquë e shansoun ousitana ou Parc dou Gran Bô ‘d Sabaltran</STRONG> <BR><BR><A title="ingrandisci la foto" href="http://www.cesdomeo.it/images/big/musica_parco2.jpg" target=_blank><IMG class=float_dx_border alt="ingrandisci la foto" src="http://www.cesdomeo.it/images/musica_parco2.jpg" width=150></A> Ël 23 e ël 24 dou méi ‘d mai, ou Parc dou Gran Bô ad Sabaltran, ourganizà par ël Parc e par la Comunità Montana Alta Valle Susa, la lh’a aougù lou cours par apran a sounâ ël semitoun e ël viouroun e par apran a shantâ ad shansoun ousitana, ‘mbou lou meitre Silvio Peron (semitoun), Gabriele Ferrero (viouroun) e Jean Mari Carlotti (shansoun). I l’an partisipà un baroun ad parsouna anteresà, la lh’ér mai ad cocun qu’i l’aribavan da la Fransë. <BR>Ël disand a neui lou meitre dlou Mont-Joia i l’an fai ël counsér e la s’î mai dansà. La diamanshë apré meizhou louz eicourî i l’an presantà s’que i l’an apréi shantan e sounan coc cshansoun e i soun ità bian aplaoudì.</P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/</link><pubDate>Thu, 29 May 2008 17.31.15 +0200</pubDate></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Ce.S.Do.Me.O a “Ben vena magg”. [FP]</title><description><![CDATA[<P>&nbsp;Venerdì, nove maggio,vi è stato un interessante incontro per le lingue minoritarie.<BR>Marco Rey, Assessore alla Cultura a Giaglione e Vicepresidente del Ce.S.Do.Me.O. , si è recato ad Alessandria in occasione della rassegna “Ben vena magg” organizzata dal 1° al 11 maggio, da nove anni, dall’Associazione “Tratabirata” con il sostegno dell’Assessorato Provinciale alla Cultura.<BR>Vi era un incontro dal titolo “ il francoprovenzale , una lingua alpina”. Al tavolo dei relatori con il Presidente dell’Associazione organizzatrice Enzo Conti, l’insegnante e interprete di canti Liliana Bertolo e Marco Rey, anche scrittore in giaglionese. Davanti un folto e attento pubblico, vi è stato un interessante confronto tra due realtà che parlano il francoprovenzale: la Valle d’Aosta e le valli Piemontesi, in particolare la Valle di Susa.<BR><BR>Articolo su <A title=www.eventiesagre.it/Eventi_Folklore/1112_E+ben+vena+magg.html href="http://www.eventiesagre.it" target=_balnk>www.eventiesagre.it</A></P>
<P>&nbsp;</P>
<P><IMG alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/art_29.gif" align=baseline border=0></P>
<P class=linguaFR><IMG class=mid alt=FRANCOPROVENZALE src="http://www.cesdomeo.it/images/fp_small.jpg"> FRANCOPROVENZALE</P>
<P><B class=autore>Ce.S.Do.Me.O. à « Ben vena magg ».</B><BR><BR>Divendro, no mai, t’itaie in bela manifestaioun per le lengue minoritarie.<BR>Marco Rey, l’assesou de la Culturra a la coumuna de Dzalhoun , è Vicepresidënt dou Ce.S.Do.Me.O. , ut alà a Alessandria pèr la féta “Ben vena magg”, ourganizaa da lou permie a l’ounze mai , giò da no an, da l’ Asochasioun Tratabirata è l’assesourato prouvinchal à la Culturra.<BR>Ière in incountr qu së dëmandave “ Lou francoprouvensal , na lenga alpina”. A la trabla di relatou , iere lou President de l’Asociasioun d’Alessandria Enzo Conti, la magistra Liliana Bertolo è Marco Rey, qu l’ éicrit asé an dzalhouné. Devan a in baroun de dzën qui ieroun anteresà, t’itaie in bel counfrount tra valadës qui bardzacoun lou francoprouvensal: le valadës d’Aousta è le valadë piemountèisës , an particulìe la Val de Suiza.<BR><BR>Articolo su <A title=www.eventiesagre.it/Eventi_Folklore/1112_E+ben+vena+magg.html href="http://www.eventiesagre.it/Eventi_Folklore/1112_E+ben+vena+magg.html" target=_balnk>www.eventiesagre.it</A> </P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/articolo29.asp</link><pubDate>Thu, 29 May 2008 17.30.05 +0200</pubDate></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>“LA PITA” de Graviére - LA PITA di Gravere [FP]</title><description><![CDATA[<TD class=elenco_podcast>
<P class=linguaIT><IMG class=mid alt=ITALIANO src="http://www.cesdomeo.it/images/ita_small.jpg"> ITALIANO</P>
<P>Dalla piazza del Mollare, salendo verso la chiesa, prima di arrivare al Grande Essimonte, troviamo vicino al rio, una piccola casetta, la Pita, un vecchio mulino a pietra del 1775. <BR>Pin Saret, Olivero Giuseppe, nella seconda metà del 1800, ha comprato per sua moglie, Guglielmo Maddalena, la Pita; aveva intenzione di ingrandirla ma è sempre stata così. L’acqua del rio, che passava lì vicino, faceva girare la grossa macina, verticale in un grande catino, che girava più veloce o più piano e veniva spostata in base a quello che doveva frangere. <BR>A Gravere, una volta, c'erano molti meli; la maggior parte delle mele si vendeva. I commercianti di frutta all'ingrosso venivano già a comprarle quando i meli erano ancora in fiore. Le mele non vendute si conservavano per mangiarle e per fare del vino, la “poumada”. In autunno, arrivavano le bestie da soma che portavano “le benate” (contenitori rotondi in legno) piene di mele che venivano pestate. Le mele schiacciate si mescolavano poi con il raspo e le vinacce dell'uva e si faceva un vinello, più leggero, la “picheta”, che si beveva in primavera, o in estate durante i lavori in campagna. Non si beveva la poumada pura , il sidro, poiché fermentava molto nelle botti. <BR>La macina della Pita girava di continuo, anche di notte. <BR>L' adoperavano i Graveresi, gli abitanti degli altri paesi e anche i “Plen” ( abitanti oltre il confine di Gravere), che scendevano dall' Alta Valle di Susa per schiacciare i noccioli delle “marmotte” , le prugne giallo verdi dei pruni che crescevano solo in alcune zone della montagna, i “ prunus brigantina”. I noccioli delle marmotte davano un ottimo olio, che veniva mescolato con quello d'oliva e serviva anche come olio medicamentoso. <BR>La pietra della Pita schiacciava anche le noci per farne l' olio; toglieva la pellicina all'orzo, la buccia della castagne e pestava la canapa. Con la canapa, dopo averla filata, si faceva un filo, più fine o più grossolano, la rista e il “ barbèl”, per farne poi alla carda le lenzuola e coperte o filati particolari come ad esempio le “clape” che servivano per far nascere i vitelli. <BR>La Pita è stata adoperata fino agli anni sessanta, le tasse sono state pagate fino al 1972. <BR>Poi sono cambiate le usanze: la “poumada” non si faceva più, neanche l'olio di noci o di marmotte, le castagne si vendevano, la canapa e l'orzo non si coltivavano più. Il lavoro ha portato la gente lontana dalla maggior parte dei lavori legati alla terra e la Pita ha finito di cantare la sua canzone con l'acqua del rio. <BR>Gli ultimi proprietari della Pita, i fratelli Morello Edoardo e Luigi, Douardo e Vigio Gloudin, nipoti di Pin Saret e Gugliemo Maddalena, nell'autunno 1996 quando era sindaco Olivero Pistoletto Cesare, l'hanno regalata al comune di Gravere perchè la conservasse come testimonianza del lavoro di un tempo. Il comune l'ha ristrutturata, ma non l'ha più messa in funzione. Ora, tutti gli anni, per Natale, la Pita ospita la mostra del presepe, con dipinti di importanti pittori. </P></TD><TD class=elenco_podcast>
<P class=linguaFP><IMG class=mid alt=FRANCOPROVENZALE src="http://www.cesdomeo.it/images/fp_small.jpg"> FRANCOPROVENZALE</P>
<P>Da la plasa dou Moular, alòn amoun vers l’ingleiza , devon arivé aou Gron Eisimoun, tacà lou bialh, trouvèn inna pecita meizounëtta, la Pita, in vielh mulin a piera dou 1775.<BR>Pin Sarèt, Olivero Giuseppe, din la secounda meità dou 1800 ( millevesent), l’a citaa per sa fumèla,Guglielmo Maddalena, la Pita; l’avat antensioun d’angrandila , ma i sempre itaa parìe. L’ éiga dou bialh , cou pasave iqui tacaa ,fasat viré la grosa piera, dreita din in gro gatin, qui virave plu vutto o plu adasiot è venat meiraa, a secounda de senque devat pité. <BR>A Graviére, in col, a ière in baroun de poumìe; la plu grosa part de le poumme se vendat. Li fritasé venion giò a citele corra li poumìe ieroun incò an flou. Le poumme pa vendué se gardavoun per mingé è per farnen lou vin, la “poumada”. D’itouenh arivavoun le bétie qui pourtavoun le benate pleine de poumme qui venion pità. Le poumme bernhacaa se meiclavou pi avéi la rapa di reisin è se fasat in vin pechit, plu legìe, la piqueta, que se beivat duron la primma o de choutenh, corra se fazion li travalh an campanha. Se beivat pa ton la poumada pura, i fermentave in baroun din li boutal. <BR>La rouà de la Pita virave an countinouasioun, onca de nuèit. <BR>L’anouvravoun li Graveren, ma onca la gen de gli outri paì., assi li Plen , qui venion aval da l’outa val Susa per fare einhaquè le grane de marmote , le prune giooune – vërde di prunìe qui creision mac an certi post an outa mountanha. Le grane de marmote fasion in boun olho, qou venat meiclà a sal d’ouliva è servat asì coumme olho medicinal. <BR>La piera de la Pita einhaquave asì le nueize per farnèn l’olho; gavave la crofa a l’oergio , la plalha a le chatinnhe è pitave lou cenovvo. Avèi lou cenovvo , aprè aveilo filà, se fasàt pi lou fil , pi fin o pi grousìe, la rita o lou barbèl , per farnèn, à la carda, de lensuvve o de couvertou o d’outre choze qui servion per de travalh sprè , coumme per esempio le clape, qui servion per fare néise li vel. La Pita t’itaa anouvraa finca din gli ann sesonta, le tàlhie soun ità pagaa finca au 1972(millenosentestontebuì). <BR>Apré soun chengià le coutumme: la poumada se fazat pa pì, nhonca l’olho de nueize o de marmote le chatinnhe se vendiòn, lou cenovvo è l’oergio se semenavoun pòoutro. Lou travalh l’a pourtà la gen lonh da la plupart di travalh de la tera è la Pita l’a livrà de chanté sa chansoun avéi l’éiga dou bial. <BR>Li darìe meitre de la Pita, li frari Morello Edoardo è Luigi, Douardo è Vigio Gloudin , nevou de Pin Sarèt è Guglielmo Madleina, din l’itouenh dou 1996 ( millenosentenouvontesìe) corra iere sendi Olivero Pistoletto Cesare, l’on regalala au Coumun de Graviére, perquen la gardisoun coumme testimounionsa di travalh d’in col. Lou Coumun l’at feila arengé , ma l’a pòoutro bitala an founsioun. <BR>Varra, touit gli ann, per Chalendre, i bittoun din la Pita, la mostra dou presepio, féit da de pitour ampourtont. </P></TD>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/PODCAST.asp</link><pubDate>Fri, 09 May 2008 18.02.42 +0200</pubDate></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Espourtèl par la lënga minoritéra dla Prouvinsë ad Turin  - Spourtel per le lengue minoritarie de la prouvincha de turin - Sportelli per le lingue minoritarie della Provincia di Torino</title><description><![CDATA[<BR>
<P style="CLEAR: both"></P>
<TABLE class=articoli cellSpacing=0 cellPadding=0>
<TBODY>
<TR>
<TD style="VERTICAL-ALIGN: top" width="33%">
<P class=linguaOC><IMG class=mid alt=OCCITANO src="http://www.cesdomeo.it/images/oc_small.jpg"> Occitano</P>
<P><B>Espourtèl par la lënga minoritéra dla Prouvinsë ad Turin</B><BR><BR><BR>Dou mei ad mars pasà soun eibér louz espourtèl dla Prouvinsë ad Turin qu’i s’ënteresan dla proutesioun e proumousioun dla lënga minoritéra ousitanë, francoprouvensalë e fransézë en coulabourasioun ‘bou la Chambra d’Oc e ‘mbou ël Ce.S.Do.Me.O. ‘d Zhahloun. Ël servis ousitan e fransé ou l’î a dispouzisioun dla zhën tout lou mercre da vieut oura e dumì a meizhou e dumì a la Coumunë d’Ours en Plasë Garambois; que francoprouvensal ou l’î eibér ou Ce.S.Do.Me.O. ‘bou ‘l mêim orêr. Ël servis ou s’ocup ad fâ proumousioun dlaz inisiativa culturella dou pòst e ad dounâ d’infourmasioun su la lënga dou pòst e su la louà 482 dou 1999 qu’i dounë la regla par counservâ e proutezhâ la lënga minoritéra. Par countatâ l’espourtèl francoprouvensal la s’po ecrirë unë lettrë ‘bou la post elotroniqquë a l’atensioun ‘d Francesca Bussolotti a l’adrésë: sportello_fp@cesdomeo.it o bian telefounâ ou numerò: 0122.31430. Par countatâ l’espourtèl ousitan la s’po ecrirë a Eliana Blanc o a Renato Sibille a l’adrésë: sportello_oc@cesdomeo.it e ou numerò ad telefoun: 3391421580. La s’po mai oouguéir d’infourmasioun en ecrivan a Chambra d’Oc qu’i fai ël courdinaman dou prouzhé par cont dla Prouvinsë ad Turin a l’adrésë chambradoc@chambradoc.it Laz infourmasioun e coc article i s’poian méi véir su ël sito internet www.cesdomeo.it. La soun en preparasioun, e la deverìan és aprestà par l’ità, ad trazmisioun radiofonicca par fâ ecoutâ notra lënga ‘bou la diferënta maniera dla parlâ din shac paî dla Valaddë ad Seuizë. La saré méi l’oucazioun par ecoutâ ‘d bél muziqquë ad notra valéa. Ël prouzhé ou l’î paià ‘mbou lou finansiamën dla prezidansë dou Counsëlh dlou Ministri din ël prougram dla louà 482 dou 1999 e ou l’î courdinà dl’Asesourà a la Culturë dla Rezhoun dou Piemoun. </P></TD>
<TD style="VERTICAL-ALIGN: top" width="33%">
<P class=linguaIT><IMG class=mid alt=ITALIANO src="http://www.cesdomeo.it/images/ita_small.jpg"> Italiano</P>
<P><B>Sportelli per le lingue minoritarie della Provincia di Torino</B><BR><BR>Sono aperti, dallo scorso mese di marzo, gli sportelli della Provincia di Torino per la protezione e promozione delle lingue minoritarie occitana, francoprovenzale e francese, con la collaborazione di Chambra d’Oc e del Ce.S.Do.Me.O. di Giaglione. Il servizio per l’occitano e per il francese è a disposizione nei giorni di mercoledì in orario 8.30 -12.30 nei locali comunali in Piazza Garambois; quello per il francoprovenzale è aperto presso il Ce.S.Do.Me.O. con lo stesso orario. Il servizio si occupa di promozione delle iniziative culturali del posto e di dare informazioni sulle lingue minoritarie e sulla Legge 15 dicembre 1999, n. 482: “Norme per la tutela delle minoranze linguistiche storiche”. Si può contattare lo sportello francoprovenzale tramite e-mail indirizzata a: sportello_fp@cesdomeo.it e all’attenzione di Francesca Bussolotti. Telefono: 0122.31430. Lo sportello occitano, seguito da Eliana Blanc e da Renato Sibille, è contattabile con e-mail indirizzata a: sportello_oc@cesdomeo.it oppure telefonicamente al numero: 3391421580. Informazioni possono essere fornite anche da Chambra d’Oc che coordina gli sportelli per conto della Provincia di Torino, scrivendo a: chambradoc@chambradoc.it. Informazioni ed articoli sulle lingue minoritarie possono essere letti e scaricati dal sito internet www.cesdomeo.it. Sono in preparazione per la prossima estate, a cura degli sportelli linguistici, alcune trasmissioni radiofoniche per la diffusione delle lingue minoritarie occitana e francoprovenzale che permetteranno di ascoltare le varianti delle diverse parlate valsusine. Le trasmissioni saranno un’occasione per ascoltare anche buona musica delle nostre valli. Il progetto è finanziato dalla presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito del programma degli interventi previsti dalla Legge 15 dicembre 1999, n. 482: “Norme per la tutela delle minoranze linguistiche storiche” coordinato dall’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte. </P></TD>
<TD style="VERTICAL-ALIGN: top" width="33%">
<P class=linguaFR><IMG class=mid alt=FRANCOPROVENZALE src="http://www.cesdomeo.it/images/fp_small.jpg"> FRANCOPROVENZALE</P>
<P><B>Spourtel per le lengue minoritarie de la prouvincha de turin </B><BR><BR>Da lou meis de mars pasà sount ivert li spourtèl de la Prouvincha de Turin per la proutesioun è la promousioun de le lengue minoritarie occitan, francoprouvensal è fransé, an coulabourasioun avei la Chambra d’ Oc e avei lou Ce.S.Do.Me.O de Dzalhoun. Lou servissi de l’Occitan è per lou fransé ou à dispozisioun de la gen au dimercro da 8.30 a 12.30 din lou coumun d’Oulx an plasa Garambois ; lou servissi du francoprouvensal ou divert au meimo ourari a Dzalhuon au Ce.S.Do.Me.o, din lou coumun. Lou servissi s’ocuppe de fare proumousioun de le inisiative de culturra du post è de douner d’infourmasioun su le lengue de minouronsa è su la legge du 15 dezembre 1999 n. 482 qui doune lou regoulament per counservé è proutege la lengua minoritaria. Per countaté lou sportèl francoprouvensal se pout eicrire a la posta elettronica a l’ atensioun de Francesca Bussolotti : sportello_fp@cesdomeo.it o se pout téléfouné au numèr : 012231430. Per countaté lou spourtèl occitan se pout eicrire a Eliana Blanc è a Renato Sibille a l’ inderiss elettronic : sportello_oc@cesdomeo.it o téléfouné au numér 3391421580. Se pout onca anfourmese da la Chambra d’Oc qui fèit la coourdinasioun di projet per countio de la Prouvincia de Turin è s’eicrit a : chambradoc@chambradoc.it. Le infourmasioun è li articoul se pouvoun veira mielh su lou sito internet www.cesdomeo.it. Soun an préparasioun, per lou cooutenh qui vient, de trasmissioun a la radio per fare couneise le lengue minoritarie occitana è francoprouvensala è per veira le manière differente de parlé de la Val Susa. It assi inna bouna oucasioun per eicouté la bela musica de notre valade. Lou projet ou finansiaa da la Presidensa dou Counselh di Ministri din la prougramasioun de la legge 482 du 15 dézembre 1999 è ou courdinaa da l’ Assesourà de la Culturra de la Regioun dou Piemount. </P></TD></TR></TBODY></TABLE>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/PODCAST.asp</link><pubDate>Tue, 06 May 2008 08.58.30 +0200</pubDate></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Vné mei voû a mënâ la bartavèllë [OC]</title><description><![CDATA[<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: center" align=center><FONT face="Times New Roman"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><I style="mso-bidi-font-style: normal"><SPAN style="FONT-SIZE: 22pt; LINE-HEIGHT: 150%">Vné mei voû a mënâ la bartavèllë</SPAN></I></B><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="FONT-SIZE: 22pt; LINE-HEIGHT: 150%"><?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></SPAN></B></FONT></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: center" align=center><FONT face="Times New Roman"><SPAN style="FONT-SIZE: 14pt; LINE-HEIGHT: 150%">Un video del corso di lingua occitana realizzato da </SPAN>Valentina Porcellana<SPAN style="FONT-SIZE: 14pt; LINE-HEIGHT: 150%"><o:p></o:p></SPAN></FONT></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: center" align=center><SPAN style="FONT-SIZE: 14pt; LINE-HEIGHT: 150%"><o:p><FONT face="Times New Roman">&nbsp;</FONT></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%"><FONT face="Times New Roman">I corsi di lingua occitana organizzati in alta Valle di Susa, con il finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito del programma degli interventi previsti dalla Legge 15 dicembre 1999, n. 482: “Norme per la tutela delle minoranze linguistiche storiche”, continuano a riscuotere grande successo. Dopo i tre corsi realizzati ad Oulx nel 2004, 2005 e 2007 che hanno avuto complessivamente 250 partecipanti, sono stati attivati due corsi nel 2007 a Salbertrand con la partecipazione di 120 persone ed è ora in corso il terzo che ha attualmente 40 iscritti.</FONT></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%"><FONT face="Times New Roman">Al termine del ciclo di lezioni di Oulx, chiamati <I style="mso-bidi-font-style: normal">Vné mei voû a mënâ la bartavèllë</I> (vieni anche tu a menare la chiacchiera) e organizzati in collaborazione con il Dipartimento di Scienze del Linguaggio e Letterature Moderne e Comparate dell’Università di Torino, l’antropologa Valentina Porcellana ha realizzato un video dove gli allievi hanno raccontato con brevi interventi in lingua occitana questa esperienza. </FONT></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%"><FONT face="Times New Roman">Proponiamo questo simpatico video dove si possono ascoltare le differenti pronunce nelle varianti locali di ogni paese rappresentato dell’area occitana valsusina, con qualche intervento di allievi di Pragelato e con frammenti di alcune lezioni dei docenti patoisant.</FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><o:p><FONT face="Times New Roman">&nbsp;</FONT></o:p></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><o:p><FONT face="Times New Roman">&nbsp;</FONT></o:p></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: center" align=center><FONT face="Times New Roman"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><I style="mso-bidi-font-style: normal"><SPAN style="FONT-SIZE: 22pt; LINE-HEIGHT: 150%">Vné mei voû a mënâ la bartavèllë</SPAN></I></B><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="FONT-SIZE: 22pt; LINE-HEIGHT: 150%"><o:p></o:p></SPAN></B></FONT></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: center" align=center><SPAN style="FONT-SIZE: 14pt; LINE-HEIGHT: 150%"><FONT face="Times New Roman">Un video dl’eicòrë ad lënguë ousitanë fai da Valentina Porcellana.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%"><o:p><FONT face="Times New Roman">&nbsp;</FONT></o:p></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%"><FONT face="Times New Roman">Laz eicòra ad lënguë ousitanë ourganizà din l’aoutë valaddë ad Seuizë i plaian cioû un baroun e la soun finansià ‘mbou lou soou butà a dispozisioun dou gouvernaman marsì a la louà 482 dou 1999 qu’i dounnë la regla par counservâ la lënga quë soun parlà mac d’unë minouransë ad parsouna.</FONT></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%"><FONT face="Times New Roman">Apré l’eicòrë d’Ours dou 2004, 2005 e dou 2007, anté qu’i soun anà 250 ecourì, la lh’à oougù dou sesioun a Sabaltran ‘mbou 120 parsouna e ieuir la lh’à un trouaziém ‘mbou 40 partisipan.</FONT></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%"><FONT face="Times New Roman">A la fin dl’eicòrë d’Ours, sounà <I style="mso-bidi-font-style: normal">Vné mei voû a mënâ la bartavèllë</I>, e ourganizà ‘mbou l’Università ëd Turin, la proufesourésë Valantina Porcellana i l’a fai un video anté quë louz ecourì i vou countan lor esperiansë ën patouà.</FONT></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%"><FONT face="Times New Roman">Nou vou proupounan que video icì, parî ou pouié ecoutâ la diferënta maniera ad parlâ ad shac paî ouzitan dl’aoutë valaddë ad Seuizë qu’l’ér rapresentà a l’eicòrë, ‘mbou cocun qu’ou vnî da Pradzarà, e ‘mbou coc leisoun dlou meitre qu’i parlan patouà.<o:p></o:p></FONT></P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/PODCAST.asp</link><pubDate>Thu, 24 Apr 2008 12.24.00 +0200</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=912649&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="10000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Riprende l'invio della ricerca svolta da Paola Vai per la Fondazione CRT: La lingua francoprovenzale e la sua cultura orale; I mestieri tradizionali alpini [FP]</title><description>Il progetto è nato dall'idea di condurre un'indagine di carattere etnografico sul tema delle attività tradizionali alpine e del sapere orale contadino, privilegiando in particolare lo studio etnolinguistico dei mestieri tipici del mondo alpino tradizionale, con l'obiettivo di raccogliere, analizzare e archiviare testimonianze orali sulla cultura alpina specifica dell'area piemontese di minoranza linguistica francoprovenzale. 

