Centro Studi Documentazione Memoria Orale

Progetto Alfieri

filmati registrati nelle parlate francoprovenzali di uso locale
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Presentazione del progetto

Il progetto è nato dall'idea di condurre un'indagine di carattere etnografico sul tema delle attività tradizionali alpine e del sapere orale contadino, privilegiando in particolare lo studio etnolinguistico(1) dei mestieri tipici del mondo alpino tradizionale, con l'obiettivo di raccogliere, analizzare e archiviare testimonianze orali sulla cultura alpina specifica dell'area piemontese di minoranza linguistica(2) francoprovenzale.

In conformità con le linee d'intervento adottate dagli enti pubblici e territoriali piemontesi, secondo quanto Giaglione. Clicca per ingrandire la foto. Il link aprirà una nuova finestra del browser previsto dalle leggi di tutela delle minoranze linguistiche storiche presenti in Italia, e in linea con gli obiettivi perseguiti dal Cesdomeo, tale progetto si propone di favorire, mediante il recupero, la salvaguardia e la conservazione della memoria e della tradizione orale alpina una maggiore conoscenza del territorio montano e delle sue ricchezze e di valorizzarne e di promuoverne il patrimonio linguistico e culturale.

Durante i mesi estivi è stata condotta un'inchiesta sul campo sul territorio piemontese interessato dalla presenza della minoranza linguistica francoprovenzale, comprendente le seguenti valli: partendo da sud-ovest, l'Alta Val Sangone, la Bassa Valle di Susa, la Val Cenischia; la Val di Viù, la Val d'Ala di Lanzo, la Val Grande di Lanzo e le Valli Orco e Soana.

La scelta di sviluppare l'indagine su un territorio così vasto è stata dettata dall'interesse, da un lato, di far emergere la ricchezza e le varietà diatopiche del francoprovenzale, dall'altro, di condurre uno studio introduttivo sul sistema economico tradizionale delle comunità alpine che permettesse di far emergere, raffrontando i diversi casi, affinità culturali e sociali ed eventuali differenze nell'ambito dell'organizzazione economica e nell'adozione di strategie tra le comunità alpine delle vallate piemontesi prese in esame.

Attraverso i rilievi compiuti sul terreno sono state raccolte, mediante la tecnica della conversazione guidata(3), diverse testimonianze orali che saranno archiviate presso il Centro Studi e analizzate nei prossimi mesi.


I mestieri tradizionali alpini

Gli ahcapin e gli strumenti da lavoro. Il link aprirà una nuova finestra del browser Con il termine mestiere s'intende un'attività lavorativa solitamente artigianale, il cui apprendimento richiede tempo e esperienza, e che viene esercitata per ottenere un guadagno. I mestieri tradizionali alpini sono quei mestieri tipici dell'area alpina, che erano svolti un tempo, prima dello sviluppo industriale e dell'avvento dell'età moderna. Ne sono un esempio i mestieri dello scalpellino, dell'arrotino, del muratore, dello stagnino e così via.

Occorre rilevare che l'economia alpina tradizionale, vale a dire dell'epoca pre-industriale, si fondava su un sistema misto (e aperto) che, combinando le attività agricole con l'allevamento, permetteva di sfruttare razionalmente le limitate risorse del territorio e di ottenere il massimo rendimento dall'area montana. Alle produzioni agro-pastorali si aggiungevano inoltre altre forme di sfruttamento delle risorse del territorio, variabili in base alla posizione geografica, alle caratteristiche geomorfologiche della valle, ai condizionamenti storici dell'area, dando origine ad attività artigianali localizzate, e aprendo l'economia locale ad attività complementari esterne. Una forma di integrazione delle risorse locali ampiamente diffusa e sperimentata in tutto l'arco alpino era l'emigrazione stagionale, che permetteva di ottenere, attraverso lo svolgimento di lavori più o meno specializzati in pianura o all'estero, un piccolo reddito complementare.


Le parlate francoprovenzali

Gli strumenti di lavoro del ruga. Clicca per ingrandire la foto. Il link aprirà una nuova finestra del browser La cultura tradizionale alpina era caratterizzata dall'oralità. Nel mondo rurale-alpestre tradizionale la comunicazione quotidiana e la trasmissione delle conoscenze avveniva attraverso l'uso della lingua parlata, per via orale. E il codice comunicativo e espressivo utilizzato all'interno delle comunità alpine(4) tradizionali, sebbene fosse frequente una situazione di plurilinguismo(5), era la lingua materna, la parlata locale, acquisita dal parlante fin dall'infanzia.

L'area alpina piemontese in cui si è svolta l'indagine, si contraddistingue da un punto di vista linguistico per la presenza locale di parlate alloglotte del gruppo francoprovenzale. Il francoprovenzale, nelle sue varianti locali ha, infatti, rappresentato per secoli, in alcune valli torinesi, il codice linguistico utilizzato per la comunicazione quotidiana e per la trasmissione dei saperi orali propri del mondo tradizionale alpino, è stato in altre parole veicolo comunicativo di tipiche culture dell'oralità.

Questo spiega l'interesse della presente realizzazione progettuale per uno studio etnolinguistico dei mestieri tradizionali alpini, che tenga conto del codice comunicativo attraverso il quale avveniva tradizionalmente la trasmissione, l'apprendimento e lo svolgimento dell'attività e che registri il ricco bagaglio terminologico e il lessico tecnico di ciascuna professione.


I filmati

Di seguito viene proposta una serie di brevi filmati, registrati nelle parlate francoprovenzali di uso locale, in cui ciascun protagonista brevemente si presenta, indicando il proprio nome, il luogo di residenza e il mestiere svolto. Sono stati individuati per ciascuna valle presa in esame alcuni informatori in grado, per le loro esperienze di vita e conoscenze, di testimoniare le peculiarità culturali, linguistiche e socio-economiche del proprio territorio. I filmati hanno, infatti, lo scopo di mostrare la varietà linguistica del francoprovenzale in area piemontese e al tempo stesso di far conoscere i mestieri tradizionali tipici delle vallate piemontesi.

filmati registrati nelle parlate francoprovenzali di uso locale
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