An butà nom Piéro ma m'an sémpre chamà Piéro e sicoume
j'avou li chavéi rous, Piéro lou rous. Abito al Plissì, Frasioun 'd Mizinì.
Dëscouerou lou dialët ëd nou. Can éi finì-ës-escole min pare m'a butà
lai a far quiò, a 'mparà a far bròquë. Quiò 'l g'éi peui fai...
j'avou peu gë seuz an. E avanti parèi. Fin séi alà finì ju a Sèn
Mourisi... Sèn Mourisi éi travaià tréi an peui séi alà
souldà. Séi vënù da sourdà sènsa sòldi, sènsa
travai, lou mësté di quiò alave pi nhin, ê a i et ël goumë,
chaou Pinët. Peui seui alà a la boita a Turin, finì... scapà da la
boita séi alà a la Fiat, g'éi fe chirca vint an a la Fiat, peui seui
alà an pension coun Dioù veut!
TRADUZIONE
Mi hanno messo nome Piero, ma mi hanno sempre chiamato Piero e siccome avevo i capelli rossi,
Piero il rosso. Abito a Plissì, Frazione di Mezzenile. Parlo il nostro dialetto.
Quando ho finito la scuola mio padre mi ha messo a fare chiodi, a imparare a fare broccame.
I chiodi li ho poi fatti... avevo poi già sedici anni. E avanti così.
Finché non sono andato a finire giù a San Maurizio... a San Maurizio ho
lavorato tre anni e poi sono andato a fare il soldato. Sono tornato da soldato senza soldi,
senza lavoro, e il mestiere dei chiodi non andava più, eh c'era la gomma, ciao Pinetto.
Poi sono andato in bottega a Torino, finito... scappato dalla bottega sono andato alla Fiat,
ho fatto circa vent'anni alla Fiat, poi sono andato in pensione, se Dio vuole!
Per la trascrizione di questo filmato in lingua francoprovenzale è stata utilizzata la grafia di Arturo Genre
Il signor Geninatti Crich, abita a Mezzenile, in Frazione Plissì, ed è
uno degli ultimi chiodaioli della valle. Imparato il mestiere in giovane età,
dovette presto abbandonare l'attività, a causa dell'emergente crisi del settore e
dell'introduzione della gomma per la solatura delle scarpe. Il chiodaiolo o chiodaio era,
infatti, un artigiano specializzato nella produzione, all'interno delle fucine, di chiodi
da carpenteria e di broccame per le suole di zoccoli e scarponi da montagna.
Nelle Valli di
Lanzo si localizzavano in passato molte produzioni minerarie e diverse attività legate
alla lavorazione del ferro, alcune delle quali si conservarono anche dopo l'esaurimento dei giacimenti.
Nei comuni di Mezzenile, Pessinetto, Traves e Viù era ampiamente diffuso il mestiere del chiodaiolo, spesso svolto
anche dalle donne, al fine di incrementare gli scarsi guadagni ricavati dalla vendita dei
chiodi alle cooperative e ai commercianti locali.
Si trattava di un'attività localizzata
strutturata in maniera sistematica: almeno un membro di ogni famiglia disponeva di una postazione di
lavoro all'interno delle numerose fucine del villaggio, la maggior parte delle quali usufruiva della
forza motrice dell'acqua, generata dalle trombe idroeoliche. La lavorazione del ferro proseguiva
anche durante il periodo estivo, trascorso in alpeggio, nelle fucine di alta quota, ove
il fuoco delle forge, in assenza di corsi d'acqua, veniva alimentato dai mantici.