Visualizzate i VIDEO</description><link>http://www.cesdomeo.it/PODCAST.asp</link><pubDate>Fri, 18 Apr 2008 18.21.47 +0200</pubDate></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>100 persone per i 100 anni della magliaia di Moretta - San parsouna par lou sant an dla malhiêrë dla Mourëttë   [OCC]</title><description><![CDATA[<P><STRONG>100 persone per i 100 anni della magliaia di Moretta</STRONG>&nbsp;<BR><BR><!--  FOTO 1 ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ --><A onkeypress="window.open('images/big/moretta2.jpg','',''); return false;" title="100 persone per i 100 anni della magliaia di moretta2. Clicca per ingrandire la foto. Il link aprirà una nuova finestra del browser" onclick="window.open('images/big/moretta2.jpg','',''); return false;" href="http://www.cesdomeo.it/images/big/moretta2.jpg"></A> <!--  DESCRIZIONE ITALIANO CESDOMEO ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ -->Il 16 marzo, al Borgo Superiore di Oulx, a Casa Nazareth, si è fatta una bella festa in occasione dei 100 anni di Secondina Perron di Moretta. Secondina, nata a Moretta di Oulx il 22 marzo 2008, è sempre in gamba e tutte le mattine fa la sua passeggiata per mantenersi in forma. L’anno scorso ha deciso di trasferirsi a Casa Nazareth perché era ormai sola in borgata Moretta, un po’ fuori da Oulx lungo la strada per Cesana. Coltivava ancora il suo orto e tutti i mercoledì scendeva a piedi al mercato con il suo bastone, ma ora la strada è un po’ pericolosa con le macchine che sfrecciano veloci. È ormai un po’ di tempo che Secondina non fa più maglie, ma ne ha fatte molte in vita sua perché faceva la magliaia. Alla sua festa c’era molta gente, cento persone per farle gli auguri e darle i regali. Il Sindaco, Mauro Cassi, il Presidente del Parco del gran Bosco di Salbertrand, Massimo Garavelli e l’Assessore Laura Sigot hanno fatto i discorsi ufficiali. Tutti i convenuti, con la famiglia dell’adorata nipote, le suore di Casa Nazareth e gli ospiti della casa di riposo hanno festeggiato in onore della magliaia di Moretta. Un’altra magliaia, Franca Capello di frazione Amazas che ha appreso il mestiere da Secondina, ha fatto un discorso in occitano e le ha augurato altri 100 anni. </P>
<P>&nbsp;</P>
<P>&nbsp;</P>
<P><STRONG>San parsouna par lou sant an dla malhiêrë dla Mourëttë&nbsp;<BR><BR><!--  FOTO 1 ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ --></STRONG><A onkeypress="window.open('images/big/moretta.jpg','',''); return false;" title="100 persone per i 100 anni della magliaia di Moretta. Clicca per ingrandire la foto. Il link aprirà una nuova finestra del browser" onclick="window.open('images/big/moretta.jpg','',''); return false;" href="http://www.cesdomeo.it/images/big/moretta.jpg"><STRONG></STRONG></A> <!--  DESCRIZIONE  LINGUA MINORITARIA ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ -->Ël sëzzë dou mèi ‘d mars a la Viêrë d’Ours, din Meizoun Nazareth, la s’î fai unë bellë fêtë an oucazioun dlou sant an dla Sigoundinë Perron dla Mourëttë. La Sigoundinë, neisuë a la Mourëttë d’Ours ël 22 ‘d mars dou 1908, i l’î cioû an gambë e tou lou matin i s’fai dou pâ par ‘s tinî an fourmë. L’an pasà i l’à disidà dë s’meirâ a Meizoun Nazareth parqué l’êrë touttë sourëttë a la Mourëttë e un paou ‘d for d’Ours, ou lon dla vië par anâ a Sazanë. I s’fazìë soun zhardin e tou lou mercre i vnî aval a pé ou marshà, ‘mbou soun batou, ma ieuir la vië i l’î un paou trò danzheirouzë bou toutta cla mashina qui fillan ma ‘l diablë. L’î zhò un paou ‘d tën que la Sigoundinë i fai pa mai ad malha, ma i n’a peui zhò faita din sa vittë parqué i l’a cioù fai la malhêrë. A sa fêtë la lh’êr un baroun ad zhan, san parsouna a lh fâ louz aouguri e a lh dounà coc cadò. Ël Consou Mauro Cassi, ël Prezidan dou Parco dou Gran Bô Massimo Garavelli e l’Aseseurë Laura Sigot i l’an fai ad bioou discourse. Touttë la zhan ‘mbou la familhë ‘d sa nêsë, la mounha ‘d Meizoun Nazareth e tous quellou qu’i vivan icì i l’an fai fêtë a l’ounoû dla malhêrë dla Mourëttë. Unë aoutrë malhêrë, la Franca Capello douz Amazà qu’i l’a apréi a fâ ‘d malha da la Sigoundinë, i l’a fai ël discour an patouà e i lh’a dì dë s’counservâ bian ancar par d’aoutrë sant an.</P>
<P>&nbsp;</P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/PODCAST.asp</link><pubDate>Tue, 08 Apr 2008 08.48.49 +0200</pubDate></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>SAUZE DI CESANA Berton Maria - La storia del Lupo e della volpe -   - El loup e el reinålt  [OCC]</title><description><![CDATA[<TD class=elenco_podcast>
<P><B>Il lupo e la volpe </B><BR><BR>- Posso raccontarvi la storia del lupo e della volpe. <BR>- Potete raccontarci la storia? <BR>- Già. Il lupo e la volpe che sono entrati nella cantina. <BR>- Nella cantina di chi? <BR>- Nella nostra. <BR>- Nella vostra? <BR>- La cantina degli avi. <BR>- Sì. <BR>- C’era una finestra che aveva un buco da cui sono entrati il lupo e la volpe. Ma la volpe, più furba, mangiava un po’ e poi andava a vedere se passava nel buco per uscire. Il lupo, invece, ha mangiato tutto. Ha mangiato tutto finché non poteva più passare. E così è arrivato il padrone che ha bastonato il lupo. La volpe ha potuto scappare perché ha potuto passare per il buco. </P></TD><TD class=elenco_podcast>
<P class=linguaOC><IMG class=mid alt=OCCITANO src="http://www.cesdomeo.it/images/oc_small.jpg"> OCCITANO</P>
<P><B>El loup e el reinålt</B><BR><BR>- A poiou countiaou l’istouarå del loup e del reinålt.<BR>- Ou pouià nou la countà l’istouarå? <BR>- E già. El loup e ‘l reinålt qui soun rintrà din la crotta. <BR>- Ma la crotta de qui? <BR>- La crotta ad nouz aoutre, là. <BR>- La votra? <BR>- La crotta dou veuls. <BR>- Ouei. <BR>- E lh’éra una fenétra que l’avìa ‘n pertù, aloura l’e intrà el loup e ‘l reinålt. Ma el reinålt plu furb a minjavë un po, peui la vòou virë se la pasava din el pertù per sourtî. El loup invece a l’a tout minjà. A l’a tout minjà fin que ou pouìë pa måi pasâ. E oualà, peui alour apré l’e ribà el métre e dount el métre lh’a foutù al loup. E el reinålt ou l’a pougù scapâ perqué ou l’a pougù pasâ par el partù. </P></TD>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/articolo20_ita.asp</link><pubDate>Fri, 14 Mar 2008 17.30.30 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=635108&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="10000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>ESCARTON D'OULX: 294 ans après le traité d'Utrecht - 294 anni dopo il trattato di Utrecht ... Lë regiun du Grand Escarton suvan i l’e dì “Repüblikkë duz Escarton”  [OCC - FRANCESE]</title><description><![CDATA[<TD style="VERTICAL-ALIGN: top" width="33%">
<P class=linguaOC>Occitano</P>
<P><B>ESCARTON D'OULX</B><BR><BR><BR>Lë regiun du Grand Escarton suvan i l’e dì “Repüblikkë duz Escarton” ma l’e giamei ità ünë repüblikkë e i l’à giamei agü ünë autonomië politikkë, mèimë slë pupulasiun prufitave, ‘d pöi du medioevo, lu dré plü au dlaz autra pruvinsa. Purtan l’esistansë i lh’erë plü difisilë. Luz Escarton, tu pré dlë frontierë, i l’an sübì l’invasiun e lë pasaggë dla truppa du Delfinato, du Piemontèi, duz Italiën, sëns esüblea la devästasiun dla ghèra ‘d religiun, laz avalancia, la rüna e ‘l füë cu brülavë lu pai, e tut purtavë a lë miserë. <BR>Can i l’an änrià lë galerië du tren e lë digghë d'Arciamurra, l’e aribà ‘l travà, ma tantuz uvrie sun aribà ‘d for, ki parlavan pa patuà. Finì lu gro travau lu giuve du pai snën sun n’anà për ciärcia travà din la vila. Për cunsecansë lë sparisiun dlë notrë lënghë patuà e dla tradisiun du notre pai. <BR>Din ‘l tën u sën ità Fransè, Piemuntèi e Italiën. U giu d’ancö u sën tus dl’Europpë, për ‘l prumìë cò sënsë ghèrë. U vudria pa kl’Europpë pansëssë sulman a s’änrci ma u vudria trasmëttë lë lënghë e lë cultürë kë notre ansian i nuz an aprèi cun gran sacrifisë cuntrë l’untë dla ghèra e dlë natürë cuntrerë. <BR>Cok fotografië, manüscrì e docümën i l’espliccan mé kë këksìë discu. <BR>Libbre e siti web i dunan d’infurmasiun siù pasà e prëzën süz ün terituarë straordinerë. </P></TD><TD style="VERTICAL-ALIGN: top" width="33%">
<P class=linguaIT><IMG class=mid alt=ITALIANO src="http://www.cesdomeo.it/images/ita_small.jpg"> Italiano</P>
<P><B>ESCARTON D'OULX: 294 anni dopo il trattato di Utrecht ... </B><BR><BR>La regione del “Grande Escarton”, spesso chiamata “Repubblica degli Escartons”, di fatto non ha mai avuto un’autonomia politica, né è mai stata una repubblica, anche se i suoi abitanti godevano, fin dal medioevo, di diritti molto superiori a quelli delle provincie vicine. Nonostante questo la loro vita era più difficile che altrove. In effetti, da sempre, queste contrade frontaliere subirono l’invasione e il passaggio di truppe del Delfinato, Piemontesi, Francesi, Italiane e dei loro alleati Spagnoli o Austriaci, senza dimenticare le devastazioni delle guerre di religione. Inoltre il clima è sempre stato severo, il territorio aspro, le valanghe e le inondazioni frequenti, senza dimenticare gli incendi che distruggevano interi quartieri.<BR>Sicuramente la realizzazione del tunnel ferroviario e la costruzione della diga di Rochemolles portarono del lavoro, ma richiamarono anche manodopera da altre regioni, inoltre gli anni seguenti videro l’esodo di molti abitanti verso le città industriali. La conseguenza fu la sparizione progressiva della lingua e quindi anche della cultura locale. Il tunnel autostradale non ha fatto che accelerare questo processo. <BR>Nel corso dei secoli i nostri antenati del Delfinato sono stati via via amministrati da Francesi, Piemontesi e Italiani, ma oggi siamo tutti Europei, abitanti per la prima volta in un paese senza guerra e sempre più globalizzato. Non vogliamo però un’Europa che pensi solo al profitto. Vogliamo trasmettere un po’ di quella lingua e di quella cultura che i nostri avi hanno acquisito a caro prezzo e sviluppato ad onta delle guerre e della natura ingrata. <BR>Qualche foto, degli antichi testi amministrativi e dei manoscritti di famiglia potranno spiegare tutto questo meglio di qualsiasi discorso! Infine i numerosi riferimenti a libri, siti web, vi daranno ulteriori informazioni sul passato o sul presente di questo straordinario territorio. <BR></P></TD><TD style="VERTICAL-ALIGN: top" width="33%">
<P class=linguaFRA><IMG class=mid alt=ITALIANO src="http://www.cesdomeo.it/images/fra_small.jpg"> Français</P>
<P><B>ESCARTON D'OULX: 294 ans après le traité d'Utrecht ... </B><BR><BR>Ce pays est souvent appelé, à tort, la "République des Escartons". Oui, ses habitants avaient, depuis le moyen âge, des droits bien supérieurs à ceux des provinces voisines. Cependant, leur vie était bien plus difficile que dans nos républiques modernes. En effet, depuis toujours, ces contrées frontalières subissaient le logement et le passage des troupes dauphinoises, piémontaises, françaises, italiennes et de leurs alliés Espagnols ou Autrichiens sans oublier les exactions des guerres de religion. De plus le climat de cette région a toujours été très rude, les avalanches et les inondations fréquentes, sans oublier les incendies qui ravageaient des quartiers entiers de villages. <BR>Bien sur, le premier tunnel ferroviare et la digue a amené un peu de travail mais a aussi fait venir des travailleurs d'autres régions, de plus les années suivantes virent le départ de beaucoup d'habitants vers les villes industrielles. La conséquence a été la disparition progressive de la langue et donc aussi de la culture locale. Le deuxième tunnel routier n'a fait qu'accélérer ce processus. <BR>Dans le passé nos aïeux du Dauphiné ont été administrés par les Français, les Piémontais et les Italiens. Mais aujourd'hui nous sommes tous Européens, habitants pour la première fois dans un pays sans guerre et toujours plus globalisé. Néanmoins nous ne voulons pas devenir les habitants d'une Europe qui pense seulement au profit. Nous voulons transmettre un peu de la langue et de la culture que nos aïeux ont si chèrement acquises et développées au milieux de tant de guerres et d'une nature ingrate. <BR>Quelques photos, des textes administratifs anciens et des manuscrits de famille vous expliqueront cela mieux que tous les discours! Enfin de nombreuses références, livres, sites web, vous donneront d'autres renseignements sur le passé ou le présent de ce pays magnifique </P></TD>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/articolo23_ita.asp</link><pubDate>Fri, 14 Mar 2008 17.30.29 +0100</pubDate></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>CONCORSO DI POESIA IN LINGUA OCCITANA   "CHANTAR L’UVERN" [OCC]</title><description><![CDATA[<P>Il Comune di Chiomonte, in collaborazione con il Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand e del Comitato Manifestazioni Chiomontine, e con il contributo economico della Provincia di Torino, ha indetto un concorso di poesia in lingua occitana, che si è concluso con la cerimonia di premiazione il giorno 26 gennaio u.s.. Il Concorso ha riscosso un buon successo sia nella sezione dedicata ai singoli autori, sia in quella dedicata alle classi delle scuole dell’obbligo, vedendo la partecipazione di opere provenienti non solo dal territorio della Provincia di Torino, ma anche dalla Liguria e dalla Francia. Particolarmente importante è stata, secondo gli organizzatori, la partecipazione delle scuole, in quanto per la conservazione del patrimonio linguistico occitano è ritenuto fondamentale il coinvolgimento dei bambini.</P>
<P><IMG alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/Chiomonte.gif" align=middle border=0></P><TR><TD class=elenco_podcast colspan="2">
<H3>1° classificato scuole</H3>
<P>Classe V della Scuola Primaria di Chiomonte</P></TD></TR><TR><TD class=elenco_podcast>
<P class=linguaIT><IMG class=mid alt=ITALIANO src="http://www.cesdomeo.it/images/ita_small.jpg"> ITALIANO</P>
<P><B>Il silenzio bianco</B><BR>La neve arriva piano, all’ombra delle nubi<BR>Che fanno un bel cappello alle montagne spoglie. <BR>Scende lenta, lenta e gli alberi da rossi<BR>Piano, piano diventano bianchi…<BR>I fiocchi sono piccole stelle silenziose<BR>Che sembrano salire anziché scendere<BR>Nell’aria senza odore…<BR>Lo spazio sembra ingrandito dal freddo<BR>Che dà un senso di libertà…<BR>Il bosco è molto bello anche se spoglio e gelato. <BR>Si vedono solo le impronte degli uccellini<BR>Che gonfiano le piume per difendersi dal freddo<BR>Mentre i cervi grattano gli alberi…<BR>Gli altri animali non si vedono più<BR>Tutti sono al riparo e sognano<BR>Un lungo sonno invernale. <BR>Un cerbiatto curioso sente un lieve freddo sul musetto: <BR>è un fiocco di neve, il primo di quest’anno! <BR>La neve candida porta il suo tocco lieve anche sulle cose<BR>E scende silenziosa sull’erba del mio giardino<BR>Come un uccellino alla fine del suo volo del mattino<BR>Quando viene a cercare le briciole di pane…<BR>Poi, all’improvviso non nevica più! <BR>La neve è molto amica dell’inverno, <BR>ma a volte se ne va per la sua strada…<BR></P></TD><TD class=elenco_podcast>
<P class=linguaOC><IMG class=mid alt=OCCITANO src="http://www.cesdomeo.it/images/oc_small.jpg"> OCCITANO</P>
<P><B>La flëmmo blansho</B><BR>La neÎo i l’arivo plan, a l’oumbro ad lâ nèbblae<BR>Qui fan in bê a lâ montanhae dizabilà. <BR>I deison plan, plan e lâ plantae da rodia<BR>Plan planin i venoun blanshae. <BR>Lâ garnasshae i soun ad shittae icherae silënsiouzae<BR>Qui sêmbroun mountâ a la plaso ad deisëndae<BR>Din l’er qu’on l’o pâ ad flà…<BR>La grandoû i sëmbro angranjò dou fret<BR>Qu’on douno in ideîo d’esae libbrae. <BR>Al bô ou l’ei touplèn bel aou bion deibihà e zharà. <BR>As vê maqquae lâ plantà ad lounz uzeioû<BR>Que i coùnfloun lâ plummae per arparasae dou fret<BR>Tandón que loun shevrei i grattoun lâ plantae…<BR>Laz autrae biche iz vèioun parae<BR>Toutti i soun arparà e i souéimoun<BR>In lon son d’uvê. <BR>In shit shevrei cuioû ou son al muzet eimortì: <BR>l’ei in garnassho ad neîo, la proumiero d’astan! <BR>La neÎo blansho lustrianto i pennèllo lâ meizoun<BR>E i deisòn queto sû l’èrbo ad moun zhardìn<BR>Comma in uzèi a la fin ad soun vourâ ad la matinà<BR>Quan on von shërshâ lâ brizae ad pan…<BR>Peû, tou d’in cò la shei por neÎo! <BR>La neÎo i l’ei touplèn amisso ad l’ uvê<BR>Ma quouccoò iz n’an veî per soun shimìn…</P>
<P>&nbsp;</P></TD></TR>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/articolo22_ita.asp</link><pubDate>Mon, 03 Mar 2008 19.13.46 +0100</pubDate></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Perrachon Lorenzino - Le feste di SAUZE DI CESANA - La feta dou Sauzë dë Sëzanà [OCC]</title><description><![CDATA[<P>La festa invernale più sentita era il carnevale che durava anche una settimana. Era rappresentato da 17 – 18 personaggi che vestivano abiti preparati dalle ragazze del paese, c’erano il Carnevale e la moglie, i carabinieri, gli arlecchini l’avvocato, la “doppia”, la vecchia e la Quaresima… A fine della rappresentazione si svolgeva il processo al Carnevale che veniva condannato lasciando spazio alla Quaresima. Si faceva il giro di tutte le borgate e la gente offriva delle uova, dei piccoli doni ed alla fine della settimana il “raccolto” veniva consumato con grande allegria e contemporaneamente veniva bruciata la vecchia (due fascine di legna) a chiusura del Carnevale.</P>
<P><IMG height=266 alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/video04_02.jpg" width=361 align=middle border=0></P>
<P>&nbsp;</P><TD class=elenco_podcast>
<P><B>Le feste di Sauze di Cesana</B> <BR><BR>- Quali erano le feste que facevi a Sauze di Cesana? <BR>- Oh, noi di feste, d’inverno andavamo sugli sci. <BR>- Non c’era la festa di San Giacomo? <BR>- Ah, beh, d’estate si facevano di più perché c’era più gente e allora c’era il ballo. <BR>- E d’inverno? <BR>- D’inverno andavamo a sciare. E la festa di Natale? <BR>- Non facevate nulla a Natale? <BR>- Cosa ti regalavano i nonni? <BR>- I nonni mi regalavano due soldi in quei tempi. Due soldi e qualcuno quattro soldi. Poi qualcuno regalava magari due mandarini, due fichi, due noci, tutto qui. <BR><BR>Ci dicevano buon giorno buon anno che tu abbia la salute per tutto l’anno. Qualcuno magari ci diceva: Porta bene o porta male…<BR><BR>- Chi è che preparava per carnevale? <BR>- Le ragazze. <BR>- Quante maschere c’erano? <BR>- Eravamo diciassette o diciotto, poi il gruppo che preparava…<BR>- Ma dimmi un po’ i nomi, che personaggi c’erano? <BR>- Oh, ce n’erano di personaggi: c’era il carnevale e sua moglie. Poi c’erano due arlecchini, poi c’erano due carabinieri, due medici, poi c’era la maschera doppia, la Quaresima…<BR>- E il processo che giorno lo facevate? <BR>- Il processo lo facevamo l’ultimo giorno di carnevale, il martedì. <BR>- Tutti i paesi facevano il processo il martedì? E com’era il vostro processo, ti ricordi ancora qualcosa? <BR>- Oh certo, mi ricordo che noi, per esempio gli arlecchini ad un certo punto, alla sentenza, c’era uno che faceva l’avvocato, no, e ci ha detto che avevamo fatto delle malefatte e questo e quello. E noi gli abbiamo detto che non avevamo fatto nulla di straordinario. Che avevamo solo girato per il paese e che tutti ci avevano ben ricevuti. <BR><BR>Così se voi volete fare un bel giro. Entrate nel tribunale dei ciarlatani. Attraversate la Russia, la Spagna e l’Autagne [è il nome di un alpeggio]. <BR><BR>- E alla fine il carnevale veniva…?<BR>- Alla fine il carnevale era condannato e…<BR>- Gli sparavano? <BR>- Eh sì. <BR>- Gli sparavano. <BR>- Sì. <BR>- Moriva e poi? <BR>- Poi la Quaresima faceva un po’ il pazzo [solo uomini impersonavano le maschere del carnevale]. <BR>Scuoteva le sue campane. - Vinceva il processo! <BR>- Bruciavate anche la vecchia? <BR>- Bruciavamo anche la vecchia. <BR>- Quando? <BR>- Il giorno proprio non so dirlo. Qualche giorno dopo. <BR>- Qualche giorno dopo. E come si svolgeva? <BR>- Oh, si faceva lì, con due fascine di legna </P></TD><TD class=elenco_podcast>
<P class=linguaOC><IMG class=mid alt=OCCITANO src="http://www.cesdomeo.it/images/oc_small.jpg"> OCCITANO</P>
<P><B>La feta dou Saouze.</B> <BR><BR>- Calla z’éran la feta que t’fazìa ou Saouze ?<BR>- Oh ad feta nou... nou d’uvért, nou prenon souz asquì. <BR>- La nh’èra pa la feta do <B>Sen Zhaque? </B><BR>- Ah beh, d’ità ouai laz uzavë un po ‘d moui parqué nh’éra ancà mouei ‘d jent e… la nh’éra el bal entloura. <BR>- E d’uvért? <BR>- E d’uvért nouz anavan s’louz asquì. E la<B>feta ad Charenda </B>? <BR>- Fazìe pa nhente a Charenda? <BR>- Se que ti regalavou lou noni? <BR>- Eh, lou noni me regalavou din que moument iquì dou soou. Dou soou o cacun cat soou. Peui cacun dounavå magar doua mandarina o doua fica, doua cocca, tut iquì. <BR><BR>Nou dizioun boungioù boun an gardà la sandà par tou l’an. Cacun nou dizian magara : <B>Port le boneur o la port maleur... </B><BR><BR>- Qui l’i qu’ou l’aprestava par el carneval ? <BR>- La filha. <BR>- Cante masca la nh’aìa ? <BR>- Nou nh’eron darsét o daseuch ; peui la coumpanhia qui aprestava…<BR>- Ma dime an poou lou nous, que persounage la nh’aìa ? <BR>- Oh la nh’éra ad persounage: la nh’éra el <B>Carnavà e sa Fenna</B>. Peui la nh’éra doue <B>Arlequìn, peui nh’éra dou Carabinìe, dou Medsì, peui nh’éra la Doubbla, la Caréima…</B><BR>- E, el proucés que jurt lou fazìa? <BR>- El proucés lou faziou… el darìe jourt ad carneval, el mars. <BR>- Ma touttou lou paìe fazioun el mars <B>lou proucés </B>? E, coum éra votr proucés, ou s’ansouvenà ancà ad cocaran ? <BR>- Oh boia, m’ansouvenou que nouz aoutre per esempi lez arlequìn a na certa mira e qui a la sentënsa, nh’éra co un qu’ou fazî l’avoucat, no, e a n’z à dit que z’avioun fait ‘d beitiza e que sì e que lai. E aloura nouz autri nou nh’avån dit que nouz avioun pa fait ran dë straourdinér. Que ‘z avioun virà dint le paì que tou ‘l mount ‘z avìa bian arsebù, e oualà. <BR><BR>Ainsi ainsi si vous cherchaiz gran valser. Entraiz le tribunal des charlatans. Traversaiz la Russie l’Espagne et l’Otannhë. [francese] <BR><BR>- E a la fin el Carnavà venìa… ? <BR>- <B>A la fin el Carnavà restava coundanà e… </B><BR>- E i tiravou co? <BR>- E ouéi. <BR>- I tiravou? <BR>- Ouéi. <BR>- E ou mourìa e peui? <BR>- Peui la Caréima fazìa un paou ‘l fol … soupatava sa sounalha. <BR>- Ganhava el prousé! <BR>- E ou brulava la velha co apré? <BR>- <B>Brulavan co la velha. </B><BR>- Cant? <BR>- Eh, proppe el jourt péou pa ou dir. Coccou jourt apré. <BR>- Coccou jourt apré. E co l’éra... ? <BR>- Oh, ‘l fazian iquì doua feisìna ad bôc... </P></TD>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/articolo19_ita.asp</link><pubDate>Wed, 13 Feb 2008 18.32.31 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=635545&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="10000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Strazzabosco Bruno - Il forno di Rollieres  - El four dë Roullhiera  [OCC]</title><description><![CDATA[<P><IMG height=143 alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/video06_05.jpg" width=227 align=left border=0>Il video qui presentato ci descrive un forno usato tradizionalmente dalle famiglie nei tempi andati e che è stato salvato dalla distruzione da un intervento del comune che ne ha consentito il recupero. Il forno è dotato di 2 bocche da forno, la prima con tiraggio e la seconda senza. Nella bocca da forno dotata di tiraggio si panificava una volta al mese per tutto l'anno. La capacità massima di infornata era di 40 pagnotte del tradizionale pane di segale che si usava una volta. In questa bocca non si usava il termometro per leggere la temperatura, un parametro ovviamente assai importante per la lievitazione, bensì questa <IMG style="WIDTH: 235px; HEIGHT: 161px" height=194 alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/video06_02.jpg" width=235 align=right border=0>veniva verificata mediante l'immissione di farina o di una spiga di grano: era l'esperienza e la consuetudine che consentivano di stabilire quando la temperatura era quella corretta. Nella seconda bocca da forno manca la canna fumaria; il forno andava a brace d era utilizzata fondamentalmente per preparare le torte. La mancanza di una canna fumaria consentiva di far sì che durante l'inverno la fuoriuscita del fumo riscaldasse l'ambiente. Sono tuttora leggibili (si veda la foto più avanti) le iscrizioni delle iniziali dei nomi delle famiglie che si alternavano a rotazione per l'utilizzo del forno.</P>
<P><IMG height=230 alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/video06_01.jpg" width=299 align=baseline border=0></P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/articolo18_ita.asp</link><pubDate>Wed, 13 Feb 2008 18.32.29 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=635421&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="10000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>San Vincenzo, Priore e spadonari - GIAGLIONE   Séin Viseun, prioureus è spadouneire - DZALHOUN [FP]</title><description><![CDATA[<P><STRONG>&nbsp;LE PRIOUREUS </STRONG></P>
<P><STRONG><IMG alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/art21_02.jpg" align=left border=0><BR></STRONG>Soun sis foumeleus de la mèima bourdza, noumina dou prèire a Notra Dona dou Rouzare, a routasioun tra tot le bourdza dou pai. Soun ourganisa a coubleus, è sbalheun pa a souèindze ai vielh riti precristian de la natura, Soun tre coubleus, dueus dzouveun le Catlineteus, dueus maria dou Sacro Coor, dueus pi vielheus inò de Sèin Viseun l'aoutra de Notra Dona dou Rouzare. Onhi prioura lhe se tsardze d'ina féta, le flos per l'èiglèiza, la mesò, la bitseraa per li spadounèire la muzica. La féta lhet deloun la mèima ma lhe bèin complica. Li spadounèire de matin van a queri la priora festeggia a mèizoun, ina pousesioun lhe vèt fin a l'èigleiza, devan li spadounèire, la muzica, lou bran le prioureus è l'aouturita. Lou post an pousesioun ou dipeun da la féta. Devan a l'èiglèiza baloun li spadounèire è apree mesò tournoun a la mèizoun de la priora. </P>
<P><BR><BR><B>LI SPADOUNEIRE</B></P>
<P><IMG alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/art21_01.jpg" align=left border=0><BR>Catro omeun que acoumpanha da la muzica fan de figureus brandan de shabro loun, vitoun in courpeut flouradza, in queurt foudal tot ricama è ian in tsapel tot catsa de flos ave de loun nastri que tsèizoun desu lou crepioun. Fan li pas de in bal vielh, è van atrouplan è li dzest nou-z ansevienoun que vienoun da la nouét di tèin. Da lou bal de le batalheus de li vielh "celti" ai riti de le propisiasioun de la natura ai notri dzort le sapadounèire baloun deloun. </P>
