Progetto La lingua francoprovenzale e la sua cultura orale

Filmati nelle parlate francoprovenzali: Mario Moschietto


Giaveno-Valle del Romarolo. Il link aprirà una nuova finestra del browser Mi m' chamou Mario è, Mario Mosquiétto, mi a chamou Mario dla Fransa. Mi éi sémpe... peui taiavou 'd bosc e peui a faziou d' carboun... aviou lonlì nta tésta è, propi ja da ganhou... lonlì nta tésta, peui a m' piazì propi, peui ndaziou juté i un e i aiti... saviou ca faziou na carbounéra, na charbounèri partiou, andaziou a jutéli.

TRADUZIONE
Io mi chiamo Mario eh, Mario Moschietto, mi chiamano Mario della Franza [Borgata Franza di Giaveno]. Ho sempre... poi tagliavo legna e poi facevamo carbone... avevo quello nella testa eh, già da ragazzo... quello nella testa, poi mi piaceva proprio, poi andavo ad aiutare gli uni e gli altri... se sapevo che stavano per fare una carbonaia partivo, andavo ad aiutarli.


Per la trascrizione di questo filmato in lingua francoprovenzale è stata utilizzata la grafia di Arturo Genre


L'attività del carbonaio in Val Sangone

Giaveno-Borgata Franza. Il link aprirà una nuova finestra del browser Il signor Moschietto è nato e risiede a Giaveno, in borgata Franza, piccolo insediamento di mezza costa ubicato nel vallone del Romarolo, e per tutta la vita svolse l'attività del carbonaio e del boscaiolo.
L'attività del carbonaio fu praticata fin dall'epoca medievale e si diffuse soprattutto nelle zone di montagna. Per carbonaio s'intende colui che produce carbone vegetale o di legna. Ciò avviene attraverso la combustione lenta della carbonaia, che consiste in una catasta conica di legna preparata con gran maestria e ricoperta di terra battuta e foglie secche. La produzione del carbone consentiva di ridurre di sei settimi il peso della legna pur mantenendone inalterato il potere calorifico, e permetteva di ricavare un piccolo guadagno sfruttando anche quei tratti boschivi che imponevano il trasporto del carbone sul dorso, nelle gerle, o sulla testa.
Il mestiere del carbonaio rappresentò per molto tempo un'importante risorsa economica per la Valle del Romarolo. Le attività cessarono negli anni '50 del secolo scorso con l'introduzione delle teleferiche, che semplificarono e velocizzarono il trasporto a valle del legname, decretando la fine di una tradizione fortemente radicata, che era stata alla base inoltre, soprattutto nell'800, di una vitale emigrazione stagionale. Gli abitanti dell'Alta Valle del Romarolo, esperti taglialegna e abili carbonai, si dirigevano, infatti, in primavera nella Haute-Provence, a lavorare nei boschi per produrre carbone di legna e fare la ruschi, ovvero il taglio della corteccia della quercia (ma anche del leccio), da cui veniva estratto il tannino, sostanza naturale utilizzata per conciare le pelli.

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