<P><BR><BR><B>LOU BRAN</B></P>
<P><IMG alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/art21_07.jpg" align=left border=0>Lou bran et ina pouèinta viaouta doué metre, tot catsa de flos, nastri fruta donhi sort, ave ina base plata de boc que ina filhò da marie lhe porte drèita desu la teta. Deloun de riti de fertilità.</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>&nbsp;</P>
<P><STRONG></STRONG>&nbsp;</P>
<P><STRONG></STRONG>&nbsp;</P>
<P><STRONG></STRONG>&nbsp;</P>
<P><STRONG>LE PRIORE<BR></STRONG>La "roba savoiarda" è il vestito indossato dalle priore, ed ogni famiglia ne possiede uno, il ruolo della priora è ricoperto annualmente da sei donne della stessa borgata, elette dal parroco in occasione della festa della Madonna del Rosario, a rotazione tra le borgate che compongono il paese da quella più bassa (vista la conformazione altimetrica) alla più alta. Esse sono organizzate per coppie di età, e non è improprio paragonare la suddivisione in coppie al ciclo della natura e rivedere i residui di credenze precristiane. Le priore si dividono in tre coppie; due nubili di Santa Caterina, due giovani donne sposate del Sacro cuore, due donne mature di cui la più anziana è la priora di San Vincenzo, l'altra della Madonna del Rosario. Ognuna di esse si fa carico della festa che la tradizione gli assegna, l'onere della messa, l'addobbo della chiesa, ed il rinfresco alle autorità, spadonari e banda musicale. La ritualità di queste feste è pressoché identica ma molto complessa. Al mattino un raduno informale raggiunge la casa della priora festeggiata, da qui parte un corteo per raggiungere la chiesa, l'ordine dell'incedere è rigoroso aprono i quattro Spadonari, se presenti (danzano solo alla festa patronale, 22 gennaio, ottava e madonna del Rosario, 7 ottobre) seguiti dalla banda musicale il Bran, le priore, le autorità (le autorità solo per la festa patronale). Anche per le sei priore l'ordine di sfilata segue una gerarchia. Sul sagrato della chiesa dopo la funzione religiosa presenziano alla danza degli spadonari e qui si riforma il corteo per il ritorno alla casa della priora festeggiata. <BR><BR><B>GLI SPADONARI</B><BR>Gli spadonari sono quattro uomini che accompagnati dalla banda musicale eseguono un prestabilito numero di figure e movimenti coreografici, vestono un costume composto di un corpetto ed un corto grembiule di foggia massonica, interamente ricamati e da un copricapo fiorito e guarnito con nastri multicolori che ricadono sulla schiena. Eseguono le figure di una danza antichissima brandendo uno spadone e la lentezza e la teatralità dei gesti ci dimostra chiaramente la sua origine arcaica come lo dimostra anche il fatto che le movenze dei danzatori sono slegate dal suono della banda musicale. Le origini degli Spadonari si perdono nella notte di tempi, sicuro è che hanno acquisito qualcosa da ogni periodo storico attraversato, alcuni studiosi vedono l'origine della danza nell'eccitazione alla battaglia degli antichi celti, gesti ripetuti all'ossessione al rullare dei tamburi, poi gli addobbi floreali e multicolori ci riportano ai riti delle propiziazioni e fertilità della natura, i gesti alla fecondazione del terreno all'inizio del ciclo produttivo, alle antiche feste del calendimaggio. <BR><BR><B>Il BRAN</B><BR>Il bran, albero fiorito, un'intelaiatura di legno alta due metri con base lignea piatta e rotonda, totalmente coperta di fiori, frutti, nastri colorati e portato con maestria in bilico sulla testa da una ragazza in costume l'usanza ci riporta ai riti della fertilità.</P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/articolo21_ita.asp</link><pubDate>Thu, 07 Feb 2008 18.17.22 +0100</pubDate></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Berton Maria - La storia della sua vita - L'istouarå dë sa vitå  SAUZE DI CESANA  [OCC]</title><description><![CDATA[<P><B><IMG style="WIDTH: 334px; HEIGHT: 248px" height=374 alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/video03_02.jpg" width=590 align=middle border=0></B></P>
<P><B>S’mariâ</B> </P>
<P>- Mi a m’siou marià dal sincantesèt e peui siou tejoù ità isì perqué moun nonou fazian lou berjìe e nouz anovon a Turin e d’ità isì e peui a m’siou marià dal sincantesèt e sen ità tejou isì. E oualà e apré moun om ou l’avìa el magazin e aloura el l’anavo a vendre be el camion e mi a restavou din el magazin, e oualà e vandiou un poou ‘d tout. Dal pån a la saousissa, al fourmajjë, la vardura, lou detersivi, tout, tout a la fin.<BR>- Andou ou l’anavå a s’prenne el butin? <BR>- A lou pourtavo, ad iage no l’anavån al prenne a Seuiza, da lou fornitours peui apré tondons l’e vangu que lou pourtavou isì a meizoun, là. <BR>- Ma a la coumensament andou la s’prenìa ? <BR>- La s’prenìa a Seuiza. <BR>- A Seuiza? <BR>- Sì, sì. <BR>- La nh’ér un gran magazin a Seuiza? <BR>- La nh’ér ‘d gro magazin que vendioun parì e alour nou anavoun avà e chargiavan s’que l’avioun absoun e s’que... e oualà. <BR>- Ou l’achatava co ‘d butin dou post o ou l’anava toutou ou s’pren ad for? L’achatava ad toummå per dire. <BR>- Ah, peui l’achatava peui ad toummå certo. E peui a ‘n certo punto z’avioun peui co nouz aoutre la bestia. Apré nou fazioun co nou la toumma, lou toumin. E peui z’anoun a s’vendre an poc an gir e peui nou la vendiou din la bouticca e oualà. <BR>- E cant vou s’è marià bou votre Leicio que l’i que Leicio… coume ou s’è couneisù? E coume... <BR>- A nou s’an couneisù. Itavån isì, nouz éran tous isì nou s’an couneisù isì nouz aoutri. <BR>- Ma la nh’aìa ad maniéra per vou… per qui… soou pa mi l’omou ou l’anava a dimandà la mån a…?<BR>- A certo, certo, certo! <BR>- Coum l’ér antlour? <BR>- Eh… alour an påou drån dë s’mariâ èl l’avia pa måi el papà aloura l’e vengu soun ouncl an vèi e… soun vengù da moun pairë e da ma måirë a demandà se i l’eroun countens que nou s’mariavou. <BR>- Se que s’éra la bariéra? <BR>- Eh, la bariéra... mi l’éra pa un om dla bariéra perqué mi aribavou din el paì. La bariéra l’ei quella qui vai via que paian. Comprenoou? <BR>- Certo. <BR>- Ecco! Ma i m’avioun fait una cita tabla iquì ‘mbeù un iage da biour e vai qui nouz an arsebù parìë. <BR>- Qui l’i que l’avìa fai iquén? <BR>- Mi iquì z’avìe fai Ricou bounanima e Cibou. N’ou souroou de Cibou? <BR>- Più o meno sì. <BR>- E ‘d Ricou? Note vizin quel qu’ou l’itava iquì. <BR>- I faziou par ad la jenèsa. <BR>- Faziou par… lh’erou toutou dou da mariâ ma i l’eroun veuls e aloura i l’erou fai par ad la jenèsa e aloura nouz an arsebù parì e peui oualà. <BR>- So que s’éra el martourés? <BR>- El martourés l’éra un cop... lh’avì un afâ que fazia coume ‘na pipa i bitavan la poudrë peui picavou o iquì ba o su tacà na muralha e an iquì l’eicloupava. <BR>- E lou veire? <BR>- Ah beh, lou veire tou ‘l mound la nh’avìa... ha-ha-haa! </P>
<P><IMG alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/video03_01.jpg" align=middle border=0></P>
<P><B>Sposarsi</B> </P>
<P>- Io mi sono sposata nel Cinquantasette e poi sono sempre stata qui perché i nonni facevano i pastori e andavamo a Torino poi d’estate qui. Poi mio marito aveva il negozioe andava a vendere con il camion ed io restavo nel negozio. Vendevo un po’ di tutto. Dal pane alle salcicce, al formaggio, la verdura, i detersivi, tutto. <BR>- Dove facevate rifornimento? <BR>- Lo portavano, a volte andavamo a farlo a susa dai fornitori, poi c’è stata l’abitudine che lo portavano direttamente a casa. <BR>- Ma all’inizio dove si faceva? <BR>- A Susa. <BR>- A Susa? <BR>- Sì. <BR>- C’era un magazzino all’ingrosso a Susa? <BR>- C’erano dei magazzini all’ingrosso dove noi andavamo e caricavamo ciò di cui avevamo bisogno. <BR>- Compravate anche prodotti locali o prendevate tutto fuori? Compravate formaggi, per esempio? <BR>- Certamente, compravamo i formaggi. In seguito, avevamo anche noi gli animali. Così facevamo la toma, i tomini. Li vendevamo in forma ambulante e nel negozio. <BR>- Quando si è sposata con Alessio (???) cos’è che lui… come vi siete conosciuti? <BR>- Ci siamo conosciuti. Stavamo qui, ci siamo conosciuti qui. <BR>- Ma c’erano abitudini, non so, l’uomo andava a chiedere la mano? <BR>- Certo. <BR>- Com’era allora? <BR>- Eh, allora, un po’ prima di sposarsi, lui non aveva più il papà, così è venuto suo zio una sera. Sono venuti da mio padre e da mia madre a chiedere se erano contenti che ci sposassimo. <BR>- Che cos’era la barriera? <BR>- La barriera… non era il mio caso, mio marito non era un uomo soggetto a barriera perché io venivo a stare in paese. la barriera si paga per le ragazze che vanno via. Capite? <BR>- Certo. <BR>- Ecco! A me avevano preparato una piccola tavola con un po’ da bere e così ci hanno ricevuti. <BR>- Chi ve l’aveva preparata? <BR>- Enrico, buonanima e Cibu. Vi ricordate di Cibu? <BR>- Più o meno. <BR>- E di Enrico? Il nostro vicino che stava proprio lì. <BR>- Facevano parte della compagnia dei giovani. <BR>- Ci facevano parte, erano entrambi celibi e sebbene fossero più vecchi, facevano parte della compagnia dei giovani e così ci hanno ricevuto. <BR>- Cos’era il martourés? <BR>- Il martourés era un petardo, aveva una parte fatta come una pipa dove mettevano la polvere poi lo battevano per terra o contro un muro e quello scoppiava. <BR>- E i vetri? <BR>- Ah beh, i vetri li avevano tutti…..ha-ha-haaa! </P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/articolo17_ita.asp</link><pubDate>Thu, 07 Feb 2008 18.17.21 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=635717&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="10000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Manzon Mario - Sauze di Cesana - COME SI FACEVA IL PANE Coummë ës fåziå ël pån [OCC]</title><description><![CDATA[<P><STRONG>Coummë ës fåziå ël pån </STRONG></P>
<P>La jent a tourni ou fazioun moulinà an paou de gran par fâ el pån, fâ el pån de blà que dounave un baroun ad travalh, que pourtrop a l’ai fait. La vantava ampatà e fâ l’aiga bulhenta. L’aiga bulhenta vueidà din la farina e uzavan una paletta de bôc perqué coun la mån la poian pa ampatâ e aloura coun la paletta de bôc ou meiclavan bian l’aiga bulhenta bou la farina, que couìa un paou la farina. Peui cant i l’éra pa måi tan chaudë alour s’anavë bou la mån e l’ampatavou bian ste patoun. Peui lou leisavoun din la moi per vintecattr’oura. Vintecattr’oura apré ou tournavou repatâ sta pata peui tourn vintecattr’oura di levatura, levagge, la levà qu’a fousa bian calmå. Apré carantieut oura iéra qui a noou, sì l’amico, avìa anviscà el fùe, el four qu’i l’ai sì e l’anviscavou el fue e puei i l’anfournaou. Catr’oura la vantavë que la couiése, catr’oura din el four douvî restà el pån perqué bien cueit le counservavou un an, un an. Apré un an l’éra ancà boun, s’asgueirava pa, a l’éra dû però l’éra intat. <BR>- A l’éra dû, mica poc a na fai...<BR>- A n’ai fait ad cla fournea iquì. Per nou e peui per lou coulega, lou vizì que d’iagi l’avian bsoun d’un co ‘d mån. E la s’dounà la mån l’un cou lh’aoutri sourtoù anche per fournià...<BR>- Cant un ou l’aloumava el four la servìa anche per toutti lou vizì perqué...<BR>- Ecco, usavamo a turni, a turni una famiglia l’éra magara da veuchi a meijù, l’altra da meijù a catr oura, a turno. El four a s’deijalava per tut el paì e a s’eicrîou: enqeui pasa Manzoun, apré Manzoun la lh’à Bertoun, apré Bertoun la lh’à Princlari, apré Princlari la lhà Prinderre per modo di dire la lh’à Rigat. Fazian lou tour ad tout el paì.<BR>- Que gran ou l’utilizava par fâ el pån?<BR>- El pån uzavo el blà perqué el frumen isì a mount a meirava pa guaire. Lou paî que vai a Dezerta e que vai iciaou la meirava el frumen e nui si ‘d campannha la meiravan e ‘d certe campannha er un paou tutta freda la s’tribulava ‘n paou. L’ér pa propi la zona nou l’ér la zona ad pån ‘d sér, pån dë blà, di segala, e allora quello lì si seminava anche alle Plane a l’Argenterå, a l’Argenterå la lh’éra de blà impeccabile…</P>
<P><STRONG>Come si faceva il pane</STRONG> </P>
<P>La gente, a turno, faceva macinare un po’ di grano per fare il pane, il pane di segale che dava molto lavoro, che purtroppo io ho fatto. Bisognava impastare con l’acqua bollente. Si versava l’acqua bollente nella farina e si utilizzava una paletta di legno perché con le mani non si poteva impastare e così, con la paletta di legno, si mescolava bene l’acqua bollente con la farina, che già couceva un poco la farina. Poi, quando non era più tanto calda, allora si poteva impastare ben quel pastone con le mani. Poi lo si lasciava riposare nella madia per ventiquattrore, Ventiquattrore dopo si impastava nuovamente poi la si lasciava di nuovo lievitare per ventiquattrore. Doveva lievitare bene. Dopo quarantott’ore, mentre nella notte si era acceso il fuoco, nel forno che c’è qui si poteva infornare. Quattro ore doveva cuocere, doveva restare nel forno quattro ore perché ben cotto lo si conservava per un anno. Dopo un anno era ancora buono, era duro ma era intatto.<BR>- Era duro, ma ne ha fatto tanto…<BR>- Ne ho fatte tante di quelle infornate. Per noi e per gli amici e i vicini che a volte avevano bisogno di un aiuto. Ci si aiutava gli uni con gli altri, soprattutto per fare il pane.<BR>- Quando uno accendeva il forno, serviva anche per tutti i vicini.<BR>- Si facevano i turni, magari una famiglia dalle otto a mezzogiorno, l’altra da mezzogiorno alle quattro. Il forno serviva per tutto il paese e si scrivevano i turni: oggi passa Manzon, dopo Manzon c’è Berton, dopo Berton c’è Princlari, poi Prinderre, Rigat. Si faceva il turno di tutto il paese. <BR>- Che grano usavate per fare il pane?<BR>- Usavamo la segale perché il frumento non maturava bene. Nei paesi di Desert e di quelle zone il frumento maturava bene, nei nostri campi in alcuni maturava e in altri più freddi si tribolava un po’. Non era una zona adatta, qui da noi era la zona del pane scuro, di segala. La si seminava anche in località Plane, in valle Argentera. In valle Argentera c’era della segale impeccabile.</P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/articolo16_ita.asp</link><pubDate>Fri, 01 Feb 2008 10.25.20 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=635347&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="10000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Merlin Pieretta: la torta di patate - SAUZE DI CESANA - Lå tourtå ëd tårtifla [OCC]</title><description><![CDATA[<P><B>Lå tourtå ëd tårtifla</B> </P>
<P>Stouz ans la sounavan la tourta ‘d tartifla, ma l’e pa na tourta l’e na tourta salà. Aloura venta patâ la farina bou ‘n po d’eiga, el lievito e la s’ampâtë tout coum a fâ el pån. Peui ou fazé anâ el patoun bou ‘d tartifla bruà, la fazé coi bou la pèi, la fazé propi brouà bou la péi. Peui ou la pelà, ou la snhacà coume a fâ la puré e peui ou prané de bur d’euli dint una pela bou de sebba ou la fazé coir ou la fazé un paou rouzoulâ, e peui ouz bità ansen a la tartifla louz boudouirà bien i bità dë piour dë sâ e un paou dë cla shoza mista... shoza mista .... droga mista... droga mista... cannella, garofano... c’è la cannella, il garofano... l’ì tout meiclà ansen, per dare un po di gusto... e apré prepar la pata, la pata que ouz’avé ampatà par fâ la pizza e peui ou bità que patoun iquì de tartifla su, apré lhi butà un paou de flour... ‘l bità din na telha, butà un paou de flour iquì su cla tartifla iquì bian liscio e ‘l bità din el four e cla iquì un iagi el sounavan la tourta ‘d tartifla però l’e pa na tourta l’e na tourta salà. </P>
<P>&nbsp;</P>
<P><B>La torta di patate </B></P>
<P>Allora la chiamavano torta di patate, non è una torta dolce ma salata. Bisogna impastare la farina con un po’ d’acqua e il lievito come per fare il pane. Poi si fa il ripieno con patate. Le si fa cuocere con la buccia nella padella. Pelare le patate e schiacciarle come per fare il puré. Mettere del burro e dell’olio in una padella con cipolle e fare rosolare. Unire alle patate, mescolare bene e mettere pepe, sale e un poco di droghe miste: cannella, garofano, ecc. per insaporire. Poi occorre preparare la pasta che si è impastata in una teglia, come per fare la pizza, la si copre con il ripieno e si copre con un po’ di farina, quindi si inforna. Un tempo questa la chiamavano la torta di patate, ma non è una torta dolce, é salata. </P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/articolo15_ita.asp</link><pubDate>Fri, 01 Feb 2008 10.25.18 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=635328&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="10000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>I bambini di Bardonecchia cantano la ninna nanna di Natale [OCC]</title><description><![CDATA[<P><IMG height=149 alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/bimbi.jpg" width=240 align=left border=0>&nbsp;A Bardonecchia, il 21 Dicembre 2007 l'imminente Natale ha ricevuto il migliore e più commovente benvenuto possibile dall'allegra nidiata dei bambini di 5 anni che hanno seguito il corso di patouà con la maestra Augusta. Una piccola e variopinta folla di bimbi, chi in piedi, chi seduto, chi accovacciato, chi gatton gattoni cercando il proprio posto in mezzo agli altri, ma tutti allegramente agghindati nei loro costumi portati con tenera seriosità e consapevolezza, <IMG alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/bimbi2.jpg" align=right border=0>ha regalato una ninna nanna davvero speciale che ha riscaldato il cuore dei presenti in una recita in cui hanno preso vita e sonorità parole e musica di Clelia Baccon. Un piccolo ma sostanziale controesempio a proposito del fatto che lo spirito vero del Natale è qualcosa di diverso della corsa ai regali sotto la pressione della pubblicità...</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>&nbsp;Gesù Bambin, s’ù fussa nesü’<BR>u me dla muntannha d’ notrë päi<BR>u sarìa ità, ä n’än sìu sëgu<BR>din notrë etabblë ‘l biën vëngù!<BR><BR>Mämà Maria e Sën Giosé<BR>la, fatiga e giara ‘d fré<BR>i s’ särìa truvà, ä n’ ën sìu sëgü<BR>din notrë etabblë biën u ciudin.<BR><BR>Gesù Bambin, ‘l tur d’inë gran<BR>tran, tran, tran, tran, u v’ z’urìë ëndörmì<BR>trankilmèn, ä n’en sìu sëgü<BR>din notra- z- etabbla s’lä palhë ‘d blà.<BR><BR>L’e in bé söimë, in bé söima,<BR>ma i l’e plü bellë la vrità:<BR>kë vu Bambin u sé nesü’<BR>par tu ‘l mundë<BR>E MEI PAR MI </P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/articolo14_ita.asp</link><pubDate>Thu, 24 Jan 2008 17.24.17 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=632492&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="1000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Colturi Riccardo: L'ommë quë ou l'à cullhì la vellha choza [OCC]</title><description><![CDATA[<B>
<P>&nbsp;</P>
<P><B>PATOUÀ</B> </P>
<P>Lenguë dë notrou velhou<BR>Lenguë parlà da noù<BR>Charcen dë la parlá tëjou<BR>Sì nou vouren pâ së pérdë<BR>Din sé mound ipouvantà<BR>Dë sëttë gënërasioun arënduo<BR>Ou ten cou liz-ità<BR>Ou ten cou là pasà<BR>Patouà quë béllë lenguë<BR>Lenguë prouvënsalë<BR>Lenguë sënsë counfin<BR>Parlà da nô vizin<BR>Qui së sounan veoirë fransê<BR>Mè i soun cou ma nouzaoutrë<BR>Dë paizan dou moundë<BR>Quë veoirë ou lî abità<BR>D’unë foullë ipouvantà</P>
<P><IMG alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/museo.jpg" align=baseline border=0></P>
<P>PATOUÀ</B> </P>
<P>Lingua dei nostri vecchi<BR>Lingua parlata da noi<BR>Cerchiamo di parlarla sempre<BR>Se non ci vogliamo perdere<BR>In questo mondo spaventato<BR>Di questa generazione arresa<BR>Al tempo che è stato<BR>Al tempo che è passato<BR>Patouà che bella lingua<BR>Lingua provenzale<BR>Lingua senza confini<BR>Parlata dai nostri vicini<BR>Che si chiamano adesso Francesi<BR>Ma sono come noi<BR>Dei paesani del mondo<BR>Che adesso è abitato <BR>Da una folla spaventata</P>
<P>&nbsp;</P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/articolo13_ita.asp</link><pubDate>Thu, 24 Jan 2008 17.24.15 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=632558&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="1000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Fassino Rinaldo - Il mestiere dello stagnino in Valle Orco [FP]</title><description><![CDATA[Më schamou Fassino Rinaldo, sui na su a Pereballa del mileneuouséncouarantëdui. Peu a m'on pourtà ju batezar a San Lourèns peu a m'on tourna pourtà ju, a m'on pourtà ju j'avì sés an. Pourtà ju a Rousoun j'avì sés, sés an. E peu a soun co alà a scola a Costabunhi e peu via, min pare ou fazé lou marguérë, a eut an i alavou ja apré ël vache a mounzi...i érou ja boun a mounzi ël vache, e via apré ël chivre, fè. E peu via, dopou min pare è mancà j'avì disét an, aloura su comansia alà fora a far lou manhin e lavourar da si da qui, far lou manhin e via su tenia fora da ca. G'è giria toute 'l valade 'n po da si 'n po da qui, peu g'è lavourà a l'aziénda eléttrica è sémpe... sémpe lavourà sout padroun. Finna casi couarant an, trantesés an, trantesèt 'd servisi peu a su alà an pensioun e countinoû ancoura a far 'n po da manhin, paré da si e da qui. <BR><BR><B>TRADUZIONE</B><BR><A onkeypress="window.open('images/big/fassino02.jpg','',''); return false;" title="San Lorenzo (Locana)-Monumento agli stagnini della Valle di Piantonetto. Clicca per ingrandire la foto. Il link aprirà una nuova finestra del browser" onclick="window.open('images/big/fassino02.jpg','',''); return false;" href="http://www.cesdomeo.it/images/big/fassino02.jpg"></A>&nbsp;Mi chiamo Fassino Rinaldo, sono nato su a Perebella [Locana] nel millenovecentoquarantadue. Poi mi hanno portato giù a San Lorenzo a farmi battezzare, poi mi hanno di nuovo portato giù, mi hanno portato giù che avevo sei anni. Portato giù a Rosone [Locana], avevo sei, sei anni. E poi sono anche andato a scuola a Costabugni [Locana], e poi via, mio padre faceva il malgaro, a otto anni andavo già appresso alle mucche a mungere... ero già bravo a mungere le mucche, e via appresso alle capre, pecore. E poi via, dopo mio padre è mancato che avevo diciassette anni, allora ho incominciato ad andare fuori, a fare lo stagnino e lavorare di qua e di là, fare lo stagnino e via mi sono tenuto fuori di casa. Ho girato tutte le valli, un pò di qui e un pò di là, poi ho lavorato presso l'azienda elettrica e sempre... ho sempre lavorato sotto padrone. Fino a quasi quarant'anni, trentasei, trentasette anni di servizio, poi sono andato in pensione e continuo ancora a fare un pò lo stagnino, così di qua e di là.]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/alfieri_video08.asp</link><pubDate>Thu, 17 Jan 2008 17.41.25 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=410007&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="10000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Enrichetta Vottero - Le attività agro-pastorali in Valle di Susa [FP]</title><description><![CDATA[&nbsp;Me më 'mmando Enriquétta Vottéro. G'e nâ lou sèt dë gënûa millenovechentovénti. Aourà g'éi outantësèt ani, outantësèt. Ihì së trouvân an Urbian que èt ina frasioun dou coumun dë Moumpantia. Me g'e sampe travalhà la campanha, g'éi restà avû i... na man plén-a d'aria, pa rën dë sordi ma... salute ringrasiand i a pourtamë fin ourà. <BR><BR><B>TRADUZIONE</B><BR>Io mi chiamo Enrichetta Vottero. Sono nata il sette gennaio del millenovecentoventi. Ora ho ottantasette anni, ottantasette. Qui ci troviamo a Urbiano che è una frazione del comune di Mompantero. Io ho sempre lavorato la campagna, sono rimasta con u... na mano piena d'aria, niente soldi ma... la salute ringraziando mi ha "accompagnata" fino ad oggi.]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/alfieri_video07.asp</link><pubDate>Thu, 17 Jan 2008 17.41.24 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=417920&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="10000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Elio Ceretto Castigliano - Il mestiere del mastro ramaio nell'Alto Canavese [FP]</title><description><![CDATA[&nbsp;Mi më schamou élio, di conhome Cerétto Castilhano e stoû an... piasi Eouropa., que na volta a l'éra piasa, Fount Pount. Però adés a l'an cambià an butà piasa Eouropa, numer sès. La mia atività a l'e coula travaiar ël ram, ël manhin. Foun 'n po tut... lon que... lon c'an capita da far. <BR><BR><B>TRADUZIONE</B><BR>Io mi chiamo Elio, di cognome Ceretto Castigliano e sto in piazza Europa, che una volta era piazza Fond Pont. Però adesso hanno cambiato e hanno messo piazza Europa, numero sei. La mia attività consiste nel lavorare il rame, il ramaio. Faccio un pò di tutto... quello che... quello che capita di fare.]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/alfieri_video06.asp</link><pubDate>Thu, 17 Jan 2008 17.41.22 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=417916&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="10000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Diego Castagneri - Il mestiere del muratore in Val d'Ala di Lanzo [FP]</title><description><![CDATA[<P>Allora, io sono Diego Castagneri, sono di Balme ma abito a Chialambertetto, dopo che mi sono sposato sono andato a stare a Molette, è un altro paese sempre del comune di Balme. Faccio... Per vivere faccio il muratore e aiuto in famiglia perché abbiamo le mucche e abbiamo anche il negozio. </P>
<P>&nbsp;</P>
<P>Aloura, me sè Diégo Castanhéri, sè 'd Bàrmës, ma istou a Chabartòt, dopou quë m'è marrià sè alà sta a 'l Moulòttes, es n'aoutou pais sémpre dou coumun 'd Bàrmës. I faou... Për vivrë i faou lou mouradoù e juttou an famî perqué g'èn ël vàchës e g'èn co ou negosi.</P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/alfieri_video05.asp</link><pubDate>Thu, 17 Jan 2008 17.07.41 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=417914&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="10000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Aldo Regis: La viticoltura in Valle di Susa [FP]</title><description><![CDATA[<P><BR><IMG height=159 alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/borgis.jpg" width=247 align=left border=0>&nbsp;Io sono Aldo, a Giaglione mi chiamano Aldo del Torino... e qui siamo nella mia vigna del Cré, il penultimo terrazzamento giù in fondo. Mia madre lavorava il cotone e poi a tempo perso lavorava la vigna e mio padre anche, lavorava all'Assa [acciaieria di Susa] e a tempo perso andava a lavorare la campagna, e quando sono andati in pensione si sono dedicati appieno ai lavori della campagna. I vecchi di mio padre mi sembra che arrivassero da Coazze. Suo padre faceva la tela e il barbiere e sua madre tesseva la tela. Invece quelli dalla parte di mia madre, loro lavoravano la vigna, avevano anche due o tre mucche, facevano il fieno e vendevano un po' di burro, un po' di formaggio e vendevano qualche vitello. </P>
<P>&nbsp;</P>
<P>&nbsp;Me sèi Aldo, an Dzalhoun damandoun Aldo dou Touirin... e isé seun din ma vinhò dou Cré, la penultima eichafa bâ ou foun. Ma mare lhe travalhave ou coutoun e apré a tèin perdù lhe travalhave la vinhò e moun pare tot parië, travalhave a l'Assa e a tèin perdù ou alavet travalhé la campanha; e can soun venù an pensioun i an fran dedicase a li travalh dla campanha. Li vielh dë mon pare m'aseumble que arivìsoun da Couàseus. Soun pare ou fèzè la tèila e lou barbie e sa mare lhe tesét la tèila. 'Nveche si d' ma mari loû aioun travalhà la vinhò, aioun co dùvës ou trê vàchës, fezioun lou fèin e vendioun 'n bleuc dë beuro, 'n bleuc d' toumò e vendioun carque vel. </P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/alfieri_video01.asp</link><pubDate>Mon, 14 Jan 2008 10.31.26 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=417900&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="10000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Borla Giovanni Battista: L'attività del corriere nella Valle di Viù [FP]</title><description><![CDATA[<P>&nbsp;<IMG height=163 alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/battista.jpg" width=272 align=left border=0>- Io Borla Giovanni Battista. Sono nato a Piazzette [borgata di Usseglio] il venticinque giugno del millenovecentoventisei. Mio padre era qui di Usseglio, mia madre invece della Saletta [borgata di Lemie]. E mio padre, quando sono nato io, faceva già l'albergatore e aveva già la macelleria, aveva anche la macelleria, <I>lou mazer</I>. Negoziava anche nei vitelli e nelle bestie, mio padre. E andava anche giù a Chivasso il martedì a portare i vitelli di Usseglio.<BR><BR>- Come hai iniziato a fare il corriere?<BR><BR>- Ho iniziato perché cominciando a dar via [vendere] il legname... dopo ti ho detto, meglio che prenda anch'io un recapito, perché i rappresentanti venivano su a vendere, ma venivano su con la corriera o con la bicicletta, vendevano e dopo andavano giù. Allora dopo mi dicevano poi, vai a caricare il tal giorno che la roba è pronta e portavi su di tutto. Come fosse adesso, la prima settimana di luglio io avevo già finito di portare su i bauli e i lettini perché tutte le soffitte e tutte le camere [d'albergo] erano già tutte impegnate, occupate. E fin dopo la metà di settembre la maggior parte [dei villeggianti] stava a Usseglio. </P>
<P>&nbsp;</P>
<P>&nbsp;- [Come si quiama?]<BR><BR>- Io Borla Jovanni Battista. Séi na al Piasteù, il vintesinc 'd junh dou milaneuseuntevintesés. Moun pare ou i ére isì d'Isseui, ma mare nvéche dla Sartà. E moun pare, can qui séi na mi, ou fazit ja l'oubergista e ouî ja lou mazèr, ouì co la macelleria, lou mazèr. Ou negousiave co nti bouchin e ntil béstië moun pare. E ou i alave co ju a Chivas a ou dëmars a mna li vel d'Isseui.<BR><BR>- Coume ta ncoumensà per farë lou corriére?<BR><BR>- I éi ncaminà perqué coumensan da via 'l bosc dop l'éi dite méi que përnô ou recàpit co mi perqué i rapresentënt vënioun su a vènde ma vënioun su sla corriéri o coun la biciclëtta, ou vendioun e apré alaou ju. Aloura dopou ou 'm dizioun peu, va peu chargé ou tal jòrn que la roba è prounta e t'aià mna su d' tout. Come ourà, la prima smana 'd lui mi aiou ja finì di mna su i bavul e i letin përqué teuiti i soulé e tueitëz ësteunsië i érou ja touteù empenhà, ocupà. E fin-a dopou la metà di stémbe la grën part stàvoun a Isseui. </P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/alfieri_video02.asp</link><pubDate>Mon, 14 Jan 2008 10.31.25 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=417906&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="10000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Bruno Tessa: La tessitura della canapa in Val Sangone [FP]</title><description><![CDATA[<P><IMG height=142 alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/bruno_tessa.jpg" width=225 align=left border=0>&nbsp;Il mio nome è Bruno, ci troviamo a Coazze, qui è al Villargrande. Io tesso, ho il telaio e tutti gli attrezzi per fare tela. Sono riuscito, diciamo, a ricostruire ancora la tessitura con gli attrezzi di una volta, ho trovato tre telai e poi l'altra attrezzatura l'avevamo ancora, perché la mia famiglia, i miei facevano tela, l'hanno fatta fin verso il millenovecentocinquanta e poi le nonne erano già vecchie, non potevano più farlo, allora hanno poi smesso. </P>
<P>&nbsp;</P>
<P>&nbsp;Mi i éi nom Brouno, s' trouënt an Couase, isì a l'et a... a ou Vilegrënt. Mi tésou, i éi lou talèi e tut i atrési për fe téla. I seui aruvà, diouma, a ricostruì 'ncoura la tesitura coun i atrési d'in bot, i éi trouvà trai talèi e peui l'aouta atresitura l'aien-t incoura perqué ma famia, li meui i faiuon téla, fala fin vers lou mileneuousëntesinquënta e peui ël none i érou gë véi, pouioun pa pi fèlou, aloura i an co piantà iquì. </P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/alfieri_video03.asp</link><pubDate>Mon, 14 Jan 2008 10.31.24 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=417910&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="10000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics per il Cesdomeo</author><title>Chiolerio Renato: il mestiere dello stagnino in Val Soana [FP]</title><description><![CDATA[<P><IMG style="WIDTH: 187px; HEIGHT: 149px" height=112 alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/chiolerio01.jpg" width=147 align=left border=0>&nbsp;Io mi chiamo Chiolerio Renato, sono nato a Fontanetta il sette marzo del 1946, comune di Valprato Soana.<BR>Mestiere dello stagnaio è quello che ho imparato, poi mi sono aggiustato a fare di tutto, no? Basta che veda poi metto... ho sempre messo in pratica. </P>
<P>&nbsp;</P>
<P>&nbsp;Guijò me dëmando Quiolério Renato, séi nasù a Fountanëtà al sèt dë marf del mileneufhentecarantësès, coumun dë Courdanéri.<BR>Mestiér del ruga è couello que o imparato, poi me sè ringuià a fare tòt, no? Basta que véda poi métto... o sempre messo in pratica. </P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/alfieri_video04.asp</link><pubDate>Mon, 14 Jan 2008 10.30.16 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=417889&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="10000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics x Cesdomeo</author><title>Dzalhoun: disando 15 dezeumbro 2007 Gran dzournaa per la tsansoun a Dzalhoun [FP]</title><description><![CDATA[<A onkeypress="window.open('images/art12b_big','',''); return false;" title="Vox Cantorum - il link aprirà una nuova finestra del browser" onclick="window.open('images/art12b_big.jpg','',''); return false;" href="http://www.cesdomeo.it/images/art12b_big.jpg">&nbsp;<IMG class=iconanews style="WIDTH: 200px; HEIGHT: 205px" alt="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/art12b.jpg" align=left border=0></A> Dzalhoun èt deut: paii dla muzica è di tsantre, alura ou ospite avé orgolh ina dzournaa de travalh tsu la tsansoun.<BR>Lou cesdomeo a travé l'asouciasioun " muzica viva" ou patrocine si travalh, finansie la regioun Piemoun, iot li ricercatou, lh'arquive.Se trove a 11,30 per l'aperitiv è la mareunda, aou centro poulivaleun de la quemuna de Dzalhoun, iot li tsantre de la " compagnia Sacco" de Cerriana an liguria, è lou goup sos cantore de Cuglieri an Sardenha.<BR>Fan li salut l'asesou a la cultura de Dzalhoun Marco Rey, L'asesou a la cultura de la provincia de Touirin Valter Giuliano, iot anvitaa lou vicepresideun de lez Hautes alpes m.sieur Siri. <BR>Aou dibati iot tot li pi ampourtan ricercatou de muzica tradisiounal è pousesou d'arquivio, lou dibatti ou l'et ampourtan è se bardzaque de tot li sistema de ricerca e d'arquivio. Se dibat desu la duplice realtaa, li tsantre è la ricerca, l'universitaa è li travalh que lh'ot fèt, Se deut que tsante ansèin et in bèin per le comounitaa, e lh'arquive dèivoun èitre coundiviz, fot travalhe an rete.Lou cesdomeo ou se propone per in proudzet de "messa in rete" de seun que esiste è ou garantit è mantien la vizibilitaa a touit li ricercatou e le asouciasioun que aderisoun aou proudzet.<BR>Se sare la dzournaa a 19,00 an mindzan è tsantan ansèin li tsantre que ian partecipaa ai travalh.]]></description><link>http://www.MyWebSite.com/item.html</link><pubDate>Wed, 19 Dec 2007 11.32.08 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=441228&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="15000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics x Cesdomeo</author><title>"Vox Cantorum" Canto spontaneo... tra storia e rito sociale incontro sul canto spontaneo di tradizione SABATO 15 DICEMBRE 2007 [IT]</title><description><![CDATA[<A onkeypress="window.open('images/art12_big','',''); return false;" title="Vox Cantorum - il link aprirà una nuova finestra del browser" onclick="window.open('images/art12_big.jpg','',''); return false;" href="http://www.cesdomeo.it/images/art12_big.jpg">&nbsp;<IMG class=iconanews style="WIDTH: 200px; HEIGHT: 130px" alt="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/art12.jpg" align=left border=0></A> Nella splendida cornice innevata delle montagne di Giaglione si è svolta sabato 14 Dicembre 2007 l'evento VOX CANTORUM, a cui hanno preso parte, oltre a numerosi relatori, le compagnie: Sos Cantores di Cuglieri (Sardegna) e Compagnia Sacco di Cerriana (Liguria) <BR><BR><BR>Guardate il video della manifestazione contenente l'intervento di Valter Giuliano e alcune canzoni delle due compagnie. <BR><BR><B>Di seguito alcuni attimi dell'incontro.</B><BR><BR><BR>Introduzione di Valter Giuliano, Assessore alla Cultura della Provincia di Torino e Presidente del Ce.S.Do.Me.O. <BR><BR><B>INVITATI AL CONVEGNO</B> <BR><BR>Amerigo Vigliermo:<BR>Ricercatore e cantore, fondatore del Coro Baiolese e del Centro entologico Canavesano. <BR><BR>Angelo Agazzani: <BR>Ricercatore già a cominciare dagli anni '60, fondatore della Corale "La Grangia" ed arrangiatore di brani per coro polifonico. <BR><BR>Franco Castelli:<BR>Ricercatore dell'area appenninica tra Piemonte, Lombardia, Emilia, Liguria. <BR><BR>Emilio Jona: <BR>Ricercatore tra gli anni '60 e '70, coautore di libri sui canti popolari italiani <BR><BR>Alberto Lovatto: <BR>Ricercatore dell'area Vercellese e coautore di libri sui canti popolari italiani <BR><BR>Enrico Lantelme:<BR>Ricercatore nel territorio del Pinerolese e Valli Valdesi <BR><BR>Giorgio Botta:<BR>Docente al Dipartimento di Geografia e Scienze Umane e dell'Ambiente all'Università di Milano, ricercatore e coordinatore del gruppo "Controcanto" <BR><BR>Mauro Durando:<BR>Musicista, fondatore del gruppo "La Cantarana", ricercatore dagli anni '70, nelle valli Chisone, Germanasca e Pellice. <BR><BR>Piero Dematteis:<BR>Ricercatore e cantore, attivo gia dagli anni '60 nel territorio della Val Varaita, <BR><BR>Luca Fenoglio:<BR>Musicista e cantore, tra i fondatori del gruppo "Estorio Drolo", prosecutore delle ricerche iniziato gia dal padre Dino, nel territorio delle Valli Po', Pellice. <BR><BR>Maurizio Martinotti:<BR>Musicista e ricercatore dell'Alessandrino, fondatore dei gruppi "Ciapa Rusa" e "Tendachent" <BR><BR>Agostino Magnano:<BR>Cantore e coordinatore del gruppo "Da Pare 'n Fieul" <BR><BR>Dino Tron:<BR>Musicista componente del gruppo "Lou Dalfin" e ricercatore nel territorio Val Pellice, Val Chisone e Germanasca,. <BR><BR>Valter Biella:<BR>Ricercatore e musicista popolare, fondatore del gruppo "Bandalpina", attivo dai primi anni '80 nelle valli bergamasche.]]></description><link>http://www.MyWebSite.com/item.html</link><pubDate>Wed, 19 Dec 2007 11.30.56 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=441228&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="15000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics x Cesdomeo</author><title>Espuzisioun de foto dou 18 ou 21 dezeumbro è prezentasioun dou lèivro diveundro 21 dezeumbro [FP]</title><description><![CDATA[<P>D'in la semaouna dou 18 ou 21 lou cesdomeo de dzalhoun ou l'ospite l'esouzisioun de foto è la prezentasioun dou lèivro "nou vitian da balilla" de Mario Tonini, ierot vèiro de foto di pai de la val de l'epoca fascista. Diveundro 21 sareun l'esouzisioun avé la prezentasioun dou lèivro è Vouz-anviteun. <BR><IMG alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/art11c.jpg" align=left border=0><BR>"Nou vitian da balilla" de Mario Tonini et pa in lèivro de storia, ma in album de foto de lou teritore dla Valsouiza dou 22 aou 43. et in travalh que ou l'ot permetu a vèiro de dzeun de tire fora dai tireut li ricord. Da le foto vaieun seun que lou "regime" ou l'ot su aoutocelebrese dai dzournal, le adunaa, lh'èicrit tsu le muralheus. In lèivro de coultura, de storia dla valsouiza que ou l'arbate vint'an de vita que ou l'ot l'èisaa bien de ricord è in gran senh. Foto an blan è ner da Rivoli <A onkeypress="window.open('images/art11d_big','',''); return false;" title="Vestivamo da Balilla, Album fotografico del Valsusa dal 1922 al 1943 - il link aprirà una nuova finestra del browser" onclick="window.open('images/art11d_big.jpg','',''); return false;" href="http://www.cesdomeo.it/images/art11d_big.jpg"><IMG class=news style="WIDTH: 250px; HEIGHT: 180px" alt="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/art11d.jpg" align=right border=0></A>aou Sestriere dou periodo fascista. LI capitoul: Rivolousioun fascista, la fèisa dou pudestaa,figli della lupa, la milizia,plumò è mousquet, per dio e per lou duce, egleus è fasci, la vizito dou duce, carcareun iot aresta, li noun di post pa italian, li pudestaa dla valsouiza. Anteressan li noun di post que lou fascio ou l'ot tsèindzaa.&nbsp;<BR><BR> </P>
<P><B>Titolo</B>: Vestivamo da Balilla, Album fotografico del Valsusa dal 1922 al 1943.<BR><B>Autore</B>: Mario Tonini<BR><B>Editore</B>: Susalibri, Sant'Ambrogio di Torino<BR><B>Formato</B>: 19x21 cm<BR><B>Pagine</B>: 176<BR><B>Costo</B>: 21,50 Euro<BR><BR><BR>Mario Tonini<BR>Via Roma,60<BR>10059 Susa TO<BR>Ab. 0122-32474<BR>Cell. 320-1817331<BR>E.mail. casatonini@libero.it<BR></P><BR>]]></description><link>http://www.MyWebSite.com/item.html</link><pubDate>Wed, 19 Dec 2007 11.29.30 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=439685&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="15000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics x Cesdomeo</author><title>MOSTRA FOTOGRAFICA DAL 18 AL 21 DICEMBRE 2007 E PRESENTAZIONE DEL LIBRO VENERDÌ 21 DICEMBRE [IT]</title><description><![CDATA[<P>Nella settimana dal 18 al 21 Dicembre 2007 il Ce.S.Do.Me.O. a Giaglione ospiterà la mostra fotografica di presentazione del libro "Vestivamo da balilla" di Mario Tonini. Verranno esposte varie fotografie della Valle nel periodo fascista. Venerdì 21 Dicembre la mostra si concluderà con la presentazione del libro alle ore 21.00 presso la sala del Ce.S.Do.Me.O. a cui siete cordialmente invitati. <BR><IMG style="WIDTH: 250px; HEIGHT: 180px" alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/art11.jpg" align=left border=0><BR>"Vestivamo da balilla", opera di Mario Tonini, non è un tradizionale libro di storia ma un vero è proprio album fotografico del territorio valsusino dal 1922 al 1943. E' un volume che ha permesso a molti valsusini di tirar fuori dall'ombra molte immagini relegate nei cassetti. Dalle pagine del volume emerge quanto il regime seppe auto presentarsi grazie ai giornali, le scritte e le grandi adunate. Nel libro è interessante anche l'indagine di ciò che il fascismo ci ha lasciato, soprattutto nelle scritte sui muri; propaganda e fasci littori scolpiti e rappresentati ovunque. Un libro di cultura e di storia valsusina che raccoglie vent'anni di vita locale che hanno lasciato un profondo segno e molti ricordi fino al nostro secolo. Immagini, in bianco e nero e colore, che descrivono la nostra gente e i nostri luoghi, da Rivoli al Sestrière, nel periodo fascista. Interessante anche la suddivisione delle immagini nei capitoli a titolo: Rivoluzione fascista, La fascia podestarile, Figli della Lupa, La Milizia Valsusina, Penna e moschetto, Per Dio e per il Duce, Aquile e fasci, La visita del Duce, Tra fascisti, Qualcosa è rimasto, Denominazione non italiana e I podestà valsusini. Sono anche presenti nel volume le schede di approfondimento sui nomi italianizzati dei comuni, i podestà, i commissari prefettizi e tutte le curiosità del periodo. <BR><BR><A onkeypress="window.open('images/art11b_big','',''); return false;" title="Vestivamo da Balilla, Album fotografico del Valsusa dal 1922 al 1943 - il link aprirà una nuova finestra del browser" onclick="window.open('images/art11b_big.jpg','',''); return false;" href="http://www.cesdomeo.it/images/art11b_big.jpg"><IMG class=news style="WIDTH: 250px; HEIGHT: 181px" alt="clicca per ingrandire l'immagine - il link aprirà una nuova finestra del browser" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/art11b.jpg" border=0></A> </P>
<P><B>Titolo</B>: Vestivamo da Balilla, Album fotografico del Valsusa dal 1922 al 1943.<BR><B>Autore</B>: Mario Tonini<BR><B>Editore</B>: Susalibri, Sant'Ambrogio di Torino<BR><B>Formato</B>: 19x21 cm<BR><B>Pagine</B>: 176<BR><B>Costo</B>: 21,50 Euro<BR><BR><BR>Mario Tonini<BR>Via Roma,60<BR>10059 Susa TO<BR>Ab. 0122-32474<BR>Cell. 320-1817331<BR>E.mail. casatonini@libero.it<BR></P>]]></description><link>http://www.MyWebSite.com/item.html</link><pubDate>Wed, 19 Dec 2007 11.26.03 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=439685&amp;amp;server=www.vimeo.com&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=226C2D" length="15000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics per Ce.S.Do.Me.O.</author><title>NININ LHE TRAVALHE A MALHA (MIANA)</title><description><![CDATA[..Isé ie<IMG style="WIDTH: 156px; HEIGHT: 121px" alt="" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/ninin01.jpg" align=left border=0>i fèt le pantouflË, ma iei maque anbastila. Iero an gamba in cool! Iero asé bouna a fare le couverteus, li dizenh a zig-zag è le '' pannocchie è la prezina'', iero asé bouna a fare li guËn in col, avé le terneus desù: anque la malha avé tot le terneus devan, ... se travalhe la malha a drit, la malha razaa, per fare le terneus foot angrizee le malheus. 
<P><STRONG></STRONG>&nbsp;</P>
<P><STRONG>Testimonianza video registrata a Meana di Susa: il lavoro a maglia </STRONG></P>
<P>...qui ho fatto la pantofola, ma è solo imbastita. Ero molto brava un tempo! Ero anche capace a fare le coperte, i disegni a zig-zag, le pannocchie, le presine, sapevo fare i guanti con le trecce sopra; anche le maglie con le trecce sul davanti, ... la maglia si lavora a dritto, a maglia "razaa", per fare le trecce bisogna incrociare..</P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/articolo10_ita.asp</link><pubDate>Thu, 13 Dec 2007 09.41.46 +0100</pubDate><enclosure url="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=430297&amp;server=www.vimeo.com&amp;fullscreen=1&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=226C2D" length="15000" type="video/mpeg"/></item><item><author>Nethics per Ce.S.Do.Me.O.</author>
			<title>Bouldering: raduno di arrampicata su blocchi di pietra [IT]</title>
			<description><![CDATA[<STRONG>Sabato 13 e Domenica 14 Ottobre </STRONG>si è svolta a <B>Chiomonte </B>la 2° edizione del raduno di arrampicata su blocchi di pietra,disciplina nuova chiamata ''bouldering''.<BR>Una due giorni organizzata dalla <B>sezione CAI di Chiomonte </B>e dalla <B>Palestra BSIDE</B>, con il contributo del <B>Comune </B>e il supporto dei volontari della sezione locale dell'<B>ANA</B>.<BR><BR>Durante la giornata di <B>Sabato </B>i concorrenti hanno avuto modo di studiare i massi,più di 50, ripuliti e spazzolati dai soci e amici del Cai,percorrendo vecchi e nuovi sentieri in un bellissimo bosco di castagni. <IMG alt="La storia ritrovata" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/art09p.jpg" align=left border=0><BR>La sera,buonissima cena in compagnia offerta dagli organizzatori. <BR>La <B>Domenica </B>iscrizioni e gara,a cui hanno partecipato centoventotto concorrenti, arrivati per l'occasione da diverse città d'Italia e dalla vicina Francia. <BR>Erano stati scelti cinque blocchi,ognuno aveva un punteggio, vinceva chi totalizzava più punti,segnati su un biglietto situato sulla sommità del masso. <BR><BR>Massiccia la partecipazione del pubblico,complice la bella giornata e la bellezza del posto,''La Maddalena'', sito di interesse archeologico e che ospita,nella ex cascina, un Museo in cui sono esposti i reperti ritrovati durante gli scavi e la sede della Cooperativa Clarea, che coltiva le vigne circostanti la zona. <BR>Numerosi anche i giovanissimi,che hanno potuto provare il percorso avventura a cura di AltoX, un ponte tibetano tra due alte rocce con discesa su fune appesi ad una carrucola, e cimentarsi nell'arrampicata su parete artificiale fornita e assistitada Chat Noir. <BR>Il presidente della locale sezione CAI Wilmer Jacob a nome del direttivo, particolarmente soddisfatto della due giorni ringrazia tutti coloro che hanno collaborato alla preparazione e organizzazione dell'evento,e visto il successo,già pensa alla prossima edizione. <BR><BR>Per chiudere il ritrovo la premiazione,che ha visto in <B>categoria uomini</B> 1° classificati a pari merito Gabriele Moroni, Cristian Brenna, Valter Vighetti e Michele Caminati,5° Olivier Fourbet. <BR><B>Categoria femminile</B> 1° Claudia Ranaglia,2° Rousflot,3° a pari merito Banali e Fealto,5° Paradiso. <BR>Per finire in bellezza e in allegria,ancora una merenda sinoira preparata e servita dai volontari CAI e ANA. ]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/articolo09_ita.asp</link><pubDate>Thu, 15 Nov 2007 12.42.26 +0100</pubDate></item><item><author>Nethics</author><title>Bouldering: raduno d'arampicaddo sû bloc at pèiro [OCC]</title><description><![CDATA[<STRONG>Disonde 13 e Dimeuizho 14 Otobre </STRONG>la s'è tingù a Shomoun la 2à edizioun dou raduno d'arampicaddo sû bloc at pèiro,dishiplino novo sounò ''bouldering''. <BR>In doû zhoû ourganizò da la sesioun CAI at Shomoun e da la palestro Bside,vèÎ al contributo at la Coumuno e Ël soupor at loû voulountéré at la sesioun loucallo at l'ANA. <BR><BR> <IMG alt="La storia ritrovata" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/art09p.jpg" align=left border=0>Ël Disonde loû councourån i l'ån vougù manhiero d'eitudja lâ pèire, plû at 50, poulidâ e brousâ da loû sotjou e amÎ dou CAI,ån vouiezhån tra velhe e nove eicorsé di z'in bê bô at shatnÎe. <BR>At vepre,in boun zino ån coumpanhò paiò da loû ourganizatour.La Dimeuizho iscrisioun e garo, eicrÎ son vin-t ieut councouron, arivâ par l'oucazioun da tånte sitâ d'ItalÎo e da la prosho Frånzo. <BR>La s'ero shushì sin pèire,shacunno i l'aiò soun pouèn,ou ganhavo qui ou n'amudjavo at plû,marcâ seu in bilhét bitò su la simmo at la péiro.La zhån i l'èi arivò ån forso,d'in bel zhornò e la blêso dou post,''La Madirèino'',post d'ånpourtånso arqueolozhicco,åntec'lË nhò din la velhio casino,in mouseo,åntec'Î ténoun s-qui l'ån trouvò ån shavån,e la sede åt la cooperativo Clarea, qui coultivo lâ vinhe ånvirån. <BR><BR>Tånti loû bishÎ,qui l'ån pougù prouâ Ël parcquoû avånturo aprestò da AltoX,in poun tibetån tra doué ooute roshe véi deisondo su cordo ataquò a n'in caroucola, e prouâ a grapilhâ su in parete artifisiallo,assistÎ da Chat Noir. <BR><BR>Ë l prezidån dou CAI dou post Wilmer Jacob ån noun dou direttiou, particoularmon soudisfèit at la doû zhoû,ou dì mèrsì a toutti quelloun qui l'ån coulabourò a la ourganizasioun at la garoe visto c'lò plougù,zhò ou shounzho a i notrån. <BR>Par sarâ la zhournò la premiasioun,qui l'ò vÎ din loû z'omman 1° clasifiquâ a méime pouen Gabriele Moroni, Cristian Brenna, Valter Vighetti e Michele Caminati, 5° Olivier Fourbet. <BR>Categouiò fenne 1° clasifiquò Claudia Ranaglia,2° Rousflot,3° a méime pouén Banali e Fealto.Par lhourâ bion e quountån quâ in mirandoun-sino, apréstò sårvì doû voulountére CAI e ANA.]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/articolo09_min.asp</link><pubDate>Thu, 15 Nov 2007 12.42.25 +0100</pubDate></item><item>
			<title>Te torneus trouve la storia [FRP]</title>
			<description><![CDATA[<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN lang=FR style="FONT-SIZE: 16pt; mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt; mso-ansi-language: FR">Te torneus trouve la storia<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><SPAN style="mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt"><EM>Lou pènsee d’in turista an vizita dla Val Souiza<o:p></o:p></EM></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><SPAN style="mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><SPAN style="mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt"><o:p></o:p></SPAN>&nbsp;</P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><SPAN lang=FR style="mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt; mso-ansi-language: FR">Din lou cors dle tanteus viziteus per travalh, lou toc de tzamin que ou traverse la coumba de Souiza ou l’ot deloun gavame da la counchentrasioun de mi rèizounameun.<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><SPAN lang=FR style="mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt; mso-ansi-language: FR"><IMG alt="La storia ritrovata" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/foto 004.jpg" align=right border=0> L’èisé la plaouna è intree d’in la coumba que atrouplan lhe se sare, queme ina prospettiva que lhe vet a perdresé d’in in viot pasadzo d’in col, lhot deloun pourtame louèin dai fastide è dai sagrin de touit li dzort.<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><SPAN lang=FR style="mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt; mso-ansi-language: FR">Lèiseun perdre la grantou dle mountanheus è lou bèl dou paesadzo d’ </SPAN><?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" /><st1:PersonName ProductID="la Val"><SPAN lang=FR style="mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt; mso-ansi-language: FR">la Val</SPAN></st1:PersonName><SPAN lang=FR style="mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt; mso-ansi-language: FR">, inutil bardzaqueneun&nbsp;:<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><SPAN lang=FR style="mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt; mso-ansi-language: FR">Et tot devan a lh’ouilh, aieun pa bezouèin de dire areun&nbsp;!<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><SPAN lang=FR style="mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt; mso-ansi-language: FR">Però vout la pèina fèrmese desù la la storia , lhe sort da onhi tsoza que te avèiteus, lhe te èitourdit..<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><SPAN lang=FR style="mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt; mso-ansi-language: FR">La grantou de li tsatèl, di foort de le-z èiglèizeus que se vèioun dapertot ian la forsa de pourtete arie d’in lou tèin.<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><SPAN lang=FR style="mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt; mso-ansi-language: FR">Aseumble pa vèè, seun que te vèieus nou porte a seun que te vèieus paa, aou countrare vaieun lou tèin de si an pasaa, anque se papì pousiblo da vivre, te lou seunteus&nbsp;!<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><SPAN lang=FR style="mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt; mso-ansi-language: FR">Lou mèimo tsamin de <I style="mso-bidi-font-style: normal">l’autostrada</I>, ou l’ot vii Annibale si omeun è si elefan, pasa seunsa dan daou Clapie, <I style="mso-bidi-font-style: normal">Paolo Diacono</I> d’in lou ters lèivro de sa “storia di<I style="mso-bidi-font-style: normal"> Longobardi </I>” ou deut que la pi ampourtanta sede de aministrasioun, Souiza; lhere presidiaa a la fin dou sest secoul da <I style="mso-bidi-font-style: normal">Goti</I> aou couman de <I style="mso-bidi-font-style: normal">Sisige</I><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>noumina da l’amperatou de <I style="mso-bidi-font-style: normal">Bisanzio</I>,<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>guidaa da lou rèi <I style="mso-bidi-font-style: normal">Desiderio</I> ian coumbatu countra li <I style="mso-bidi-font-style: normal">franchi</I> de Carlo Manho.<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><SPAN lang=FR style="mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt; mso-ansi-language: FR">Peut ancapitee de seuntre ina lèinga, aseumble de capii..ma te capiseus pa-reun, da in vielh que ou pase o ai tavoulin d’in cafèi.<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><SPAN lang=FR style="mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt; mso-ansi-language: FR">Seun nouz astepit&nbsp;!<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><IMG alt="La storia ritrovata" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/foto 032.jpg" align=left border=0> <SPAN lang=FR style="mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt; mso-ansi-language: FR">Tsartseun da capii, de bitee a post si soun que counhèiseun.. </SPAN><SPAN style="mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt">ina lèinga dzo ai tèin de Dante, lhe dure col arò, ai tèin de internet è de l’eletronica per touit…<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><SPAN style="mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt">La storia que peian souèindzee, lhe soort dou preseun è nou fèt capii seun que senteun è vaieun, foot deloun souèindzee que lou teritore et pa maque in elemeun de geografia.<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><SPAN lang=FR style="mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt; mso-ansi-language: FR">Aloura la frenesia de notris tèin, la corsa de touit li dzoort lhe se roumpe de creup è lhe nou porte ad in’aoutra dimeinsioun.<o:p></o:p></SPAN></P><IMG alt="La storia ritrovata" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/foto 022.jpg" align=left border=0> 
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><SPAN lang=FR style="mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt; mso-ansi-language: FR">Counhèitre la lèinga dedin soun post fèt capinous que carcool foot pa maque vizitee, ma peioun vivre in tèin divers da d’in sel que nou trouveun materialmeun.</SPAN></P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/podcast.asp</link>
			<pubDate>Mon, 22 Oct 2007 18:26:10 +0200</pubDate>
			<enclosure url="http://66.71.136.249/cesdomeo_download/valsusa_fp.mp3" length="1171322" type="audio/mp4"/></item>
		<item>
			<title>La storia ritrovata [IT]</title><description><![CDATA[<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="FONT-SIZE: 16pt; mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-font-kerning: 0pt">La storia ritrovata<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><EM>Riflessioni di un turista in visita alla Val di Susa</EM></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">&nbsp;</P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">&nbsp;</P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">&nbsp;</P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Nel corso delle tante visite condotte per motivi di lavoro, il tratto di strada<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>che attraversa la Val di Susa mi ha sempre reso impossibile rimanere concentrato sui miei pensieri. L’abbandono della pianura e l’ingresso nella valle che man mano si assottiglia, come in una <I style="mso-bidi-font-style: normal">prospettiva che ha come punto di fuga un alto valico</I>, non ha mai mancato di distrarmi dal contingente e dal quotidiano. </P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Questa progressione sottrae alla tensione di un ovattato rimuginare, non sempre consapevole, che alterna nella mente intenzioni e progetti per<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>riconsegnare poi alla leggerezza della pura percezione: lei si attiva e si acuisce da sé entrando a contatto con la bellezza della valle e<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>con il richiamo <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN>delle tracce della sua storia. </P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Sulla bellezza della valle e della sua <I style="mso-bidi-font-style: normal">corona di montagne</I> sarebbe forse inutile soffermarsi: essa è lì, evidente, si offre senza mediazioni; può non essere percepita solo per colpa di una distrazione irredimibile. <IMG alt="La storia ritrovata" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/foto2 028.jpg" align=right border=0> Forse vale invece la pena di indugiare sugli <I style="mso-bidi-font-style: normal">echi della particolare storia della valle</I>; echi che si intensificano ad ogni tratto di strada percorsa, creando un singolare effetto di straniamento. </P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Oggetto di questa breve riflessione è la curiosa ma non inutile <I style="mso-bidi-font-style: normal">esperienza interiore</I> legata a questo straniamento<I style="mso-bidi-font-style: normal">. La bellezza delle rocche, dei forti, delle chiese</I><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>che punteggiano le pendici dei monti hanno effetti successivi su cui è inevitabile tornare a riflettere.<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>Qualcosa in più<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>si affianca infatti alla bellezza o alla imponenza di ciò che è visibile, conferendo a ogni elemento <U>come un incremento di senso </U>legato alla presenza<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>degli altri elementi. E’ come se ciascuna costruzione, rocca, chiesa, fosse un <I style="mso-bidi-font-style: normal">punto di una costellazione,</I> facendo quindi parte di un disegno complessivo che va percepito come una realtà globale e a sé stante. A ben vedere, questo disegno emerge come una trama di riferimenti e di rimandi interessante e complessa, capace di far sì che la presenza di ciò che si vede persista oltre il breve tempo di un contatto, <I style="mso-bidi-font-style: normal">generando pensieri a cascata</I>. </P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Ciò che l’occhio può verificabilmente vedere lungo la valle, paradossalmente, pone l’enfasi sul suo esatto contrario: sull’<I style="mso-bidi-font-style: normal">invisibile</I>. Le opere antiche che il tempo ha preservato richiamano alla mente <I style="mso-bidi-font-style: normal">un passato che</I>, pur non potendo essere più vissuto, e quindi sentito come una realtà vivente, tuttora operante, pur tuttavia<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN><I style="mso-bidi-font-style: normal">persiste, incancellabile</I>. Così come le chiese, antica presenza nella valle, registrano <I style="mso-bidi-font-style: normal">la traccia del passaggio delle generazioni nei consunti registri delle nascite custoditi dalle parrocchie</I>. Ciò che si vede attorno registra e rimanda tracce che fanno risalire d’istinto il flusso del tempo, riproponendo eventi e luoghi che il nostro pensiero richiama alla vita, testimoniando gli invisibili fili che ci legano a <I style="mso-bidi-font-style: normal">un passato che è acquisito <IMG alt="La storia ritrovata" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/foto 026.jpg" align=left border=0> e fatto nostro per sempre</I>. <o:p></o:p></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Così anche le cose più ovvie, conosciute astrattamente o per via letteraria, richiamate alla mente <I style="mso-bidi-font-style: normal">nei luoghi ove gli eventi presero forma</I>, concorrono a formare un senso del presente che ha il potere di dare spessore e umanità a ciò che si è saputo prima solo in astratto. </P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Questa stessa valle che si percorre oggi in autostrada, ha visto <I style="mso-bidi-font-style: normal">Annibale</I> arrivare con ventimila fanti, seimila cavalieri e tre – incredibile a dirsi – elefanti, sopravvissuti al passaggio delle Alpi. <I style="mso-bidi-font-style: normal">Paolo Diacono</I> nel terzo libro della sua “Storia dei Longobardi” ci dice che la sua più importante sede amministrativa, Susa, era presidiata alla fine del sesto secolo dai <I style="mso-bidi-font-style: normal">Goti</I> al comando di <I style="mso-bidi-font-style: normal">Sisige</I>, nominato <I style="mso-bidi-font-style: normal">magister militum</I> dall’imperatore della lontanissima <I style="mso-bidi-font-style: normal">Bisanzio</I>. Quegli stessi <I style="mso-bidi-font-style: normal">Longobardi</I><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>che lasciarono tracce del proprio passaggio in Lombardia conferendo a molte città<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>lombarde il tipico suffisso in <I style="mso-bidi-font-style: normal">–ate</I>, che ricorda la palizzata di legno che formava la recinzione dei villaggi, guidati da <I style="mso-bidi-font-style: normal">re Desiderio</I> combatterono ferocemente contro i Franchi di <I style="mso-bidi-font-style: normal">Carlo Magno</I>. </P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Queste considerazioni sul senso della storia <SPAN style="DISPLAY: none; mso-hide: all">erocemente bro ggio delle Alpi;osa in più </SPAN>emergono spontaneamente avendo occasione di entrare a contatto con luoghi che hanno risonanze che ci riportano agli albori della nostra identità. Potrebbero rimanere una semplice ed oziosa riflessione che ci fa indugiare su un tempo remoto, privo ormai di collegamenti con noi, incapace di parlarci; ma a volte il caso si incarica di <I style="mso-bidi-font-style: normal">scompigliare le nostre idee su ciò che è reale e su ciò che non lo è</I>. <IMG alt="La storia ritrovata" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/foto 018.jpg" align=right border=0> Un evento inatteso, una coincidenza può cambiare<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>gli automatismi stessi con cui giudichiamo le cose. Può capitare allora di sentire una <I style="mso-bidi-font-style: normal">lingua<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>con dei tratti familiari eppure irriconoscibile sulla bocca di un anziano passante </I>oppure di persone sedute ai tavolini di un bar. </P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Questa ci stupisce. </P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><I style="mso-bidi-font-style: normal">Come in un indovinello si cerca di darle una casa nota, un domicilio certo</I> riconoscendo suoni che non sono i nostri in parole così fortemente prossime alle nostra lingua. Può capitare che l’indovinello venga risolto per noi da qualcuno che conosce già la risposta e che condivide con noi il segreto di una lingua parlata ancora da poche persone, rivelandoci che si tratta di una lingua altrettanto antica delle rocche viste lungo la strada. </P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><I style="mso-bidi-font-style: normal">Una lingua già ai tempi di Dante</I>, è <I style="mso-bidi-font-style: normal">sopravvissuta</I> agli eventi di un lungo lasso di tempo rimanendo parlata e viva ancora oggi, <I style="mso-bidi-font-style: normal">ai tempi di internet e della elettronica di consumo</I>. La scoperta di questa permanenza, pur ignorata da molti, colpisce proprio in quanto segno di una presenza la cui continuità scavalca i secoli; ed è esattamente questa continuità che restituisce concretezza alle riflessioni cui la strada ci ha invitati.</P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">La storia che avrebbe potuto rimanere un semplice pensiero, ricompare nelle pieghe del presente consentendoci di decifrare quanto vediamo e quanto sentiamo. La storia ci ripaga del nostro interesse e ci accorda una diversa sensibilità, diversa dall’occhio distratto del turista affrettato aiutandoci a scoprire che in realtà i luoghi che visitiamo sono qualcosa di più che un semplice elemento della geografia. I luoghi che ci hanno accolto sollevando per un attimo il velo di un proprio mistero sono un mosaico di tempi diversi che spesso non abbiamo la ventura di incontrare e riconoscere nella durata della nostra vita ma che, qualche volta, si precisano, si mettono a fuoco. </P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Allora la continuità della tirannica scansione temporale in cui siamo immersi,<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>affrettata,<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>ossessiva, quotidiana, si spezza di colpo per scoprire e poi lasciarci cogliere al suo interno la presenza di una diversa bolla di tempo.<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp; </SPAN><I style="mso-bidi-font-style: normal"><IMG alt="La storia ritrovata" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/foto2 021.jpg" align=left border=0> Entrare a contatto con la lingua e la parola di altre epoche, all’interno di ciò che rimane dei luoghi che la videro nascere, ci aiuta a capire che, a volte, non ci si limita a visitare dei luoghi, ma che si può abitare un tempo diverso da quello che, temporaneamente,<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>ci ospita.<o:p></o:p></I></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><I style="mso-bidi-font-style: normal"><o:p>&nbsp;</o:p></I></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><I style="mso-bidi-font-style: normal"><o:p>&nbsp;</o:p></I></P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/podcast.asp</link>
			<pubDate>Mon, 22 Oct 2007 18:14:57 +0200</pubDate></item>
		<item>
			<title>COL CLAPIER: ESPACE ANNIBAL  [FRP]</title><description><![CDATA[<P><STRONG>di Marco Rey<BR></STRONG>Lou ioun è doué de steumbro la caserma dou Clapìe lhe torn a vivre, pa de sourdal, pa de guera ma la quemouna de Dzalhoun è sto de Bramans aprestoun lou pèrmie ancountro di doué pai.<BR>La caserma lhe servit queme baze per in proudzet ampourtan, aou noun de "ESPACE ANNIBAL"</P>
<P><IMG style="WIDTH: 255px; HEIGHT: 191px" alt="foto festa Col Clapier" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/colclapier_podcast.JPG" align=left border=0><BR>Que ou l'ot preu forma lou dzort de l'inaougurasioun de la mostra <B><I>ALPINISMO STORICO NEL MASSICCIO AMBIN</I></B> que la quemouna de Dzalhoun lhot aprestaa per le olimpiadi 2006 è lh'ot prèita a Bramans lou mez de fevrie 2007, aloura iot bardzacase de l'ampourtansa de lh'AMBIN per notris pai, aloura lou Clapìe ou l'et venu subit fora.<BR>Lou Clapie et ioun di pèrmie pasadzo dle dzeun tra le Alpi, dzo d'in la preistoria aieun de traseus di pasadzo tra li sit de Sollieres-Sardieres e sit de Tsimoun a la Madlèina, li vieuleut di Celti, lou pi <B>famouz pasadzo de Annibale</B> e la gran rentree di Valdez.<BR>Se se crét a in'asvilup de turismo an mountagna lou Clapie ou l'ot tot seun que servit per ina proumousioun moundial !<BR>Aou col lou counfin Italia-Fransa ou partaze le duveus quemuneus, ma lou col ou servit surtot per pase è trouvese, si an pasà sit de Bramans è sit de Dzalhoun ian deloun vivuu ansèin tsu se mountanheus, pourtavoun le vatseus aou col è bardzacavoun la mèima lèinga, <B>lou francoprovensal</B>.<BR>L'industrializasioun de la Val Souiza è la mèima tsoza per li Fransè iot pourta a l'abandoun de notra mountanha, aro la riscoperta de identità cultural e la netsesitaa de travalh a notra mèizoun lhe porte a noueveus counsiderasioun.<BR>Notra mountanha lhe pèrmet de pousibilitaa, ave ina noueva sensibilità è seunsa dan per lou teritore, lhe peut èidenouz a vivre a notra mèizoun. Ina dzeusta gestioun de la mountanha lhe porte de vantadzo a touit, anque a la plaouna.</P>
<P><IMG alt=foto festa Col Clapier hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/colclapier_podcast3.JPG" align=right border=0><BR>Le duveus aministrasioun an crèian a l'idea ian souèindza de coumanse a counhèitresé a trouvese, in dzemeladzo ? no ! ian detsidou de anouvre lou noun dou gran coumandan cartagines, ian souèindza de travalhe a in gran proudzet desù lou Clapie dai douè versan de la mountanha.<BR>Net aloura l'idea "ESPACE ANNIBAL" travalhe a de proudzet de l'Europa, travalhe ansèin per in'asvilup touristic de notra mountanha. <BR>Lou pasadzo dou Clapìe et in itinerare pa dificil que ou pase d'in ina mountanha incredibil ai pia de le deun d'Ambin aou flan de lou lai de la Savinò e apre ou bèise a Vertsaoure ; in ambieun de viaouta mountanha pa esadzera dificil que ou se preste a ina gran part de escoursionista. An partadzan l'organizasioun se detside de coumansee a trouvese in cool per ina bèla feta, la plasa de la caserma lhe vèt dzeusta bèin !<BR>L'associasioun A.N.A. de Dzalhoun lhe apreste la poulèinta, tot facil se fise pa a 2460 metre e toot da porte a èipaleus, dso lou disando in gran group, pi numerouz li fransee, ou se trove aou col.<BR>Se apreste lou camp, iot 20 teundeus! Touit portoun carcareun d'in lou zaino è le pinhoteus è lou netsesare per lou fouva lou portoun li doué ano de la Mèizoun de Barbamarc.</P>
<P><IMG alt="Festa Col Clapier" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images\colclapier_podcast2.JPG" align=left border=0><BR>Lh'alpin ian poulidaa ina tsambra de la cazerma è coumansoun a quezinee ina bouna pata èisouita per sina, se mindze touit ansèin. <BR>L'amicisia lhe vien natural dezot lez èitèileus, aou Clapìe, li Dzalhounee e li Bramanein soun touit counten, l'aria fina lhe fét sarelis tuit bèin taca, se bardzaque, se rit è se tsante fin a matin!<BR>La matin de Dimèindza arive de dzeun, per tot la matinaa, a la fin iot 250 personeus, vèiro de group partoun qui per lou Vacaroun, qui per lou Tsulaeut, fot pa perdre l'oucazion aioeun preseun le guideus de mountanha de Altox.<BR>Ampourtan et asè la partecipasioun dou consorzio Alta Val Souiza que ou l'et preseun an diviza è ou counferme ina fèta an plèin rispèt de la natura.<BR>A unze oureus aieun la cerimonia ufisial, le duveus aministrasioun ian la juèinta aou coumplet, per la Provincia de Touirin iot la funsiounaria dt.di Bella per lou consèil Rhone-Alpes la counsilhera madame Hars è apre li discors de l'oucazioun, aioun touit deuioun que fot travalhe ansèin, que per l'asvilup turistic sostenibil de notroun teritore le pousibiltaa ie soun è la diresioun europea lhe vou deut, la valorisasioun de in itinerare desù le traseus de Annibal lhet pousibla. Per la quemouna de Bramans lou pèrmie adjoueint ou regale a la quemouna de Dzalhoun in roudoun tot an booc fet da in ebanista dou paii è lou lèivro de la storia de Bramans, Dzalhoun a man de soun asesou Rey lhe done a Bramans in quadro fèt da in artigian dou post ave in petseut dzal simboul dou pai av'lou manifest de la dzournaa ; apree lhe regale a Bramans la bandiera francoprouvensal, simboul de identità cultural quemun ai douè pai è adoutaa da tot li pai de lèinga francoprovensal italian.<BR>La dott. Di Bella lhe done col a la quemouna de Braman da part de la Provincia in lèivro tsu lou pasadzo di Valdez, an rimarcan cool que seun que seun an tsamin a fare et tre ampourtan! Per l'oucazioun iot vezuse in toc de stofa da coudre desù le dzaqueus avé lou noun di dué pai è l'èicrita COL CLAPIER, purtrop nhavèt maque 150 è veiro soun itaa seunsa. <BR>Bien de dzeun ian damandalis ma l'organizasioun lhe na fét papi aperque lou sens de sa toc de stofa iere sel de dire, me iero preseun aou Clapìe ! Lh'alpin soun arivaa a fare 200 rasioun de poulèinta è spezzatino acoumpanha da toumò è salam la dzourna que lh'avet in bleuc de dzèivro lhot èivruse è iot mindzase aou souluèlh.<BR>In gran souluèlh ou l'ot acoumpanha tot l'apre mareunda, ina gran dzourna de mountanha è d'amicisia, vers sinc oureus tuit ian arbatase qui d'in arie qui da l'aoutro, vers Vertsaoure o vers lou Petseut Mounsenì ma touit racoumandanse de trouvese in aoutr'an !</P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/podcast.asp</link>
			<pubDate>Thu, 20 Sep 2007 16:13:05 +0200</pubDate><enclosure url="http://66.71.136.249/cesdomeo_download/clapier.mp3" length="11000000" type="audio/mpeg"/></item>
		<item>
			<title>COL CLAPIER: ESPACE ANNIBAL  [ITA]</title><description><![CDATA[<P><B class=autore>di Marco Rey</B><BR>Nei giorni uno e due settembre la caserma del Clapier riprende vita, non soldati, guerra ma gruppi di volontari dei comuni di Giaglione e Bramans che preparano il primo incontro al colle dei due paesi. <BR>La caserma funge da base per un progetto molto interessante, con il nome di "ESPACE ANNIBAL" Nome che prese forma i giorni dell'inaugurazione della mostra ALPINISMO STORICO NEL MASSICCIO AMBIN del comune di Giaglione ideata per le olimpiadi invernali 2006 e allestita nel comune francese di Bramans a febbraio 2007, allora si parlò dell'importanza degli Ambin per i due paesi e l'idea Clapier uscì subito. </P>
<P><IMG alt="Volantino Col Clapier" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/colclapier_podcast7.JPG" align=right border=0>Il colle Clapier è il più vecchio passaggio delle Alpi, esistono tracce preistoriche di contatti tra i siti di Sollieres-Sardieres e quelli della Maddalena di Chiomonte, gli antichi sentieri dei celti, il più famoso <B>passaggio del condottiero cartaginese Annibale</B> ed il gran rientro Valdese del 1600. <BR>Se si crede allo sviluppo del turismo in montagna il Clapier ha un curriculum degno e tutti gli ingredienti per una promozione mondiale! Al colle il confine dei due stati divide le due comunità, ma il colle serve soprattutto per valicare ed incontrarsi, negli anni passati i montanari dei due villaggi hanno sempre convissuto, portavano le mucche al colle e parlavano la stessa lingua: il <B>francoprovenzale.</B> <BR>L'industrializzazione della Val di Susa ed analoghi sviluppi per i francesi hanno portato l'abbandono dei territori montani, ora la riscoperta dell'identità culturale e la crisi dell'economia occidentale ci porta a nuove considerazioni. <BR>La nostra montagna ha un potenziale turistico importante, con la giusta sensibilità di rispetto per il territorio può portare reddito in loco ma anche vantaggi notevoli come manutenzione e ambiente di ricaduta anche alla pianura. <BR>Le due amministrazioni comunali credendo nell'obbiettivo comune hanno pensato ad un incontro conviviale, per conoscersi, un gemellaggio? No! L'idea legata al nome del condottiero Annibale porta ad un progetto europeo sognato in grande coinvolgendo i due versanti del Col Clapier. <BR><IMG alt="Foto festa al Col Clapier" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/colclapier_podcast5.JPG" align=left border=0>Nasce allora l'incontro a nome " Col Clapier- Espace Annibal" per lavorare ad un progetto europeo volto allo sviluppo turistico dei due paesi. <BR>Il valico del Clapier non è un itinerario particolarmente difficile che però attraversa un territorio di alta montagna incredibile sotto le vette dei denti d'Ambin a fianco del lago di Savine e poi scende in Val Clarea; itinerario che si presta ad un targhet di utilizzo molto vasto. <BR>Si decide di avviare i contatti con una bella festa proprio al colle, la caserma diventa un punto logistico perfetto! <BR>L'associazione A.N.A. di Giaglione si fa carico della cucina e prepara la polenta, tutto facile se non fosse per i 2460 metri del colle e dei trasporti a spalla, già la giornata di sabato vede molte persone salire al colle, più numerosi i francesi, si prepara il campo in quota e si montano 20 tende! Tutti trasportano qualcosa nello zaino; le pentole ed il necessario per la cucina sale someggiato dagli asinelli della Mèizoun de Barbamarc. <BR>Gli alpini hanno pulito una stanza della caserma che funge da cucina e preparano una buona pastasciutta già per la cena di sabato, consumata assieme. L'amicizia viene spontanea in uno scenario fantastico sotto un cielo di stelle, al Clapier, i Giaglionesi ed i Bramanini sono felici, il freddo li stringe tutti assieme, si parla, si ride e si canta fino alle prime ore del mattino! <BR>La domenica mattina comincia ad arrivare gente, per tutta la mattinata, alla fine il piazzale della caserma raccoglierà 250 presenze, prima dell'alba diversi gruppi partono alla volta del Vaccarone, del Giusalet e del colle della Vecchia non bisogna perdere l'occasione sono presenti anche le guide di alta montagna di AltoX. <BR>Importante presenza è anche quella del consorzio forestale Alta Valle Susa, presenza ufficiale che certifica una festa nel pieno rispetto della natura. <IMG alt="Foto festa al Col Clapier" hspace=0 src="C:\temporanea\stellina\colclapier_podcast4.JPG" align=right border=0><BR>Alle ore undici abbiamo la cerimonia ufficiale, le due amministrazioni sono presenti con la giunta al completo, presenzia per la Provincia di Torino il funzionario Di Bella per il dipartimento Rhone-Alpes la consigliera Hars. <BR>Dopo i discorsi di rito, dove tutti ripetono che lavorare insieme è obbiettivo comune e che esistono le possibilità per lo sviluppo di un turismo escursionistico sostenibile compatibile con le direttive dell'unione europea: Un progetto di rivalutazione del territorio sulle tracce di Annibale è possibile. <BR>Per il comune di Bramans il vicesindaco Melquiot porta in dono alla comunità di Giaglione una campana in legno costruita da un ebanista del luogo ed il libro con la storia del paese, l'amministrazione Giaglionese per mano dell'assessore Rey offre agli amici francesi un quadro realizzato da un artista locale con inciso un piccolo gallo, simbolo di Giaglione che riquadra il volantino della manifestazione ed in seguito la bandiera francoprovenzale simbolo di identità linguistica e culturale adottato da tutta la minoranza francoprovenzale italiana. <BR>La dott. Di Bella da parte della Provincia di Torino offre al comune di Bramans un importante documento sul passaggio del grande rientro dei Valdesi, rimarcando il valore degli intenti della giornata. <BR>Per l'occasione gli organizzatori hanno preparato una pezza da cucire sulle giacche a ricordo della manifestazione con scritta centrale COL CLAPIER, purtroppo vi erano solo 150 pezzi e non sono bastati a soddisfare la richiesta, non era previsto produrne in seguito perchè l'intento della pezza era quello di identificare la presenza della giornata. Io ero presente al Clapier! <IMG alt="Festa Col Clapier" hspace=0 src="http://www.cesdomeo.it/images/colclapier_podcast6.JPG" align=left border=0><BR>Gli Alpini hanno distribuito 200 razioni di polenta e spezzatino accompagnati da buon vino, toma e salame e per il pranzo la passeggera nebbia della mattinata è scesa ai piedi del colle scoprendo un sole splendido che ha allietato il pasto. <BR>La bella giornata ha accompagnato tutto il pomeriggio, una grande giornata di montagna e di fratellanza, la sera chi da un versante chi dall'altro rientra alla base, i gruppi partono in direzione del Piccolo Moncenisio e della Val Clarea ed i saluti sono per l'appuntamento dell'anno prossimo. </P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/podcast.asp</link>
			<pubDate>Thu, 20 Sep 2007 16:09:18 +0200</pubDate>
		</item><item>
			<title>Li tsaseu dou Grimoun [FRP]</title><description><![CDATA[<B>
<P><B>de&nbsp;Marco Rey</B></P>
<P>&nbsp;</P>
<P>"filin filot, filin filot padzin fuzot... bèla de nouet, bèla de nouèt tre cutsâ lhot fèt"</B></P>
<P>La bergiouera de Barigard, dèitourbâ dou Fouleut lhe pèiet papì dermî, aloura lhe filave tot la nouèt, apre d'in bleuc seunsa dermî lhot fèt venì soun omeun a dounèlhe lou tsèindzo è lhe lhot tournâ aval a Dzalhoun. <SPAN lang=EN-GB>Soun omeun ou l'ere pa boun a filê, aloura lou fouleut tot le nouèt, ou tsantave... filin filot...filin...filot.<?xml:namespace prefix = o /><o:p></o:p></SPAN></P>
<P><SPAN lang=EN-GB>Souèindzâ d'èitre d'in in'èitrablo astâ desu in ban o ina moutò de feulheus, l'aria lhet tsauda, le vatseus renoun è d'intan fretoun le èitatseus tsu la crèipe. <BR></SPAN>Lou flâ dou lham ou se mèicle a sel dle vatseus è a l'aria tsauda è umida, fora l'aria frèida lhe sofle dìin la countrâ.<BR>In vielh ou tortse sa sigareta è avé de gran souspir ou couèinte seun que iot queintalhe si vielh. <BR>Onhi tan ou se fèrme in moumeun, ou l'avèite per tèra, ou fèt ina pipâ è apré ou l'avèite louèin è ou torn a quèintê.<BR>Seun que lèizi et seun que ou couèinte sa vielh et le storieus que ian quèintame da petseut, et le storieus que sèi ala tsartsé damandan ai poqui que s'ansevienoun.<BR>Lèirevò et pâ la mèima tsoza que seuntre couèintèvo ma arò et l'unica maniera per pâ perdrevò per deloun, per anseveniseneun è per rispèt a la vita de notris vielh.<BR>Couèinto le storieus queme soun arivame, tsartso pâ de aspiegue o èitudie lou pèrquei di couèinte, li noun di persounadzo soun anventâ è iot pa dzin riferimeun a personeus o familheus dou paî.<BR>Din la coultura de mountanha li soursie è li foulet ie soun dapertot, carcol iavèt carcun que s'abuzave di pi credouloun, ma carcôl...<BR>Li cuèinte an italian reundoun pâ queme dèiverioun, an Dzalhounê soun l'eimuralh dle dzeun, carcol bèl, fantastic aoutris col tèriblo è spaventouz.<o:p></o:p></P>
<P><B>Li tsaseu dou Grimoun</B><BR></P>
<P class=MsoNormal><SPAN lang=EN-GB>Scianpasa bâ aou Grimoun iavèt doue tsaseu acanî, aioun coumbina d'alê a tsasa lou dzort de Notra Dona dou Rouzare, seun iere in problema aperque ieroun totis doue pareun d'ina prioura, lou dzort devan aioun dzo aieu de ruzeus an familha.<BR></SPAN>La feta lhere de Rozina, ma la filhò de Batista lhere prioureta è la foumèla de Viseun lhere acoublâ ave Rozina, prioureus dou Sacro Cor, lou deivioun èidese a servî per la muzica e li spadouneire, devan d'ale a mesò.<BR>La vidzile de la feta tuit s'aprestoun, fôt fare bèla figura, le robeus dla savouiarda soun dzo ambrandan tsu li pelo, din la vouta se tire dou pi boun. <BR>Ian àpresta d'in la côrt de Batista, ian arimasâ, andresâ la rama dzot lou benal, aquitsounâ li toc de boc que iavet aspatara e iavoun bita de ban per fare aste li muzican. <BR>Iot pareun da fare la tsasa lhet pi forta de tot.<BR>Batista ou l'ot ruzâ ansèin sa foumèla - aì pâ bezouein de me! Anque se vot pa a mesò fet pareun!-<BR>E' mentre aprestoun per la feta notris tsaseu, fan bèin ameun que pa nun seuntise....<BR>è se bitoun d'acorde......<BR>L'andeman matin, lou dzort de la feta, iere col nouet, dueus oumbreus se trovoun devan la tsapela è aprê poioun anou p'lou Routseut, ian lou fesilh tsu l'èipala.... L'aria lhet dzo freitsa.<BR>Can le dzoen dou Grimoun s'arvelhoun li doue tsasoe soun dzo arivâ a Plan Bôc, lou soulelh atrouplan ou l'ot beisa da le pouèinteus fin ad arive a èitsoudelis, arò fèt finca trot tsot!<BR>Bâ an Dzalhoun li muzican s'aprestoun, s'ancountroun a le croueiza di tsamin è ansèin van bâ aou Grimoun, le prioureus s'aprestoun et ina grosa feta!.<BR>La dzournâ lhet bèla, iavet pa ina nublo, l'egla lhe sort fora tsu Crementoun, le marmoteus ian vila è subloun fort; li soublo artrouinoun per le coumbeus dle saleintseus. <BR>Iun di doue, mentre soun preust a mindze in boucoun de deidzun, ou la spiegue a l'autro couman ian da fare, lou tsamoun ou l'et notro, incoue iot pa nun sun caze touit a la feta ba aou Grimoun.<BR>Batista ou l'et segu d'eitre din la dzourna dzeusta, ou l'ot lou grabin preust din la meizoun a Sèin Dzaco, è mentre poioun vers la Savinò ou lh'aspiegue a Viseun que ou l'avet l'eisalo aposta: - e sei vepro ou nou servit!-.<BR>Ariva tsu lou post Batista ou se plase darie la rotsa taca a l'eiva, Viseun ou pase da l'autra part e ateundoun.... Li tsamoun soun oubliga a pasé disé.<BR>Ateunda que t'ateunda d'in pareun se seun papì dzin rimou, se seun papì in'eizouel, l'aria lhot quita de creup, Viseun ou l'et eifardâ, Batista ou l'ite papì d'in la pel ou souèindze tra loue:- ie seun.. ie seun...-<BR>Tot d'in pareun vien èicu, notris amis seuntoun batre de clapin tsu le rotseus, e pâ pousiblo arive pa in troupel de chuval fararrrr<BR>Viseun ou coumanse ad avê peu... ou boudze pa dou post ou l'abuque nhanca fora dou paras aioun ou s'angrebelhone, Batista seunsa peu, ou saoute fora avlou fesilh ambrasa..... ou l'areste de bôc!<BR>In troup de tsamoun ou sort da in dzèivro que devan ou iere pâ... li tsamoun ieroun tuit farâ è li clapìn vezioun tot d'èiplieus tsu le rotseus, aioun lh'ouilh ros de braza è souflavoun fum di nerì!!!<BR>Viseun ou tramole queme ina feulha, Batista ou tsèt per tèra seunsa tire in creup, ou l'ot sentou ina foulà d'aria paselhe dedin... de coulp torne clar, torn li rimou e se seuntoun torna lhi èisouel!<BR>Lou soulouèlh ou l'et tsot, li doue omeun soun blan queme de mort.....Batista ou bleiséie....:- Les-to les -les -lesto aleun bas a mesò, vezeun col an tein !!-<BR><SPAN lang=EN-GB>Iere lou diablo, notris doue tsaseu aioun vî lou diablo!<BR></SPAN>La mesò lhet livra, le dzeun s'aprestoun per avèite lou bal de li spadounèire, la muzica lhe s'apreste è le prioureus se bitoun an fila devan lou portic de l'èigleiza taca lou bran.<BR>Li spadouneire soun antsamin a balê, ma tuit vèioun arivè Batista è Viseun, tot soua, è seunsa dire areun a nun intrê d'in l'Eigleiza.<BR>Ian trouvalis an dzenelhoun a l'ultim ban è soun itaie in bel moumeun! Ian pa queinta nhente a nun ma per tot la feta ian pa tasta in veiro de vin e bardzacavoun pa voulountie.<BR>La storia lhot pi sourtu veiro de dzort aprê ma Batista è Viseun ian mai pì bardzacaneun!</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>da SPIRI FOULEUT E SOURSIE an Dzalhon- de Marco Rey<BR>Catorze couèinte de Dzalhoun an francoprouvensal e italian<BR>Editris Morra - dezeumbro 2003 (lèivro esaurii)</P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/podcast.asp</link>
			<pubDate>Thu, 30 Aug 2007 14:49:41 +0200</pubDate><enclosure url="http://66.71.136.249/cesdomeo_download/MarcoRey.mov" length="11042672" type="audio/mpeg"/></item>
		<item>
			<title>I cacciatori di San Giovanni [IT]</title><description><![CDATA[<P><B>Di Marco Rey</B></P>
<P><B></B>&nbsp;</P>
<P><B>"Filin filot nessun fuso... la bella di notte filava tre gomitoli"</B></P>
<P>Questa cantilena è tramandata e ricordata da tutti in paese</P>
<P>La pastora di Barigard,era disturbata giorno e notte da un spirito folletto, non riusciva a dormire, filava tutta la notte, non potendo resistere senza riposare chiese il cambio al marito, questi non sapeva filare, allora il folletto inventò la filastrocca......</P>
<P>Pensate di essere seduti in una stalla, su di una panca o un mucchio di foglie secche, l'aria è calda, le mucche ruminano e ogni tanto sfregano le catene che le legano alla mangiatoia.<BR>Un vecchio accartoccia il tabacco nella cartina, e con grandi sospiri racconta quello che da sempre hanno raccontato i vecchi ai suoi vecchi.<BR>Ogni tanto si ferma un momento, guarda per terra, aspira una boccata dalla sigaretta e guardando lontano riprende a raccontare.<BR>Quello che leggete è quanto racconta quel vecchio, sono le storie che ho avuto la fortuna di sentire da bambino, sono le storie che ancora i pochi che si ricordano mi hanno raccontato.<BR>Leggerle non sarà mai come sentirle raccontare ma è l'unico sistema per non perderle per sempre, per ricordarsene e per rispetto nei confronti della dura vita dei nostri antenati.<BR>Racconto i fatti, su spiriti folletti e streghe, esattamente come mi sono arrivati e rinuncio a formulare qualsiasi elucubrazione forzatamente gratuita su queste antiche credenze, i nomi dei personaggi sono inventati ed ogni riferimento a fatti o persone del paese è puramente casuale.<BR>Nella cultura montanara gli spiriti folletti e le streghe esistono dappertutto, forse qualcuno si abusava dei più creduloni ma forse...<BR>La traduzione italiana ci rende dei racconti indeboliti, toglie la forza alle espressioni, ai modi di dire, che in lingua sono lo specchio della gente a volte bello, fantastico altre tragico e spaventoso.</P>
<P><BR><B>I cacciatori di San Giovanni</B></P>
<P>Tanti anni fa nella frazione di San Giovanni vivevano due accaniti cacciatori, avevano organizzato una giornata di caccia proprio il giorno della Madonna del Rosario, questo era un problema perché erano tutti e due parenti di una priora, il giorno precedente avevano già avuto accese discussioni in famiglia.<BR>La festeggiata era Rosina, ma la figlia di Battista era priora di santa Caterina e la moglie di Vincenzo era di coppia con Rosina, priore del Sacro Cuore,i due cacciatori dovevano servire il rinfresco per la Banda musicale e gli spadonari, prima di salire in chiesa per la messa.<BR>La vigilia della festa fervono i preparativi, bisogna fare bella figura, i vestiti da Savoiarda sono già appesi sui balconi, in cantina si tira il vino più buono.<BR>Il rinfresco avrà luogo nel cortile di Battista, hanno pulito, sistemato le fascine sotto le tettoie, riordinato i pezzi di legno sparsi e hanno disposto delle panche per far sedere i musicanti.<BR>Non c'è niente da fare la caccia è più importante di tutto il resto.<BR>Battista litiga con la moglie, urla - Non avete bisogno di me! Anche se non vado a messa non è la fine del mondo!-<BR>E mentre fervono i preparativi per la festa, i nostri cacciatori, attenti a non farsi sentire si mettono d'accordo. <BR>L'indomani mattina, giorno della festa, è ancora notte, due ombre si trovano davanti alla cappella e dopo si avviano sul sentiero del routsoet, hanno il fucile sulla spalla..l'aria è fredda.<BR>Quando le genti della borgata di San Giovanni si svegliano i due cacciatori sono già arrivati a Plan Bôc, il sole piano, piano è sceso dalle punte fino ad arrivare a scaldarli, adesso fa persino troppo caldo.<BR>Giù a Giaglione i musicanti si preparano, si incontrano agli incroci delle strade e insieme scendono alla borgata di San Giovanni, le priore si vestono, è una grossa festa.<BR>La giornata è bella, non c'è una nuvola, l'aquila vola sul picco di Crementone, le marmotte l'hanno vista e fischiano forte; i fischi rimbombano per i valloni delle Salèintsoes.<BR>Uno dei due, mentre si fermano per mangiare colazione, spiega all'altro come devono comportarsi, - il camoscio è nostro, oggi non c'è nessuno sono quasi tutti alla festa a San Giovanni-.<BR>Battista è sicuro di essere in giornata, ha la gerla pronta nella casa di San Giacomo,<BR>mentre salgono alle Savine spiega a Vincenzo che l'aveva lasciata appositamente giorni prima <BR>• Vedrai, questa sera ci serve!-<BR>Arrivati sul posto Battista si piazza dietro ad una roccia nei pressi del torrente, Vincenzo passa dall'altra parte e aspettano..... è un passaggio obbligato per i camosci.<BR>Aspetta che t'aspetta d'un tratto cade un silenzio totale, non si sente più un uccello, l'aria cala del tutto, Vincenzo è stupito, Battista non sta più nella pelle e pensa tra sé - ci siamo, ci siamo-<BR>Tutto d'un tratto le nubi oscurano il sole, i due amici sentono dei ferri sulle rocce, non è possibile non saranno dei cavalli?<BR>Vincenzo comincia ad avere paura.. non si muove dal suo posto, non si affaccia neanche un po' fuori dalla roccia dove si accartoccia, Battista senza paura, salta fuori con il fucile imbracciato....<BR>Rimane di stucco!<BR>Un branco di camosci esce da una fitta nebbia comparsa improvvisamente.. i camosci sono tutti ferrati ed i ferri fanno scintille sulle rocce, hanno gli occhi rossi di brace e soffiano fumo dalle narici!!!<BR>Vincenzo trema come una foglia, Battista cade per terra senza sparare un colpo, si è sentito attraversare da una folata d'aria... Di colpo ritorna chiaro, ritornano i rumori e si sentono di nuovo gli uccelli!!<BR>Il sole è caldo, i due uomini sono bianchi come morti..... Battista balbetta.... - Pres-pres-to, pre-pres-to andiamo giù a messa, facciamo ancora in tempo.-<BR>Era il diavolo, i cacciatori avevano visto il diavolo!<BR>In paese la messa è finita la gente si assiepa sulla piazza per assistere alla danza degli spadonari, la banda musicale si allinea e le priore si sistemano in fila davanti al portico della Chiesa a fianco del bran.(1)<BR>Nonostante l'interesse della folla sia per la danza degli spadonari, tutti vedono arrivare Battista e Vincenzo, sudati e senza proferire parola entrare in chiesa.<BR>Li hanno trovati in ginocchio nell'ultimo banco e ci sono stati un bel momento!<BR>Non hanno raccontato niente a nessuno e per tutta la festa non hanno toccato bicchiere di vino, non parlano volentieri.<BR>La storia è trapelata solo parecchi giorni dopo ma Battista e Vincenzo non ne hanno mai più parlato. </P>
<P>(1)<I> bran albero fiorito, memoria di antichi culti pagani.</I></P>
<P>Estratto da<BR>SPIRI FOULEUT E SOURSIE an Dzalhoun - di Marco Rey<BR>14 racconti di folletti e streghe in francoprovenzale e italiano<BR>Editrice Morra - dicembre 2003 (volume esaurito)</P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/podcast.asp</link>
			<pubDate>Thu, 30 Aug 2007 14:49:40 +0200</pubDate>
			<enclosure url="http://66.71.136.249/cesdomeo_download/MarcoRey.mov" length="11042672" type="audio/mpeg"/></item><item>
			<title>Giaglione, Spade e fiori [IT]</title><description><![CDATA[<P><B>Giaglione: il belvedere della valle di Susa.</B><BR>Da qui lo sguardo spazia ad est sulla valle fino a Torino, Superga e la Sacra di San Michele, a nord sulla Val Cenischia e sul colle del Moncenisio, ad ovest l'alta valle, lo Chaberton ed il colle del Monginevro.<BR>Dista pochi Km. da Susa ed è facilmente raggiungibile per la statale del Moncenisio; il paese è distribuito in dieci borgate fra i 600 e gli 800 mt. di quota; il particolare microclima consente una ottima produzione di vino, frutta e castagne. (vini doc e marrone valsusa) Ora anche se l'agricoltura non è più l'attività principale dei Giaglionesi l'attaccamento alle proprie radici fa sì che parte del tempo libero sia dedicato alla cura dei terreni ed alla manutenzione del territorio. Questo permette al paese di fare bella mostra di sé in mezzo al verde di una campagna ben curata.<BR>L'agricoltura è indispensabile per mantenere l'aspetto del territorio ed essere giusta integrazione con il turismo dolce, oltre a trovare prodotti genuini vi sono offerte turistiche a dimensione umana ed in pieno contatto con la natura e la tradizione, che qui non è solo folklore ma espressione di una comunità viva. In paese è normale sentire il dialetto, patois francoprovenzale, usato ancora normalmente da larga parte della popolazione.<BR></P>
<P><BR><B>Le tradizioni Giaglionesi hanno sempre incuriosito gli studiosi.</B><BR>Una ricerca del professor Luigi Bravo negli anni settanta attribuiva il radicamento degli usi e costumi ad un isolamento culturale della società Giaglionese, ai giorni nostri una allieva del professor Bravo, la professoressa Mara Teresa Francese, ha curato con lo stesso metodo una ricerca analoga ed ha riscontrato lo stesso attaccamento alla tradizione.<BR>Quindi il paese di Giaglione non ha un gruppo folkloristico ma una tradizione parte integrante della vita comunitaria quotidiana.<BR>L'abito tradizionale Giaglionese è di foggia savoiarda, come tutti quelli dell'area francoprovenzale della Valsusa. La cuffia è costituita da un berretto di tela rigida, ricoperto di seta o di velluto, nero marrone unito od operato. La cuffia è abbellita da un fiocco semipiatto, cucito in basso sulla nuca che si accompagna con due nastri dello stesso colore, fissati all'altezza delle orecchie che si legano ai lati del mento con un fiocco. Sul davanti la visiera di pizzo nero. <BR>Il vestito lungo fino ai piedi, in lana, in seta, o lana seta, è composto da un corsaletto cucito alla gonna, le maniche sono di tipo gigot, una ricca passamaneria, di velluto o di pizzo ornata a volte di perline ne abbellisce il tutto.<BR>La gonna è piatta sul davanti e un cuscinetto di forma allungata, cucito all'interno, all'altezza del girovita, le permette di svasarsi in mille pieghe. Il grembiule copre tutta la larghezza della gonna, in seta liscio od operato.<BR>Lo scialle è la nota di colore su cui si armonizzano le varie tonalità dei nastri e fiocco della cuffia, è un quadrato di circa 120 cm. Lateralmente frangiato con ricami eseguiti, si indossa piegato a triangolo, sulle spalle con delle pieghe precise, le punte sono raccolte sul davanti, sotto la cintura del costume. <BR></P>
<P><BR><B>A Giaglione vige l'usanza di nominare sei donne a presiedere le manifestazioni pubbliche.<BR></B>Il ruolo della priora è ricoperto annualmente da sei donne della stessa borgata, elette dal parroco in occasione della festa della Madonna del Rosario, a rotazione tra le borgate che compongono il paese da quella più bassa (vista la conformazione altimetrica) alla più alta. Esse sono organizzate per coppie di età , e non è improprio paragonare la suddivisione in coppie al ciclo della natura e rivedere i residui di credenze precristiane. Le priore si dividono in tre coppie; due nubili di Santa Caterina, due giovani donne sposate del Sacro cuore, due donne mature di cui la più anziana è la priora di San Vincenzo, l'altra della Madonna del Rosario.<BR>Ognuna di esse si fa carico della festa che la tradizione gli assegna, l'onere della messa, l'addobbo della chiesa, ed il rinfresco alle autorità, spadonari e banda musicale.<BR>La ritualità di queste feste è pressoché identica ma molto complessa. Al mattino un raduno informale raggiunge la casa della priora festeggiata, da qui parte un corteo per raggiungere la chiesa, l'ordine dell'incedere è rigoroso aprono i quattro Spadonari, se presenti (danzano solo alla festa patronale, 22 gennaio, ottava e madonna del Rosario, 7 ottobre) seguiti dalla banda musicale il Bran, le priore, le autorità (le autorità solo per la festa patronale). Anche per le sei priore l'ordine di sfilata segue una gerarchia. Sul sagrato della chiesa dopo la funzione religiosa presenziano alla danza degli spadonari e qui si riforma il corteo per il ritorno alla casa della priora festeggiata.<BR></P>
<P><BR><B>La festa degli spadonari in realtà non esiste.</B><BR>Sicuramente non con questo nome, la danza degli Spadonari è l'elemento più coreografico di tutte le manifestazioni culturali Giaglionesi, e per questo si è identificata come manifestazione, la danza delle spade è un momento delle feste Giaglionesi ma si inserisce in un contesto ampio e molto complesso. Tutte le tradizioni di questo paese hanno da sempre incuriosito studiosi e ricercatori, tuttavia restano ancora molto misteriose, la fantasia dei ricercatori ha avuto modo di sbizzarrirsi.<BR>La danza delle spade non è prerogativa della Valle di Susa, ma in tre paesi geograficamente vicini si svolge ancora secondo una codificazione ancestrale. (Giaglione, Venaus, S.Giorio)<BR>Nei primi due comuni sono poche le differenze, a San Giorio la danza è inserita in un contesto narrativo diverso e si è persa la pregnanza storica più arcaica.<BR>L'origine della Danza potrebbe essere ricercata in qualche rito propiziatorio, molto antico, per propiziare i raccolti, per la fertilità della terra o per Favorire la caccia. Nelle popolazioni europee la danza assume un carattere più drammatico, il carattere bellico della danza è collegato ad elementi religiosi, diventando combattimento rituale.<BR>In italia la danza delle spade può dall'aspetto guerresco arrivare ad una danza mimata, come per "La bahio" di Sampeire diventa battaglia tra cristiani e mori infedeli.<BR>A Giaglione gli spadonari sono quattro uomini che accompagnati dalla banda musicale eseguono un prestabilito numero di figure e movimenti coreografici, vestono un costume composto di un corpetto ed un corto grembiule di foggia massonica, interamente ricamati e da un copricapo fiorito e guarnito con nastri multicolori che ricadono sulla schiena. <BR>Eseguono le figure di una danza antichissima brandendo uno spadone da torneo, lungo 130 cm. Circa con lama a doppio taglio ed impugnatura a due mani. Gesti ed abbigliamento sono del tutto avulsi dall'ambiente e dal tempo e la lentezza e la teatralità dei gesti ci dimostra chiaramente la sua origine arcaica come lo dimostra anche il fatto che le movenze dei danzatori sono slegate dal suono della banda musicale. <BR>Alcuni studiosi sono certi che l'origine di questo ballo deve essere ricercata nella tradizione bellica dei Celti.<BR>Narra Tacito Livio (III deca delle storie) ,a proposito della spedizione di Annibale in Italia, che per mantenere concentrati i suoi uomini, appena valicate le Alpi, il comandante Cartaginese fece combattere tra loro diversi "captivos montanos victos" promettendo libertà ai vincitori "chi veniva estratto, balzava in piedi e a passo di danza secondo il suo costume cominciava a brandire le armi..." ebbene qui viene descritta una speciale cerimonia ballando con le spade. I guerrieri prima della battaglia si caricavano con questa danza e diventavano più forti avendo simbolicamente già superato la morte. Probabilmente i Celti alpini eseguirono la danza delle spade al cospetto di Annibale. <BR>Le origini degli Spadonari si perdono nella notte di tempi, sicuro è che hanno acquisito qualcosa da ogni periodo storico attraversato, dall'origine della danza nell'eccitazione alla battaglia degli antichi celti, gesti ripetuti all'ossessione al rullare dei tamburi, poi agli addobbi floreali e multicolori che ci riportano ai riti delle propiziazioni e fertilità della natura, ai gesti interpretati come simbolica fecondazione del terreno all'inizio del ciclo produttivo, alle antiche feste del calendimaggio.<BR>Non esiste traccia di questi uomini nell'archivio storico comunale, ma nei pochi documenti conservati sulle sacre rappresentazioni "L'Ystoria sancti Vincentii" e "Vindicta Passionis..." rappresentate a Giaglione dal XIV secolo troviamo questo riferimento.</P>
<P><I>"Meistro, Vincentio Rumiano detto ciceroto, de schrima de una spada di una mane" a.s.c. 1556</I></P>
<P>Non essendo costui spadaccino di professione si tratta quindi di un capo-spadonaro o istruttore ed è l'unico documento che tratta di spadonari negli archivi della comunità Giaglionese. La mancanza di un qualsiasi rapporto monetario li escludeva da ogni tipo di registrazione della comunità, la tradizione di remota origine dava la loro presenza scontata tale da non richiedere menzione di sorta.<BR>Gli spadonari danzano in onore e per le priore, e ogni movimento di questa danza parte e gira sempre da sinistra, questa preferenza ha origini precristiane e ci riporta alle culture matriarcali, ai culti della terra e della luna dove la parte sinistra del corpo era la più importante. Eseguono la loro danza il giorno della festa patronale, l'ottava ed il giorno della nomina delle nuove priore, la Madonna del Rosario.<BR>Gli spadonari eseguono le danze sul sagrato della chiesa e nel corteo che accompagna le priore, sul sagrato questi si incontrano, formano gruppi che si sciolgono si intrecciano e urtano violentemente le spade, le lanciano nell'aria e le riprendono al volo e poi in fila indiana aprono il corteo con passi di danza fendendo l'aria con i loro pesanti spadoni.<BR>La coreografia delle danze si divide in due parti: la marcia e la danza da fermi; le marce sono quattro denominate (nourmal, basoulèin, stékaa e venousèintsa) anche le danze sono quattro (la caraa, lou cor an d'in, lou cor an fora, la crouèizaa, la man).<BR>Gli spadonari sono da sempre Giaglionesi , non professionisti, che danzano per obbligo sociale e per fedeltà ad una antichissima tradizione.<BR></P>
<P><BR><B>Il bran: Una grande composizione alta due metri, fatta di fiori, spighe di grano, grappoli d'uva. <BR></B>Una ragazza porta questa composizione con maestria in bilico sulla testa durante il corteo. Anche per il bran, albero fiorito, un'intelaiatura di legno alta due metri con base lignea piatta e rotonda, totalmente coperta di fiori, frutti, nastri colorati l'usanza ci riporta ai riti della fertilità e alle più arcaiche feste in onore del dio celtico Beldan dove le ragazze si incoronavano ed i ragazzi danzavano con la spada.Durante le funzioni religiose è deposto in chiesa in una cappella laterale.<BR>A Giaglione, in tutte queste feste, le matrici pagane convivono con i riti religiosi fondendosi in quello che ancora oggi possiamo condividere con una comunità che fonde nell'attualità un patrimonio culturale antico.<BR></P>
<P><BR><B>La colonna sonora di tutte le feste è la banda musicale.</B><BR>A Giaglione le prime attestazioni scritte riferite a musici si hanno in occasione delle sacre rappresentazioni.<BR>Nella Sacra rappresentazione del 1671 sono citati, tra l'altro, anche due suonatori che, assieme al tamburo del forte di Exilles, (1) sono ospitati a Giaglione per il periodo del Sacro Teatro; Le loro note servono soprattutto come accompagnamento e per sottolineare alcune scene della terza giornata.<BR>Probabilmente le danze degli spadonari avvenivano al suono di tamburi e pifferi ed in questo caso il riferimento è a suonatori esterni alla comunità invitati e pagati apposta per queste occasioni.<BR>Nell' "Ystoria" di San Vincenzo fra i personaggi spiccano sei "milites" enumerandoli in questo modo possono essere verosimilmente gli spadonari, in quanto la comunità non mancò di inserire nello spettacolo una danza che si ripeteva puntualmente da tempo immemorabile.<BR>Ciò potrebbe significare che a Giaglione in quel periodo non esistevano persone in grado di svolgere quel compito, oppure più probabilmente, questi suonatori si sono aggiunti a quelli locali che offrivano la loro prestazione senza compenso (come i circa 150 attori appartenenti alla comunità e impegnati nella sacra rappresentazione).<BR>La pergamena che il falegname Senor Giovan Battista dona alla Società Filarmonica di Giaglione nel 1889, elenca i 34 musici che fanno parte della filarmonica tra il 1854 e il 1889. Nel 1854 sono indicati i seguenti filarmonici: Battista Rumiano, Francesco Borello, Vincenzo Bar, Ippolito Bar, Lorenzo Marino, Vincenzo Ponte, ... Maberto, Battista Rossetto.<BR>In quel periodo la società assunse il nome di Banda Musicale di Giaglione.<BR>Da quel momento la banda diventa la colonna sonora delle feste Giaglionesi ed nel suo organico di circa sessanta musici accoglie gli spadonari, sempre con regolamento proprio che è quello tramandato oralmente da secoli.<BR></P>
<P>Per informazioni <A href="http://www.comune.giaglione.to.it/">www.comune.giaglione.to.it<BR></A></P>
<DIV style="DISPLAY: block" align=right totop="true"><A onkeyup="if (event.keyCode==13) {showBody('292');}" title="" style="CURSOR: pointer" onclick="showBody('292');" href="http://www.chambradoc.it/genoier_2007.page#" name=domId_23275978><IMG id=d21795485 src="http://www.chambradoc.it/applications/webwork/site_chambradoc/media/close.gif" border=0 name=d21795485 tooltip=""></A> </DIV>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/podcast.asp</link>
			<pubDate>Thu, 30 Aug 2007 13:45:46 +0200</pubDate>
			<enclosure url="http://66.71.136.249/cesdomeo_download/Giaglione.mp3" length="5003627" type="audio/mp4"/></item>
		<item>
			<title>Dzalhoun: shabro è flòs  [FRP]</title><description><![CDATA[<P><B>Dzalhoun: belvedere dla Val Souiza.</B><BR>D'isé t'avèiteus a est tsu la val fin a Touirin, Superga e la Sacra a nord tsu la Senicla è lou Munsenii, a ovest L'aouta douèira, lou Chaberton è lou Monginevro.<BR>Ou l'et pa tan louèin da Souiza è te iìariveus facil per lou tsamin dou Mounseni, lou pai ou l'ot dis bourdza tra li sieseun è ouieseun metre, la bouna pouzisioun lhe permet ina cherta proudusioun de vin, tsatinheus è poumeus, (aieun li vin doc è lou maroun valsouiza) aro anque se l'agiricoultura lhet papi la permiera ativitaa di Dzalhounee l'atacameun a se ree fèt que part dou tèin libero u fise dedicaa a la cura è manutensioun dou teritore. Seun permet aou pai de mountrese bel aou mielh d'ina natura bèin acudio. L'agricultura lhe servit per manteni lou teritore ed èitre dzeusta integrasioun per lou turismo dous, oltre a trouve de prodot tipic è dzenuin, trouveun ina offerta turistica a dimensioun de l'omeun è an plèin countat ave la natura è la tradisioun, que isé lhet pa maque "folklore" ma espressioun de ina comunità viva. D'in lou pai et nourmal seuntre lou dialeut, lèinga francoprouvensal, anouvra col da caze tot la popoulasioun.<BR></P>
<P><BR><B>Le tradisioun de Dzalhoun ian deloun trova de creiouz tra li studiouz.</B> <BR>Ina ricerca dou proufesou Luigi Bravo d'in lh'an stanta lhe dezet que le tradisioun ieroun radicaa parie per l'izoulameun cultural dou paii, maque ai notri dzort in'alieva dou proufesou Bravo, la proufesouresa Mara Teresa Francese, lhot fét la mèima ricerca è lhot trova col arò lou mèimo atacameun a la tradisioun.<BR>Altura foot dire que Dzalhoun ou l'ot pa in group foulcloristic ma ina tradisioun que lhe vit d'in la vita de touit li dzort.<BR>La roba tradisiounal et sto savoiarda, queme touit sit de l'area francopruvensal dla Valsouiza. La bartò lhet fèta de tèila dura, foura de seda o velu, ner o maron. La cufia lhet pi bèla grasie a in fioc plat, cuzu an bas vers lou col que ou s'acoumpanhe ave due nastri que bèisoun de flan, que se gropoun au mentoun avé in fioc. Devan ina viziera de pis nèira.<BR>La roba louèindza fin ai pia, de laouna, seda, laouna e seda, lhet féta da in courpeut cuzu a la roba, le mèindzeus sou a gigot, de ricam de perlineus o de velu areindze lou tot.<BR>La roba plata desu lou devan lhot in quesilh cuzu dedin aou foun dou crepioun, ou fét mile pleieus darie, lou foudal ou catse tot la roba.<BR>Lou scial et la nota de coulou aioun se arèindzoun tot le tounalita di fioc e di nastri, et in cara de circa 120 centim, ave de frèindzeus de flan, ou se porte plia a triangoul tsu le's èipaleus ave le pouèinteus dezot lou foudal.<BR></P>
<P><B>A Dzalhoun s'acoutume nouminee sis fuméleus a presidie le founsioun publiqueus.</B> <BR>Le prioureus soun sis fuméleus nouminaa daou prèire a la feta de Notra Dona dou Rouzare, a rotasioun tra le bourdza dou pai. Soun ourganizaa per coubleus d'etaa, è et pa sbalha parogounee le varieus eta de le prioureus aou pase de le stagioun è tsartse le credeunse d'in col. Soun divizeus an tre coubleus, dueus dzouveun da marie de Sèinta Catlino, dueus maria dou Sacro Cor, dueus vielheus, ino de Sèin Viseun l'aoutra de Notra Dona dou Rouzare.<BR>Onhi prioura lhe se tsardze d'ina feta, le meseus, le flos de l'èiglèiza, pague da bèire a la muzica, l'autoritaa e li spadounèire.<BR>Le feteus soun caze tot le mèimeus ma la regola lhet coumplicaa. Aou matin in pèrmie corteo ou parti da la meizoun de la priora per arive a l'èiglèiza, li post an pousesioun soun divers a onhi feta, iouvroun li spadouneire, se ie soun (baloun maque a Sèin Viseun, l'outava e Notra Dona dou Ronzare) apre iot la muzica, lou bran, le prioureus, l'autoritaa (maque a Sèin Viseun).<BR>Tsu la plasa de l'èigleiza le prioureus se bitoun an fila per avèite lou bal de li spadounèire è apre se forme torna lou corteo per ale a la meizoun de l'aoutra priora.<BR></P>
<P><B>La feta de li spadouneire lh'esiste paa.</B> <BR>De seguu pa ave sa noun iché! Lou bal de li spadouneire et l'elemeun pi coreografic de tot le manifestasioun è per seun la identificoun touit ave la feta. Lou bal ou intre d'in in cerimounial pi coumplicaa.<BR>Tot le tradisioun de sa pai ian deloun anteresaa li ricercatou e li studious, ma iareste col de tsozeus misteriouzeus, les'idee di ricercatou ian de diverseus interpretasioun.<BR>Lou bal de li shabro et pa maque ina tsoza dla Val Souiza, ma d'in tre pai caze ataca lhe se fèt col queme in tèin. (Dzalhoun, Veno, Sèin Dzeure).<BR>D'in li doue permie pai iot poqueus difereunse, a Sèin Dzeure lou bal ou l'et d'in ina storia diversa aioun ian perdu li mouvimeun pi vielh.<BR>L'inise de lou bal ou peut tsartsese d'in carque cerimonia propisiatoria, bien vielha, per ave coume de bein da la campana o per ave ina bouna tsasa.<BR>D'in le notreus popoulasioun lhe preun ina plèia pi de guera, carcol se coulegue a la religioun e porte a in coumbatimeun ritual.<BR>An Italia an certi post se arive a in bal de guera figuraa, couman la "bahio de Sampeire" lhe fet la batalha tra li moro e li cristian.<BR>A Dzalhoun li spadouneire soun catro omeun, que acoumpanha da la muzica fan in bal ave de figureus e de mouvimeun coreografic, ian ina diviza feta d'in courpeut è in petseut foudal tot flouradza è ricamaa è in tsapel catsa de flos, fruta, e de loun nastri coulouraa que bèisoun desu lou crepioun.<BR>Fan de pas d'in bal vielh, vielh ave in loun shabro d'in le man, loun 130 tsentim, ina lama a talh droublie ampinha a dueus man.<BR>Li dzest è li coustum soun fora de notro tèin, li mouvimeun fet atrouplan e la lou teatralità fora da lou ritmo de la muzica nou portoun arie d'in li tèin.<BR>De studiouz voloun dire que lou bal ou l'arive da la tradisioun de guera di Celti.<BR>Ou couèinte Tacito Livio (III deca delle storie), a propozit de la spedisioun de Annibale an Italia, que per manteni atensioun e lou spirit de si omeun, pèina pasa le Alpi, lou cap di Cartagines ou vezet coumbatre tra lou "captivos montanos victos" an proumetan la liberta ai vincitou "sit que ieroun sernu saoutavoun an pia e an balan coumansavoun a brande lou shabro" bèin, isè aieun la descrisioun d'ina cerimonia de bal dou shabro!<BR>Li coumbateun devan la batalha se tsardzavoun ave si mouvimeun è intravoun an batalha pi fort, aian dezo supera la mort!<BR>Proubabilmeun li Celti de la Alpi ian fet lou bal de li spadouneire devan Annibale.<BR>La storia de lou bal lhe arive da la nouet di tèin, et segu que ian preu carcareun da onhi periodo storic sinhificativ atraversaa, da l'ecitasioun di Celti a la batalha, le flos, li rèizin è li nastri nou portoun ai riti de le propisiasioun è fertilità de la natura, ai dzest de fecoundasioun de la tera per le feteus dou Calendimaggio.<BR>Esiste pa dzin docoumeun de si omeun d'in l'arquivio de la quemuna, ma d'in de docoumeun de le sacreus rapresentasioun "L'Ystoria sancti Vincenti" è "Vindicta Passionis.." que vezioun a Dzalhoundin lou XIV secoul trouven sa riferimeun</P>
<P>"Meistro Vincentio Rumiano detto Ciceroto, de schrima de una spada de una mane" a.s.c. 1556 </P>
<P>Dato que ou l'ere pa in coumbateun de proufesioun se trate d'in cap spadouneire, et l'unic documeun que trate de sa tema d'in l'arquivio. La mancansa de onhi tipo de paga li escludet da onhi registrasioun, la trdisioun si vielha li dounave deloun queme presunse scountaa.<BR>Li spadouneire baloun per le prioureus, onhi mouvimeun de li bal ou parti deloun da l'èitsota, seun nou porte a le cultureus matriarcal è ai riti de la tera e de la lunò aioun la part èitsota de lou corp lhet pi ampourtanta.<BR>Lou baloun lou dzort de Sèin Viseun, l'outava è lou dzort de la nomina de le prioureus, Notra Dona dou Rouzare.<BR>Fan lou bal desu la plasa de l'èigleiza è an pousesioun vers la meizoun dle prioureus, d'in lou bal s'ancountroun, s'ancroueizoun, e batoun fort li shabro , fan voulelis an aria è li tsapoun aou vol, apre an fila iiouvroun lou corteo brandan li shabro.<BR>Li bal soun de doue tipo, da freum è an martsa. Le martseus soun catro nourmal, basoulèin, stecca è venouseintsa. Li bal da freum soun ase catro la caraa, lou cor and in, la crouèiza, la man.<BR>Li spadouneire soun da deloun de Dzalhoune que baloun per oblig social e per fedelta a ina vielha tradisioun.</P>
<P><BR><B>Lou bran: ina composisioun viaouta due metre, fèta de flos, d'èipieus de gran, de rèisin.</B> <BR>Ina filhò lhe porte desu la teta an equilibrio sa poueinta d'in le pousisioun. Anque per lou bran in tle de boc viot doue metre ave lou foun plat tot catsa de flos, reisin, fruta, nastri de tot li coulou tourneun ai riti pagan è a le vielheus feteus dou dio Celtic Beldan o li riti de la fertilità de la tera.<BR>D'in lou tèin de la mesò ou l'et pouza dedin ina tsapela lateral de l'eigleiza.<BR>A Dzalhoun tot le feteus condividoun lou vielh e lou preseun d'in l'attualitaa dou moumenn.<BR></P>
<P><B>La muzica lh'acoumpanhe tot le feteus.</B> <BR>A Dzaloun le permierues atestasioun èicriteus que parloun de muzica soun per le sacreus rapresentasioun.<BR>Dedin selò dou 1671 milesieseuntastantun , se deut anque de doue sounadou que ansèin lou tambort dou fort de Nesilheus, soun aloudza a Dzalhoun per lou teatro.<BR>Forse li bal de li spadouneire ieroun acoumpanha da sounadou da fora.<BR>Dedin "l'Ystoria Santi Vincenti" fra li persounadzo se bardzaque de sis "milites" seuns'aoutro iere de spadouneire, la comunitaa lhe mancave pa de fare intre d'in la rapresentasioun lou bal que ou se vezet da deloun!<BR>Alura a Dzalhoun iavet pan nun que iere an grado de sounee, o si sounadou mountravoun a sit dou post.<BR>La pergamena que "senor Giovan Battista" ou don a la società filarmonica de Dzalhoun d'in lou 1889,<BR>ou l'elenque dzo 34 muzican a partre dou 1854.<BR>Alura la societaa lhe preun lou noun de Banda Muzical de Dzalhoun.<BR>Da alura la muzica lhe fet part an plèin de la tradisioun dou paii,lhot sesanta muzican e fan part de la muzica anque li spadouneire ma deloun ave si regoulamen tramanda a vouè da la nouet di tèin.<BR></P>
<P>Per anfourmasioun: <A href="http://www.comune.giaglione.to.it/">www.comune.giaglione.to.it</A></P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/podcast.asp</link>
			<pubDate>Thu, 30 Aug 2007 13:43:09 +0200</pubDate>
			<enclosure url="http://66.71.136.249/cesdomeo_download/Giaglione.mp3" length="5003627" type="audio/mp4"/></item>
		<item>
			<title>Vivere la montagna: Via ferrata e sentiero delle Gorge della Dora Riparia [IT]</title><description><![CDATA[<STRONG>di Marco Rey<BR></STRONG>a Valle di Susa occupa il bacino idrografico della Dora Riparia, ed è la più grande delle valli piemontesi, è divisa in alta e bassa valle da due comunità montane, la via ferrata si trova nel territorio della media valle e seppur con diverse caratteristiche peculiari serve da collegamento con itinerari e sentieri dell'alta e della bassa valle.<BR>In una valle ad alta densità di traffico a fianco della ferrovia e dell'autostrada le gorge hanno conservato gelosamente uno scenario incontaminato, sconosciuto perché non percorribile, il sentiero attrezzato e la via ferrata ci svelano questo mondo segreto.<BR>Purtroppo la contorta vicenda del TAV, treno ad alta velocita tra i tanti progetti insensati rischia di coinvolgere anche questo territorio incontaminato. Lo difenderemo comunque con tutti i mezzi possibili!<BR>La Dora Riparia , nel tratto Chiomonte - Susa, scompare ai nostri occhi per nascondersi in un profondo canyon lungo una decina di chilometri, abbiamo quindi una profonda gola giovane da erosione fluviale incassata in una valle glaciale, in questi antri il torrente lambisce pareti verticali di centinaia di metri e scorre in luoghi a volte incantati a volte tenebrosi e mai raggiunti dal sole.<BR>Tutta la zona è giunta a noi nella sua magnificenza ed a volte divulgare l'esistenza di luoghi così affascinanti e particolari, il renderli accessibili, può portare a violentarli, svilirli e rovinarli!<BR>Amo profondamente il mio territorio e spero che queste iniziative servano a creare ricaduta e reddito locale, ed i montanari riescano a proteggere e mantenere tale l'ambiente, riescano a cogliere le opportunità di sviluppo al pari delle famose gole del Verdon in Francia.<BR>L'Azienda Energetica Municipale di Torino ha costruito sotto l'abitato di Giaglione ( il più traforato del mondo ) la centrale idroelettrica più grande d'Europa, peccato che non riesca ancora a produrre l'energia programmata...( errori progettuali richiedono modifiche, altre gallerie!) La Val Clarea è stata sconvolta dai lavori ed il recupero ambientale non è soddisfacente, diverse abitazioni del paese sono state danneggiate e mai risarcite, ditte fallite e scarichi di responsabilità rendono impossibile il riconosciuto risarcimento danni.<BR>L'autostrada del Frejus con le sue gallerie ed i suoi orribili viadotti ci mostra gli errori di scelte e valutazioni passate, ora non dovremmo più sbagliare!<BR>Non sono un francoprovenzale troglodita che pensa solo al suo giardino, e non rifiuto di certo il progresso ma l'uso del buon senso ed il rispetto della popolazione residente si! Lo pretendo.<BR>Queste informazioni vogliono indurre riflessioni tranquille, camminando sui sentieri delle Gorge, per apprezzare ancora di più il patrimonio che la natura ci dà e che l'avidità umana riesce sempre a sconvolgere.<BR>Il rispetto della natura è un dovere anche nelle grandi opere, ed in primis la tutela di chi in questi posti ci vive! poi la fruizione naturalistica di un territorio montano deve convivere ed integrare l'economia locale, deve essere opportunità di reddito per le comunità di montagna.<BR>L'integrazione tra il turismo sostenibile ed il montanaro è determinante ma non deve essere fatta senza il suo coinvolgimento, il nostro territorio non deve essere solo parco giochi ed area di distensione per la caotica vita delle città o peggio ancora sia sfruttato il territorio ed il reddito sia distribuito totalmente ad agenti esterni.<BR>Il sentiero panoramico delle Gorge parte dall'abitato di Susa e salendo alle borgate di Santo Stefano di Giaglione si inoltra nei castagneti, produzione del famoso marrone Val Susa, per costeggiare strapiombi mozzafiato sulle gole fino al castello delle Menate, immersi nei vigneti doc, (vitigni locali di: avana, biquet, carcheiroun ) qui seguendo la vecchia strada gallo-romanica si prosegue in direzione Chiomonte fino alla confluenza della Rio Clarea con la Dora, nella zona dei mulini di Clarea.<BR>Da questo punto si può imboccare il sentiero che sale ai mulini di Ciereina, in un ambiente montano tra cascate, salti e pozze d'acqua azzurre e verdi. La borgata di Ciereina ed i suoi cinque mulini ormai abbandonati ci riportano indietro nel tempo, gli antichi muri di sentieri testimoniano la grande frequentazione passata.<BR>La discesa nel Canyon porta invece all'attacco della Via Ferrata, questa si segue nel senso dell'acqua, alterna tratti di sentiero a tratti di parete attraversate orrizontalmente, sempre collegati alla fune principale con scalini e pioli per l'appoggio dei piedi in sicurezza. due ponti tibetani la attraversano nei punti più stretti, il primo a 17 metri dal pelo dell'acqua, si prosegue su sentiero attrezzato e dopo il secondo ponte si attacca la parete verticale dove si ritorna al punto di partenza, l'intero percorso richiede circa quattro ore.<BR>La Via ferrata deve essere percorsa con idonea attrezzatura, imbragatura, moschettoni, longe con dissipatore e casco.<BR>Non vogliamo che la nostra terra, i nostri costumi, le tradizioni, la nostra lingua diventino in un prossimo futuro solo spettacolo preparato per turisti ma siano la continuità della nostra identità culturale vissuta anche in un nuovo e diverso utilizzo del territorio.]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/podcast.asp</link>
			<pubDate>Thu, 30 Aug 2007 14:30:33 +0200</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Vivre la mountanha : Via ferrata e vieuleut dle gordzeus  [FRP]</title><description><![CDATA[<P><B class=autore>de Marco Rey</B><BR>La val de Souiza lhe se trove d'in lou basin de la Douèira, et la coumba pi granta de lou piemoun, lhet diviza an Viaouta è Basa da dueus Comounitaa, la Via Ferrata lhe se trove d'in la mèita de la Val Souiza, anque d'in soun particolar lhe servit per coulegue li vieuleut de la Viaouta e la Basa..<BR>D'in ina coumba tan traficaa de flan a la ferovia è l'autostrada la gordza lhe catse col de secreut, aperque se pèiet pa pasese, aro la ferrata lhe nou iouvre sa mundo.<BR>La storia dou TAV apre de tot li proudzet seunsa sèins lhe vien a toutse anque le gordzeus. Ma le dèifeundeun pi ad onhi modo!<BR>La Douèira, da Tsimoun a Souiza lhe sparit a notris ouilh per catsèse d'in ina gordza louèindza dis quilometri, aieun aloura ina gordza dzouveun d'in ina coumba glachal, d'in l'èicu de se rotseus l'èiva lhe cort d'in de post que carcol fan peu, carcol trot bél, aioun arive pa lou soulouelh.<BR>Tot la gordza lhet ariva a nos d'in sa magnificheunse, carcol anoie mountre certi post, trot bél per èitre mountraa a touit tan da rouinelis!<BR>Volh bèin a moun pai è spero que tot seun peuse servi per pourte travalh è sorde, e que mi paizan saisoun proutedze è manteni l'ambieun tan que me ian fét aou Verdon an Fransa.<BR>L'azieunda eletrica de Touirin lhot fét dezot Dzalhoun la central pi grosa d'Europa, darmadzo que lh'aìse pa col fét areun de coureun, d erou di proudzet portoun col a fare de galerieus! Vertsaoure lhet ita rouinaa dai travalh è lou recuper ambientalo u l'et pa itaie.<BR>Vèiro de mèizoun dou pai ian aieu de dann da le mineus, li mèitre anque se an plèina rèizoun ian perdu tot. Per lh'ambrolh e li falimeun dle diteus que ian travalha.<BR>Lautostrada dou Frejus ave si poun è galerieus nou mountre lh'erou pasa, aro peioun pa pi sbalhee!<BR>Sei pa in francoprovensal primitiv que ou souèindze maque a soun oort, è arfuzo pa lou prougres ma lou boun sèins e lou rispet dle dzeun dou post se! Lou preuteundo.<BR>Seun quei ei deut vout pourte, qui tsamine pi tsu si vieuleut, a souèindzee è capii que fot per forsa mantenii la tera que aieun da lh'anteres de lh'omeun que arivoun deloun a rouinee tot.<BR>Lou rispet de la tera lou dèivoun anque li gro travalh è per permie tsoza et la salvaguardia de qui su si post ie vive. Apre l'anouvré notroun terèin fot tieni meun de antegree è purte de travalh per le dzeun dou post.<BR>Lou turismo ou det èitre fét avé le dzeun dou post, vouleun paa èitre térein de dzuva per le dzeun dla sitaa o pedzo col sfrutee lou post e pourtee de benefise maque a dzeun de fora.<BR>Lou vieuleut dle gordzeus ou partit da le mèizoun de Souiza è ou poie a le bourdza de Dzalhoun , Staqueveun è Sèin Grigore, ou taque per li booc de tsatinhie que donoun li maroun dla Valsouisa per pase, apree, taca ai vole dle gordzeus fin aou tsatel dle mena, ou pase d'in le vinheus doc ( rèizin de avanaa, biquet, carqueiroun. ) d'isé per lou tsamin de Tsimoun se arive ai melin aioun l'èiva de Vertsaoure lhe se tape d'in la douèira.<BR>Arò peioun pouie per lou vieuleut que ou porte ai melin de Tsareina, in ambieun de mountanha tra sot d'eiva dedin de golheus verdeus è bloieus.<BR>La bourdza de Tsareina ave si sinc melin nou porte arie d'in lou tèin, le muralheus de peclo nou ansevienoun la granta frecuentasioun pasa.<BR>Bèisan d'in le gordzeus, d'in lou seins de l'èiva se parti a l'atac de la via ferrata, lhe alterne de vieuleut e de toc an parete, deloun ataca a la corda avé d'eitsalie de fer per li pia, se trove doue poun tibetan, lou permie a 17 metre da l'èiva, se avanse per vieuleut apre lou secoun poun se taque la parete fin aou tsatel de Dzalhoun, d'isé aou post dla parteunse.<BR>Lou tèin per tot et catro oureus.<BR>Foot èitre atresaa, ambragatura, courdin è mousquetoun, casco.<BR>Vouleun pa que notra tera, notreus tradisioun, la notra lèinga fise pi maque in'aspetacoul per li vizitatou ma la countinouita de notra vita anque ave se tsozeus noueveus d'incue. </P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/podcast.asp</link>
			<pubDate>Thu, 30 Aug 2007 14:30:32 +0200</pubDate></item>
		<item>
			<title>Vivere la montagna: Alta montagna in Val di Susa, La Grande Traversata degli Ambin [IT]</title><description><![CDATA[<P><B class=autore>di Marco Rey</B><BR>Nei giorni 15 e 16 aprile i sogni di alcuni montanari valsusini diventano realtà, le Guide Alpine della Scuola Italiana di Alpinismo, Scialpinismo e Arrampicata "AltoX Guide di Alta Montagna" ripercorrono le emozioni ed i ricordi sui passi del trofeo Penne Mozze.<BR>La nevicata di Pasqua sistema il percorso e le giornate di sole assestano il manto nevoso rendendolo agevole.<BR>Per la terza volta nella stagione, in compagnia dei propri clienti, le guide di Altox affrontano l'austera solitudine dei valloni selvaggi nel massiccio degli Ambin, da Bardonecchia a Giaglione, su di un percorso studiato appositamente per scialpinisti preparati ed allenati. <BR>Il Trofeo Penne Mozze è stata una delle più autorevoli, magnifiche ed imponenti gare scialpinistiche delle Alpi, nata agli albori degli anni 70, ne hanno visto la luce diverse edizioni, programmate ad anni alterni, in modo da integrarsi, al prestigiosissimo Trofeo Mezzalana nel gruppo del Monte Rosa. Purtroppo durante la sua ultima edizione, l'improvvisa scomparsa causata da una caduta fatale, di un giovanissimo ragazzo, Walter Blais di Chiomonte, facente parte del personale di assistenza impegnato sul percorso, ha scoraggiato gli organizzatori nel proseguire in questa importante manifestazione alpinistico-sportiva.<BR>Il tracciato originale prevedeva il collegamento dal Colle del Monceniso alla cittadina di Bardonecchia, attraversando per intero il grandioso Massiccio degli Ambin. Una traversata lunga ed impegnativa, in ambiente severo d'alta montagna, sempre a quote attorno ai 3000 metri. Al tempo molte erano le squadre impegnate sul percorso, soprattutto provenienti dagli ambienti militari o para-militari, di tutta Europa, alla fine comunque tutte concordi nel definire la competizione come la più grande delle Alpi, unitamente al già citato Trofeo Mezzalana.<BR>La traversata ideata e realizzata dalle guide di AltoX unisce la cittadina di Bardonecchia con la frazione Giaglionese di Santa Chiara. Si svolge costantemente in alta quota quasi sempre sopra i 3000 metri toccando tre delle principali cime del Massiccio Ambin, la Cima Sommeiller, il Monte Ambin ed il Monte Niblè.<BR>Rendendo merito ad uno degli scenari di alta montagna più affascinanti dell'intero arco alpino si vuole rendere vivo e ridestare nell'immaginario collettivo di sciatori-alpinisti il suono evocativo delle parole " Trofeo Penne Mozze " una grande pagina alpinistico-sportiva del grande libro aperto di queste montagne, ringraziare e ricordare chi per questa magnifica manifestazione ha lavorato e magari credere ad una moderna riedizione in un prossimo futuro.<BR>Le guide di AltoX sono francoprovenzali, vivono ai piedi di questo grande massiccio, esercitano la professione come i loro antenati spinti dalla stessa passione per la montagna e dalla stessa necessità di sopravvivenza. La scelta di vivere di montagna però, in una valle per molti anni periferia della grande industria di pianura, e l'indirizzo dei media per altri obbiettivi maggiormente sponsorizzati crea difficoltà di lavoro in loco.<BR>L'associazione AltoX, da diversi anni si occupa di valorizzazione del territorio alpino e della pratica alpinistica in Valle di Susa, ed in particolar modo proprio nel massiccio Ambin ha trovato la sua massima espressione; ha allestito una mostra itinerante sull'alpinismo storico, sulla conquista delle cime del massiccio agli albori dell'alpinismo, che da oltre un anno sta girando ininterrottamente di comune in comune nei due versanti delle Alpi.<BR>Il catologo della mostra, ora esaurito è in ristampa e sarà presto nelle librerie, riveduto e corretto in forma grafica da una nota casa editrice torinese, ripercorre la storia dalla fine dell'ottocento alla metà del novecento, e documenta la nascita dell'alpinismo in valle di Susa.<BR>Tecnicamente la Grande Traversata degli Ambin è una gita scialpinistica della durata di due giorni con pernottamento presso il bivacco fisso Walter Blais posto al colle degli Ambin m. 2950.<BR>Con la riapertura al pubblico del rifugio Vaccarone tutto diventerà più agevole! La traversata ha sviluppo ovest-est; inizia da Bardonecchia e attraverso il colle Galambra raggiunge la cima della punta Sommeiller m.3332, prosegue lungo la cresta aerea e sfuggente fino a scavalcare la vetta del Monte Ambin 3266 m. dopodichè con una ardita e spettacolare discesa quasi simile ad un tuffo, si abbassa sul colle d'Ambin dove si trova il comodo bivacco W. Blais.<BR>In questo caso per trovare la porta di ingresso si è dovuto spalare parecchio!<BR>Successivamente il percorso risale, altrettanto vertiginosamente sulla sommità del Monte Niblè m. 3365, con una lunga e panoramica discesa attraverso il colle dell'Agnello si arriva al rifugio L. Vaccarone m. 2743, da cui un passaggio impegnativo permette il raggiungimento del col Clapier 2477 m. Si risale ancora fino alla punta della Vecchia m. 2993 per poi scendere nel vallone dell'Avanzà transitando per l'omonimo rifugio m. 2574, ed infine lungo i pascoli alla frazione Santa Chiara, dove troviamo ad aspettarci " Barbamarc" che ci aiuterà a finire la giornata con le gambe sotto il tavolo, nel suo tipico Agriturismo Francoprovensal, dove l'identità culturale si fonde con la necessità di tramandare il patrimonio di sapori ma anche di saperi, come la consapevolezza delle proprie radici montanare.<BR>Il massiccio Ambin è rimasto isolato e selvaggio come nessun luogo in Valle di Susa e può offrire ancora le stesse emozioni di un tempo. . La giusta valorizzazione di un territorio è tramandare un patrimonio di ambiente e di cultura, di civiltà materiale e spirituale, che meglio si tutela se si conosce da dove proviene.<BR>Per ogni informazione tecnica sulla traversata si possono contattare le guide <BR><A title="link esterno" href="http://www.altox.it" target=_blank>www.altox.it</A> o <A title="link esterno" href="http://www.barbamarc.it" target=_blank>www.barbamarc.it</A> <BR></P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/podcast.asp</link>
			<pubDate>Thu, 30 Aug 2007 14:30:26 +0200</pubDate></item>
		<item>
			<title>Vivre la mountanha : Aria fina an Valsouiza, La gran traversaa de lh'Ambin  [FRP]</title><description><![CDATA[<P><B class=autore>de Marco Rey</B><BR>Li quinze è seuze avril li souèindzo de carque mountanhin de Valsouiza soun relta, le guideus de altox, alpinismo, scialpinismo è rotsa tsaminoun desu le emousioun è li pas dou " trofeo Penne Mozze "<BR>La nèi que iot tset a Paqueus lhot sistema lou terein è lou soulouèlh ou l'ot asestala è rendoula segura.<BR>Et lou ters col d'in l'uvert, ansèin de clieun, que le guideus traversoun lou silensio servadzo de lh'Ambin, da Bardounèintsa a Dzalhoun su in tsamin èitoudia per alpinista preust è alenaa.<BR>Lou "trofeo Penne Mozze" et itaa inò dle pi groseus manifestasioun scialpinistiques de le Alpi, <BR>In an sé è ioun no da antegrese au prestigious "Mezzalama" lhe neet li permie an stanta, iot vezuse diverseus edisioun, però la disgrasia de la mort de Walter Blais, dzouveun de Tsimoiun, tset desu ina cournis, iot deicouradza lh'organisatou da prousegui la manifestasioun.<BR>Lou percours oridzinal ou coulegave lo Mounseni ave Bardounèintsa, traversan tot lh'Ambin, in percors dificil è ampenhativ, in ambieun duut de viaouta mountanha, deloun desu li tremile metre, aloura iavèt in dispiegameun de forseus anpenha desu lou percors, militar de tot l'Europa. A la fin touit soun dacorde a dire que la manifestasioun et inò dle pi beleus dle Alpi, tan que lou famous «Mezzalama».<BR>La traversaa que ian aprestaa le guideus de altox lhe unit Bardounèintsa a la bourdzaa dou Truc de Dzalhoun, lhet deloun anout viot tsu li tremile è lhe totse le pi viaouteus mountanheus de lh'Ambin, lou Sommeilller, Lou mon Ambin è lou Niblè.<BR>Se reund merit a ioun di pi anteresan ambieun alpinistic de l'antie arc alpin, se vout pourte la memoria è rivivre la magia dou soun de la parola «Penne Mozze» ina gran pagina alpinistica -spourtiva dou gran lèivro uvert que soun se mountanheus, rigrasie qui iot travalhaa per sa gran manifestasioun è per quei no! Crèire a ina moderna riedisioun.<BR>Le guideus de altox soun de francoprouvensal que vivoun ai pia de lh'Ambin, fan lou travalh de li lou vielh ave la mèima passioun è necessitaa de vivre, però decidre de vivre isè incue, ina val periferia de l'industria, è travalhe queme guida et pa facil.<BR>Altox ou travalhe da an per valourise sa mountanha, e per l'alpinismo an Valsouiza, prope desu lh'Ambin ian alesti ina espousisioun que lhe se mèire, desu la storia de l'alpinismo de lh'Ambin, lhe vire da in'an tra fransa è italia.<BR>De lèivro de la mostra nhot pa pii, ou l'et an ristampa è tra pooc d'in le librerieus, d'in ina grafica arèindza da ina grosa mèizoun editris de Touirin, è ou bardzaque de la nascita de l'alpinismo desu le notreus mountanheus.<BR>An detalh la Gran Traversaa et ina gita scialpinistica der due dzort derman aou bivac Walter Blais aou col d'Ambin 2950 m.<BR>Ave lou recuper dou rifugio Vacaroun tot vien pi facil! Se parti da Bardounèintsa è a trave dou col Galambra se arive a la pouèinta Sommeiller a m. 3332, se avanse desu la crèita fin a pasè la soumò dou Mon Ambin a 3266 m. apre ina dificil discesa lhe nou porte aou col d'Ambin aioun trouveun lou coumodo bivac Blais, sei col aieun pala bèin per trouve la porta!<BR>Apre lou tsamin ou poie, anout dret fin a la pouèinta Niblè a 3365 m. ina louèindza è panoramica disceza lhe nou porte aou rifugio Vacaroun 2473 m. d'isè in dificil pasadzo ou nou bèise fin aou Clapie 2477 m. arò pouiein torna fin a la pouèinta de la Vielha a 2993 m. per bèise d'in lou valoun de l'Avansa e lou rifugio a 2574 m., gran discesa, e per li pra fin aou Truc de Dzalhoun, aioun trouveun "Barbamarc" que ou nouz èide a livre la dzournaa ave le ploteus dzot la trabla, d'in lou tipic agriturismo francoprouvensal, aioun l'identita culural lhe se foun ansèin la necessita de tramande li gueust, ma anque lou savee, queme notreus ree de mountanha.<BR>Lh'Ambin soun resta èisoublaa e soun servadzo queme poqui post d'in la Val Souiza è peioun regale le mèimeus emousioun d'in col.<BR>La valorisasioun dou teritore et tramandee in patrimoni de coultura, de civiltà material è spiritual, e mielh se conserve se saioeun d'aioun ou vien!<BR>Per onhi infourmasioun <A title="link esterno" href="http://www.altox.it" target=_blank>www.altox.it</A> o <A title="link esterno" href="http://www.barbamarc.it" target=_blank>www.barbamarc.it</A> </P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/podcast.asp</link>
			<pubDate>Thu, 30 Aug 2007 14:30:25 +0200</pubDate></item>
		<item>
			<title>Vivere la montagna: Le rifiniture di sfalcio [IT]</title><description><![CDATA[<P><STRONG>di Marco Rey</STRONG> </P>
<P>Quando le strade non erano ancora asfaltate, alla borgata della Vilò a fianco di ogni viottolo, viuzza o piazzetta cresceva una bella erbetta fina, talmente rasata da formare un bel tappeto compatto. </P>
<P>Nel mese di maggio, dappertutto alla Vilò come in tutto il villaggio, appena dopo il sonnellino pomeridiano o la sera prima di cena... risuonava nell'aria un suono ritmato, tin tin tin. Non un colpo lontano dall'altro, proveniva da tutte le parti sopra e sotto tin tin tin... E' il suono che si produce facendo il filo alla falce! Allora tutti usavano le falci. </P>
<P>A Sant'Anna Fila posava il suo sacco di tela all'ombra della tettoia, su questa erbetta soffice a fianco della piazza, piantava ben infissa nel terreno la sua martelliera e poi le si sedeva quasi a cavalcioni lasciandola in mezzo alle gambe tenute larghe. Sistemata la seduta e staccata la falce dal legno la prendeva in mano, la controllava bene, prima da un lato poi dall'altro quindi posava il taglio con precisione sull'attrezzo tra le gambe, impugnava il pesante martello e tin tin tin iniziava il suo lavoro. </P>
<P>Aldo appena pochi metri più in basso lo imitava, più in là anche Felice batteva il filo della sua falce. 
Un buon falciatore si riconosce dalla capacità nell'effettuare questo lavoro, tutti i prati erano rasati dalle falci. Il Nonno per un prato alla Mulattiera utilizzava undici falciatori, tutti in fila per il ripido pendio, doveva essere un grande spettacolo! Mi ha insegnato lui ad usare la falce, mi ricordava sempre che lui non era un bravo falciatore, diceva - ricordati che c'è chi zappa e chi taglia, tu devi imparare a tagliare, non con la forza ma con la tecnica.- ho iniziato con una falce piccola, il legno corto ed ho cominciato a far cadere l'erba. 
Bisogna conoscere la falce ma altrettanto bene bisogna comprendere il tipo di erba. Piedi larghi, sinistro un po' arretrato e con le braccia leggermente aperte impugni la falce per i suoi manici; il braccio destro funge da perno, mentre il sinistro formando un semicerchio con la falce tira indietro, i piedi sono fermi, mentre le spalle seguono il movimento della falce e girano con il tronco a sinistra. </P>
<P>Capito questo, è fatta! sei capace a falciare, ma difficilmente farai cadere l'erba. Come in tutte le cose bisogna dare tempo, osservare gli anziani e pian piano ho imparato anch'io. Nella regione Ariosa avevamo un grande prato, Nonno tagliava la linea di confine e dopo la prima andana mi posizionava davanti a lui sul pendio, non dovevi sbagliare e non ti potevi fermare, a meno di chiederlo! Dietro alle gambe frap frap si sentivano i movimenti precisi del nonno, allora via fino in fondo e poi di nuovo e poi di nuovo per tutto il giorno. </P>

<P>Ricordo lo spettacolo di tutte le andane precise che disegnavano il terreno, poi questo disegno si rompeva e si allargava l'erba per farla seccare. Attrezzo indispensabile del falciatore è il portacote, ne ho collezionati molti, c'e n'erano di legno intagliati, di corno, di lamiera e bisognava sempre trovare dell'acqua per riempirli, non troppo sennò si lavorava tutto il giorno con il fondoschiena bagnato. La cote è una pietra che serve, sfregata con metodo sulla falce a mantenerne il filo è inserita nel portacote appeso alla cintura. Sento ancora adesso il suono della cote che ad ogni paso ritmato del falciatore batte sul legno. Nel pianoro di Pra Piano era un piacere usare la falce, il terreno praticamente liscio ti faceva divertire, Dolfo era sempre il primo iniziava sempre lui la stagione, eseguiva il taglio di confine perfetto, senza misurazioni faceva un taglio netto senza mai sbagliare. Dolfo tastava il filo con l'unghia del pollice - questa è erba cattiva, bisognare battere!- diceva. Mi ricordo l'unghia di Dolfo, unghie sicuramente mai tagliate, le accorciava la roccia, la montagna, allora sì che le unghie erano utili, erano indispensabili per tagliare, graffiare, rompere erano vitali nell'eterno rapporto di odio ed amore per sopravvivere su queste montagne! Più tardi poi sono comparse le prime falciatrici, nonno ha comprato l'Agria, quando l'hanno consegnata e provata c'era mezzo paese a godersi lo spettacolo, faceva tanto fumo e tanto rumore ma tagliava ed anche in fretta. Non bene come la falce, molti erano scettici - No! No! Non taglia bene, non rasa il terreno. - ma col tempo l'hanno comprata tutti; ora la falce serviva solo più per le rifiniture per pulire i confini, i contorni delle piante o i pezzi più ripidi. Ma i prati erano ancora belli e completamente puliti. Ora abbiamo potenti trattori con frese, dischi e trincie di ogni tipo ma girano in tondo ed i prati si chiudono sempre di più. Altro che rifiniture di sfalcio, tutti i confini da quadrati diventano circolari, ogni prato ha una cornice di rovi. Nessuno scende dai trattori e guarda i prati, c'è troppa fretta! Probabilmente questo non è ancora il vero problema, sarà allora, quando non avremo più prati ma solo rovi? E cosa diranno Nonno, Dolfo, Aldo e tutti i falciatori che rifinivano fin all'ultimo filo d'erba per la pulizia dei propri prati? </P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/podcast.asp</link>
			<pubDate>Thu, 30 Aug 2007 12:58:49 +0200</pubDate></item>
		<item>
			<title>Vivre la mountanha: Le voulamèireus  [FRP]</title><description><![CDATA[<H1>&nbsp;</H1>
<P><STRONG>de Marco Rey</STRONG><BR>Can li tsamin ieroun pa col asfaltaa, a la Vilò de flan a tot li li vieuleut, le countraa iavet ina bèla erba verdò, fina fina. Lou mez de mai dapertot, a la Vilò queme d'aoutris post, countort de dueus oureus o de vepro pèina devan sina.... Te sentia d'apertot, tin tin tin tin tin...ritmaa, pa in creup pi louèin de l'aoutro. D'inarie è da l'aoutro: Tin tin tin tin d'amoun è d'aval .</P>
<P>Et lou soun que te seunteus can te marteleus lou dalh! Aloura touit martelavoun li dalh.</P>
<P>A Sèint'Ana Fila ou poze soun sac de tèrlò a l'oumbra de lou bènal, ou plante bèin la martelouèira apree ou se asete caze a tchuval, ou se arèindze bèin lou post apre ou preun lou dalh, que ou l'avet dzo dèimounta daou foutsie, ou l'avèite bèin, ou lou vire da in'arie è da l'aoutro apre ou lou poze desu la martleira, lou fil bèin bitaa, ou l'ampinhe lou martèl.. tin tin tin tin....Aldo in bleuc pi aval ou fèt la mèima tsoza, anque Felice ou martele soun dalh<BR>In boun sèitou ou se counhet da couman ou martele lou dalh! Tot li pra ieroun razaa ave li dalh, nono ou l'avet in praa anout a la Melatiera aioun ialave unze sèitou, tuit an fila ba per lou dret: dèivet eitre bel a vee!</P>
<P>Nono ou l'ot mountrame a siee, ou l'ot deloun dzume que loué ou l'ere paa in boun sèitou, iei coumansa avé in petseut dalh, lou foutsie pi queurt è iei taca a fare tsèire l'erba: et pa facil! Fot counhèitre lou dalh ma fot anque counhèitre l'erba.</P>
<P>Li pia lardzo, l'èitsot in bleuc pi arie, li bras èivert t'ampinheus lou dalh. Lou bras dret ou fèt da perno e avé l'èitsot te tireus arie mentre a pia freum te virus lez èipaleus a èitsota. Et fét aro tsu boun a sie. Ma te ariveus paa a fare tsèire in fil d'erba!</P>
<P>Ie vet de tèin, fot avèite li vielh ma atrouplan iei amparaa.<BR>Anout a L'Arioua, n'aian gran! Nono ou vezet lou pèrmie andalh è apree ou me bitave devan, fountave pa sbalhee, darie li pia te sentia pase lou dalh... frap frap frap alura avanti, pa tsapee tan lardzo, la pouèinta pèina in bleuc viaouta è via fin aou foun.</P>
<P><BR>Seun que me guestave iere li couie, nhavet de corna, de boc, de tola; fountave deloun trouve in bleuc d'èiva per impli lou couie è banhe la cou, pa trot se no te siaveus ave le vialheus dou cu banhaa! Li couie de booc ieroun travalha, n'èi col de bél, touit li col que li avèito seunto lou rimou de la cou que lhe bat dedin can lou sèitou ou fét lou pas.</P>
<P>La cou lhere de peclo lhe servit per moulee lou dalh, manteni lou fil, can te moulaveus fountave pa avèitee viò!<BR>Anout aou Truc, d'in Pra Plan iere bél siee, Dolfo Iamèin ou tacave deloun lou pèrmie ou vezet ina bouèina drèita d'in lou plan, ou l'asbalhave pa in creup, m'ansevieno can ou prouvave lou fil dou dalh ave l'oungla dou pudzo, ou m'vèitave è ou dezet - fot martele, l'erba lhet grama isé lhe fét deloun trebulème-</P>
<P><BR>M'ansevieno de l'ungla de Dolfo, forse ou l'avet mai talhaleus,lez oungleus, le talhave la rotsa, la mountanha, alura se! Le man aioun bezouèin de lez oungleus, gratavoun,talhavoun.. fountave anouvre anque lez oungleus per vivre tsu sa mountanha que lhe nou vout bèin ma lhe fet trebulee.</P>
<P>Apre soun arivaa le permieureus falciatris, nono ou l'ot atsitaa l'Agria, can soun venu a prouvela iavet mez pai a avèite, lhe vezet bèin de rimou, de fum, m'ansevieno que se lhere in bleuc per trave da la marmitta sourtet de serclo bloi bam bam bam.. ma lhe talhave.<BR>Pa bèin queme lou dalh, tantiz dezioun - no no! Seie pa bèin, na lèise trot!- ma ian touit atsitaa la falciatris, alura lou dalh ou servet maque pi a fare le voulamèireus, vout dire poulide aioun la maquina lhe arive paa, le bouèineus, dantort li plantin e li toc pi dret.<BR>Ma li pra ieroun col touit poulid.</P>
<P>Aro iot li tratou, li disqui, le trincheus, virounl'antort fan lesto ma li pra se saroun deloun de pi.</P>
<P><BR>Autro que le voulameireus, tot le bouèineus caraa vienoun ariuondeus, d'antort onhi praa crèisoun le rounzeus, caze touit li pra ian ina bouèina de rounzeus, aro seun trot ampresa, fot coure, aieun pa tein de bèise dou tratou è fare le voulameireus!<BR>Carcun deut que vet bèin parie, aieun col da ve anque li pra plèin de rounzeus?</P>
<P>Ma que derioun Nono, Dolfo, Aldo touit sit que ian sia ave li dalh è puolidavoun anque l'ultim fil d'erba per ave lou pra bèin poulid? </P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/podcast.asp</link>
			<pubDate>Thu, 30 Aug 2007 12:58:49 +0200</pubDate></item>
		<item>
			<title>Elva, sempre e ancora Elva [IT]</title><description><![CDATA[<P><B class=autore>di Ines Cavalcanti</B><BR>Gli elvesi nella seconda guerra mondiale" è la nuova Mostra che nel 2007, per il sesto anno consecutivo, accoglie i visitatori che ad Elva numerosi arrivano spinti dalla curiosità di visitare la Chiesa Parrocchiale con i dipinti di Hans Clemer a cui da poco si è aggiunto il Museo dei Pels.<BR>E' un progetto ideato dalla Chambra d'Òc in collaborazione con Franco Baudino e Alberto Bersani, iniziato nel 2002, che intende offrire ai visitatori attraverso la realizzazione di una mostra tematica sulla memoria collettiva elvese e la pubblicazione di un catalogo quadrilingue un momento di emozione e la condivisione di una memoria. Chi affronta il Vallone per arrivare fin lassù non è un turista distratto ma qualcuno che vuole che gli venga offerta una occasione per emozionarsi, condividere, scoprire.<BR>Per rendersi conto della verità di quanto affermato basta scorrere il registro dei visitatori dell'anno 2006 contenente oltre 5000 firme, che attesta le numerose visite e ci fa conoscere un mondo di variegata provenienza. Curiosando tra le dediche e analizzando la provenienza si riesce a comprendere a quale desiderio corrisponda un viaggio ad Elva. Perchè è indubbio che chi va a visitare Elva non ci va a cuor leggero. Anche nell'era delle grandi comunicazioni Elva è rimasta un mondo "altro", un luogo in cui ti senti più portato alla gratitudine, all'emozione, all'introspezione, per queste ragioni Elva si può veramente definire un luogo dell'anima.<BR><I>"Una grande emozione nello scoprire questa meraviglia" (Armando); Dove lo spirito resta sospeso e attonito (Antonio di Salerno); Bellissimi affreschi (Elena Odello - San Remo); Magnificent Chruch..Tank you for the chance...(Colin Harris di Norfolik - England); Quelle belle église, et une exposition passionnante (Michael di Cannes): Baudi 6 figo (un moderno modo succinto di comunicare!); Una dedica da Hutrighe e Anna Mark da New York, Usa; Siamo tornati dopo 21 anni ma Elva è sempre un tesoro incastonato nelle bellezze di queste montagne (Laura, Celle Ligure); Una dedica di una coppia greca, impossibile da riportare per i caratteri di scrittura; Eccezionale, vedo valorizzare queste meraviglie e ne sono veramente felice e al tempo stesso orgoglioso in quanto si è finalmente dato un giusto rilievo a questo capolavori (Roberto di Biella); Permettere agli altri di entrare nelle proprie tradizioni e nel proprio vissuto, vuol dire ricordare nel modo più degno la vita tribolata dei nostri avi (Reana e Lucio Prella, Sala Biellese); La discesa di San Peyre è stata bella, bello il panorama per guadagnarci Elva, la chiesa con i suoi mirabili affreschi (Armanda e Franco Goria - Asti); Complementi per la mostra. Sono venuto a vedere la foto dei miei bisnonni Garneri. Grazie (Paolo di Asti); Giornata tra i sentieri per chi ama la natura e impara tantissimo dalle chiese e borgate. Questa chiesa è un piccolo gioiello. Complimenti a chi fa vivere la montagna! (Vilma Dragone);</I> e terminiamo con la dedica Severine has were, firmata semplicemente Severine senza indicare alcuna provenienza.<BR>Io sono di Elva, lassù ho abitato fino all'età di 10 anni, la mia famiglia era molto orgogliosa del suo lavoro in campo agricolo. Nella grande ondata dell'esodo degli anni 60 anche noi siamo scesi a valle, andarsene è doloroso, tornare non è facile. Ma il mio impegno per Elva è sempre stato costante, negli anni 75/90 in Consiglio Comunale e in Comunità Montana, oggi con i lavori che realizzo come Chambra d'Òc. Il mio è un picolo sassolino portato a sostegno della rinascita di paesi come Elva.<BR>Un catalogo in quattro lingue, con testo di Alberto Bersani e documentazione fotografica raccolta da Franco Baudino, titolato "Gli Elvesi nella IIa guerra mondiale" è stato pubblicato dalla Chambra d'Òc ed è in vendita al prezzo di euro 9,00. </P>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/podcast.asp</link>
			<pubDate>Thu, 30 Aug 2007 14:30:37 +0200</pubDate></item>
		<item>
			<title>Èlva, sempre e encara Èlva  [OCC]</title><description><![CDATA[<P><B class=autore>de Ines Cavalcanti</B><BR>Lhi elvés dins la II Guerra Mondiala" es la nòva exposicion qu'ental 2007, per lo seisen an de fila, acuelh lhi visitaires qu'arribon a Èlva possats da la curiositat de visitar la gleisa, abo lhi afrèscs de Hans Clemer e, da un pauc de temp, decò lo musèu di pels.<BR>Es un projècte començat ental 2002, ideat da la Chambra d'Òc en collaboracion abo Franco Baudino e Alberto Bersani, que vòl ofrir, a travèrs un'exposicion a tèma sus la memòria collectiva elvesa e la publicacion d'un libre en quatre lengas, un moment d'emocion e la condivision d'una memòria. Qui s'aventura dins la comba per arribar amont es ren un torista abo tèsta en las nïolas, mas qualqu'un que cercha un'ocasion per s'emocionar, condivíder, descurbir.<BR>Per compréner aquò basta fulhetar lo registre di visitaires dal 2006, abo mai de 5000 firmas, que nos ajua a conéisser un mond ben bigarrat. En guinchant las dedicacions e lor proveniença se pòl ben capir quala sie la rason que mena la gent ailamont. Perque es clar que qui vai a visitar Èlva lhi vai ren a còr legier. Bèla dins l'èra de las telecomunicacions Èlva es restaa un "autre" mond, un pòst que mena d'emocions, armonia e silenci: pr'aquestas rasons Èlva pòl ben èsser definia un pòst de l'anma.<BR><I>"Una grande emozione nello scoprire questa meraviglia" (Armando); Dove lo spirito resta sospeso e attonito (Antonio di Salerno); Bellissimi affreschi (Elena Odello - San Remo); Magnificent Church. Thank you for the chance...(Colin Harris di Norfolik - England); Quelle belle église, et une exposition passionnante (Michael di Cannes): Baudi 6 figo (un moderno modo succinto di comunicare!); Una dedica da Hutrighe e Anna Mark da New York, Usa; Siamo tornati dopo 21 anni ma Elva è sempre un tesoro incastonato nelle bellezze di queste montagne (Laura, Celle Ligure); Una dedica di una coppia greca, impossibile da riportare per i caratteri di scrittura; Eccezionale, vedo valorizzare queste meraviglie e ne sono veramente felice e al tempo stesso orgoglioso in quanto si è finalmente dato un giusto rilievo a questo capolavori (Roberto di Biella); Permettere agli altri di entrare nelle proprie tradizioni e nel proprio vissuto, vuol dire ricordare nel modo più degno la vita tribolata dei nostri avi (Reana e Lucio Prella, Sala Biellese); La discesa di San Peyre è stata bella, bello il panorama per guadagnarci Elva, la chiesa con i suoi mirabili affreschi (Armanda e Franco Goria - Asti); Complementi per la mostra. Sono venuto a vedere la foto dei miei bisnonni Garneri. Grazie (Paolo di Asti); Giornata tra i sentieri per chi ama la natura e impara tantissimo dalle chiese e borgate. Questa chiesa è un piccolo gioiello. Complimenti a chi fa vivere la montagna! (Vilma Dragone);</I> e finiem embe la dedicacion Severine has were, firmaa masque Severine sensa donar una proveniença.<BR>Mi siu d'Èlva, ai demorat ailamont fins a quora aivu 10 ans, ma familha era ben orgulhosa de son trabalh dins l'agricoltura. Dins lo grand meirament de lhi ans seissanta decò nosautri sem anats via dal país; s'én anar es dolorós, tornar amont es dura. Mas mon impenh per Èlva es sempre estat lo mesme, derant en conselh comunal e en Comunitat de Montanha, encuei abo lhi trabahs que fau coma Chambra d'Òc. La mia es una pichòta peireta menaa a sostenh de la renaissença de país coma Èlva.<BR>Lo libre, en quatre lengas, embe lo tèxte de Alberto Bersani e una bèla documentacion fotogràfica facha da Franco Baudino, es en véndita al preci de Euro 9. </P><BR>]]></description><link>http://www.cesdomeo.it/podcast.asp</link>
			<pubDate>Thu, 30 Aug 2007 14:30:35 +0200</pubDate></item></channel>
</rss>
